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Addio ad Alice ed Ellen Kessler: le icone dello spettacolo avrebbero scelto la “morte assistita”

Le gemelle Kessler sono morte a 89 anni. Secondo Bild avrebbero scelto la “morte assistita”. Italia e Germania riflettono sul loro lascito culturale e umano
Di Lina Gelsi
Gemelle Kessler

La scomparsa di Alice ed Ellen Kessler, resa nota dai media tedeschi, aveva già suscitato un’ondata di cordoglio diffusa. Ora, secondo quanto riportato dal quotidiano Bild, emerge un dettaglio destinato a generare dibattito in Germania e non solo: le due sorelle, entrambe ottantanovenni, avrebbero scelto la “morte assistita”, pratica consentita nel Paese a condizioni precise.

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L’addio alle gemelle Kessler e la notizia sulla morte assistita

La notizia conferma il loro desiderio di vivere sempre con responsabilità e coerenza. Non si tratta di un elemento che riduce la forza del loro percorso, ma di un tassello che apre una riflessione sociale più ampia.

La morte assistita delle gemelle Kessler e il quadro normativo tedesco

In Germania la “morte assistita” è regolata da un complesso di norme che richiedono consapevolezza piena, volontà autonoma, capacità giuridica e assenza di pressioni esterne. Il soggetto deve compiere personalmente l’atto finale, poiché qualunque intervento diretto di terzi costituirebbe eutanasia attiva, pratica vietata. Il riferimento al caso Kessler riporta al centro del discorso pubblico un tema che attraversa da anni Europa e istituzioni nazionali, con posizioni spesso diverse fra sensibilità religiose, culturali e giuridiche. Nel loro caso, la decisione appare come espressione di un legame indissolubile e di una volontà condivisa sino all’ultimo giorno.

Il lascito culturale delle due gemelle in Italia

Nate il 20 agosto 1936 a Nerchau, in Sassonia, le Kessler divennero presto protagoniste della scena europea. In Italia trovarono attenzione, rispetto e un’ammirazione che non è mai venuta meno. La loro immagine contribuì a definire nuovi linguaggi dello spettacolo nella Rai del dopoguerra, dove la televisione diventava luogo di costruzione dell’identità sociale e culturale del Paese. La celebre definizione “le gambe della nazione”, nata nel 1959, fu l’espressione visibile di uno stile fondato su disciplina, eleganza e ironia. La loro presenza accompagnò trasformazioni sociali profonde, offrendo modelli artistici moderni e capaci di parlare a un pubblico ampio.

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La memoria popolare

Le reazioni italiane arrivano da mondo culturale, archivisti Rai, esponenti politici e studiosi della comunicazione. Ognuno mette in evidenza un aspetto diverso: la loro capacità di rappresentare un ponte stabile fra pubblico italiano e tedesco; il loro contributo alla modernizzazione dello spettacolo; la loro dimensione umana, sempre misurata e cortese. Il pubblico, dal canto suo, ha iniziato a condividere filmati, ricordi familiari e racconti personali, segno di un legame reale che supera il tempo e la semplice dimensione televisiva.

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Il vincolo affettivo fra le due sorelle e la scelta dell’urna unica

Già in vita avevano espresso la volontà di essere sepolte insieme, in un’unica urna accanto alle ceneri della madre Elsa e del cane Yello. “È ciò che abbiamo stabilito nel nostro testamento”, spiegò Ellen al Bild nell’aprile 2024. La notizia della possibile “morte assistita” accresce ancor più il senso di una scelta condivisa, fondata su un percorso umano e professionale vissuto all’unisono. Una decisione che invita a valutare il fenomeno senza semplificazioni, riconoscendo la complessità delle storie individuali e il valore della libertà personale nel quadro delle leggi vigenti.

Il significato sociale della storia delle gemelle Kessler

La vicenda delle Kessler, dalla carriera luminosa sino alla scelta finale, rappresenta un’occasione per riflettere sul rapporto fra cittadino, istituzioni e autodeterminazione. Le due artiste hanno attraversato epoche diverse, interpretando ogni cambiamento con rigore e delicatezza. Oggi il loro addio diventa parte di un discorso più ampio su responsabilità individuale, dignità e memoria collettiva. Un’eredità culturale che continua a parlare, anche ora che il sipario si è chiuso.

 
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Cronaca

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