19 Marzo Festa del papà: buongiorno, buongiorno, io sono Francesco

Festa del papà al suono di Francesco Tricarico per tutti papà di questo e dell’altro mondo, oggi 19 marzo
Di Redazione
Il papà di Azra
Il papà di Azra

Come un gesto per dire “grazie papà”: a tutti quelli che ci abbracciano ancora, che ci guardano da lassù… per quelli che cerchiamo altrove: nei mariti, nei “capi” o in un uomo da seguire e dal quale imparare. Per quelli che sono due papà, per quelli che cercano e si impegnano in tutti i modi per dare ai figli un’infanzia serena.

Un’altra delle feste che nel mio Paese nativo (Bosnia ed Erzegovina – ex Jugoslavia), non era particolarmente sentita e che io ho abbracciato solo una volta giunta in Italia alla fine del 1996, è proprio la Festa del Papà. Tuttavia, a settembre del 2000 uscì una canzone – a mio avviso tra le più belle ed intense della musica italiana – che mi scosse l’anima fin dalla prima volta che l’ho sentita, e tuttora ogni volta che la ascolto. Si tratta di Io sono Francesco di Francesco Tricarico! Vi lascio immaginare l’emozione quando l’ho rivisto l’anno scorso a Sanremo! “[…] Poi ho pianto, non so per quanto ho pianto […]” e piango ogni volta che la risento, ad ogni Festa del Papà mi si presenta davanti agli occhi “il bambino della canzone” e tanti altri bambini e bambine senza un papà.

Non volevo inaugurare una Festa con emozioni così tristi, ma purtroppo per tanti questo giorno è triste. Invece ciò che dovrebbe donarci sia forza che allegria è proprio la canzone di Tricarico. Perché? Perché è così carica di emozioni e di significato, di riflessioni e di rinascita; non emoziona solo perché nasconde un significato autobiografico profondo e doloroso.

La Festa del Papà per me era un’altra occasione per dire al mio papà quanto gli volevo bene e quanto era importante per me, un’altra occasione per cantargli la canzoncina che lui cantava a me, quando ero piccola e lui doveva partire per andare a curarsi in ospedale:

            “No, no, angele non piangere,
            io presto ritornerò da te,
            saremo di nuovo insieme, yeh,
            angele, solo io e te, yeh, yeh!”

Non ho mai saputo se questa canzoncina esistesse davvero o se l’avesse inventata mio padre per me, apposta per consolarmi, ogni volta che eravamo costretti ad allontanarci. Mio papà ha subìto diversi interventi alle gambe e alla schiena – fin dall’età di 12 anni camminava con l’aiuto delle stampelle. Come potete notare, non ho usato la parola invalido per mio papà [questa parola letteralmente significa non valido, non forte; deriva dal latino invalĭdus, composto dal prefisso negativo in (non) e valĭdus (valido, forte, sano); più tardi assume la connotazione di “incapace di lavorare”].

Perché? Non accetto di chiamare “invalido”, quindi non valido, uno che con tutti i problemi, sia di salute sia economici, che ha dovuto affrontare nella vita, era pure riuscito a studiare e quindi ad affermarsi nel lavoro, non facendoci mancare nulla e soprattutto amando e sorridendo alla vita con una positività e un garbo da invidiare (in senso positivo – quindi nell’accezione di “imparare”)!

Il mio papà è venuto a mancare nel 2016, la Festa del Papà e diventata triste anche per me, però continuo a celebrarla canticchiando la canzone di Tricarico insieme alla sua “canzoncina di consolazione”, rievocando così ogni suo sorriso, ogni sua parola dolce e saggia, ogni momento di amore e affetto che mi ha regalato. Perché quelli sono stati i veri regali che non potrò mai dimenticare, e che mi aiutano ad andare avanti anche senza di lui. Perché:
“Quando muore tuo padre, all’improvviso si alza un vento tagliente, gelido, che ti attraversa e ti gela le ossa. Stai immobile in mezzo alla tempesta e non sai dove andare… ti abbracci con le tue stesse braccia, cercando di scaldarti e di trovare riparo. Ma riparo non c’è, perché tuo padre non c’è più; il miglior riparo di tutti…” (fonte: Instagram)

E ritorno più e più volte alla canzone di Tricarico, alla sua forza, grandezza e talento. Come ho già detto, non è solo triste: a me personalmente, oltre a farmi piangere ogni volta che la sentivo, aiutava ad elencare i verbi in italiano che finivano in –are, e canticchiavo – nonostante fossi stonata – a mia figlia sin da piccola il ritornello:

“[…] Brilla brilla la scintilla brilla in fondo al mare/ Venite bambini venite bambine e non lasciatela annegare” continuando poi ad oltranza: “venite a giocare, venite a cantare, venite a nuotare…” aggiungendo sempre più verbi in –are.

Concluderei semplicemente ringraziando tutti i papà che cercano e si impegnano in tutti i modi per dare ai figli un’infanzia serena, nonostante loro non l’abbiano avuta. Un grazie particolare a Francesco Tricarico, per le forti emozioni che ci dona, per le parole che ci canta anche dopo tutti questi anni, e per averci insegnato quanto è importante rialzarsi e seguire i Maestri, gli uomini buoni:

“[…] Scegli il migliore, seguilo e impara […]”

Per le vostre emozioni, commenti e opinioni, scriveteci all’indirizzo: info@ilquotidianodellazio.it

Azra Hrusto

 
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Cronaca

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