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Al Caruso, a Belmond Hotel Amalfi Coast, la chiusura della stagione 2025 con Giannamaria Vuilleumier e Giulia Di Bello

La chiusura della stagione turistica 2025 del Caruso Belmond, visto dal reparto Finance e dal reparto Guest Experience
Di Redazione
Caruso Belmond Ravello

I finali si somigliano più o meno tutti: c’è l’ansia di arrivare appunto alla fine, di raccogliere quanto è stato fatto e di guardare alla pausa dopo un’esecuzione complessa, lunga, faticosa, sicuramente applaudita ma anche caratterizzata da tanti imprevisti. C’è la malinconia connessa a tutte le conclusioni, connaturata ad un cambio di tempo, se si vuole continuare con la metafora musicale, come se il metronomo rallentasse e la melodia assumesse un passo nuovo, da marcia ad adagio.

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Negli uffici del reparto Finance, questa pausa da pentagramma, da fine stagione, da cambiamento, non avviene mai realmente: i numeri hanno una vita che continua a pulsare, a fornire informazioni, a dettare notizie, strategie, risoluzioni, interventi più o meno repentini.

Intorno, tra i giardini, nei corridoi affrescati, tra le stanze e la lobby, si sono mosse invece fino all’ultimo giorno  le attenzioni e le  coccole per gli ospiti. Compleanni da ricordare, torte celebrative, biglietti da scrivere a mano e in bella grafia, regali pensati in base alle notizie acquisite, ad un colore preferito, un sapore caro.

A raccontare questi due finali diversi ma in realtà complementari sono Giannamaria Vuilleumier, Financial Controller, e Giulia Di Bello, peruviana,  e Guest Experience Manager del Caruso, a Belmond Hotel Amalfi Coast.

Giannamaria Vuilleumier, Financial Controller

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Giannamaria, giochiamo un po’ con le parole: si è alla resa dei conti, visto che la stagione turistica è ormai terminata. Un aggettivo per definirla? 

L’aggettivo  che posso utilizzare  è ambiziosa, dunque anche intensa, difficile, entusiasmante. In realtà la stagione turistica per me non termina con la chiusura dell’hotel ma ha un’altra data, quella del 31 dicembre,  e coincide con il bilancio di fine anno. Ecco, quella è per me la vera resa dei conti. Posso dirti che vivo tante piccole conclusioni ogni mese, quando bisogna rendere conto di quanto fatto, come se il mio finale fosse composto da più finali. Sicuramente in questa stagione appena andata, abbiamo dimostrato di essere un bel Team, abbiamo lavorato con entusiasmo anche se con qualche momento di difficoltà. Ma i momenti di difficoltà servono e aiutano.

Continuiamo a giocare: quando i conti non tornano, cosa conta di più? 

Innanzitutto non bisogna perdersi d’animo, non demoralizzarsi e fare un’analisi attenta di tutto. Soprattutto bisogna cercare supporto e trovare la soluzione migliore, le occasioni ed opportunità di miglioramento. Non è certo un caso se non solo il reparto Finance ma anche tutti gli altri reparti devono essere in grado di leggere i dati e i documenti: è una prerogativa della nostra azienda fare in modo  che ci sia una costante condivisione dei dati per poter poi collaborare ed ottenere il supporto necessario. Infatti negli ultimi due anni, l’azienda ha previsto anche dei corsi di formazione in materia  per non Finance Manager e per tutti i capireparto ossia per coloro che hanno comunque necessità di  conoscere i dati.

C’è poesia nei numeri? E tu come e quando la trovi? 

Parlare di poesia forse è un po’ eccessivo. Chi ha frequentato il corso a cui accennavo, si è reso conto tuttavia che il reparto Finance non è qualcosa di noioso, freddo, quasi di inaccessibile. I numeri ci parlano e tutte le azioni e le decisioni che vengono prese in una struttura come la nostra si trasformano inevitabilmente in numeri. Più che di poesia parlerei di un romanzo caratterizzato da un prologo, da una trama e da un epilogo. Individuare le criticità, capire come intervenire, coinvolgere il Team e cercare una strategia, accade questo nel mio lavoro: i numeri ti dicono una cosa e devi trovare subito la motivazione e la soluzione. Ad esempio, se  il budget non viene raggiunto,  quello è un segnale che invita ad  intervenire subito e a  raddrizzare la rotta. Il nostro reparto non è

 un compartimento stagno: siamo in diretto contatto con gli altri colleghi e anche con l’esterno. Penso ad esempio ai rapporti con i fornitori, al nostro modo di interagire con loro per far capire le nostre procedure e come rispettarle e come rispettare il nostro codice di condotta. Tutto ciò dimostra che si sta lavorando bene e che si è sulla buona strada.

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Giulia Di Bello, Guest Experience Manager

 Giulia, quando ti accorgi che l’ospite è davvero felice e soddisfatto del suo soggiorno? 

Percepisci la vera gioia di un ospite quando il suo sorriso diventa un linguaggio pieno, quando nei suoi occhi e nei suoi gesti si percepisce la profonda gratitudine di chi si è sentito a casa.  Portando con sé non solamente un ricordo, ma un’emozione

 In che modo il Caruso ti ha stregata? C’è qualcosa in particolare che ti fa tornare volentieri al lavoro? 

Sono rimasta incantata dal Caruso, un luogo dove l’atmosfera è speciale e palpabile in ogni istante. L’ambiente accogliente, le persone affabili e la cura minuziosa per i dettagli mi fanno sentire parte di una grande famiglia. È questa sensazione che mi spinge a tornare al lavoro ogni giorno con gioia e con un gran sorriso.

Avevo chiesto a Giulia di  chiudere l’intervista con  un grande in bocca al lupo per la prossima stagione in lingua peruviana. Mi risponde che al di là di “buena suerte”, non esistono altre espressioni. E che quello spiega già tutto. Un po’ come con i numeri: chiave di lettura di cose che sembrano distantissime dai calcoli e che pure vi sono comprese.

Emilia Filocamo

 
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