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Anagni, giovani e lavoro. Quadrini: “Non possiamo permettere che i nostri ragazzi lascino questa provincia”

Uno dei nodi più sentiti emersi durante il convegno è il divario – a volte silenzioso, ma profondo – tra la scuola e il mondo del lavoro
Di Lina Gelsi
Quadrini, Anagni

A volte basta sedersi in sala, ascoltare, guardarsi intorno. E accorgersi che la vera notizia non sta nei titoli, ma negli sguardi. È successo durante il convegno “Colmare il Divario: Territorio, Imprese, Giovani, Scuola – il Futuro nei settori strategici ad Alta Innovazione”, tenutosi ad Anagni (Frosinone). Sulla carta, un incontro tra istituzioni, imprenditori, educatori. Nei fatti, un momento raro: quello in cui i pezzi di una comunità provano davvero a parlarsi.

Tra i partecipanti c’era Gianluca Quadrini, Presidente del Consiglio Provinciale, che ha portato i saluti istituzionali, ringraziando calorosamente Domenico Beccidelli e Anna Marsili, insieme a tutti i relatori e partecipanti e – cosa meno scontata – ha scelto di non fermarsi alla superficie. Le sue parole hanno toccato un nervo scoperto: “Non possiamo più permettere che i nostri giovani lascino questa provincia per mancanza di opportunità”. Ed è qui che il dibattito si è fatto concreto.

La frattura tra formazione e realtà

Uno dei nodi più sentiti emersi durante il convegno è il divario – a volte silenzioso, ma profondo – tra la scuola e il mondo del lavoro. Non è solo questione di programmi scolastici o di imprese poco coinvolte. È un’intera visione culturale che va ripensata.

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Ci sono ragazzi che terminano gli studi senza sapere cosa li aspetta, e aziende che cercano competenze che i percorsi tradizionali non sempre riescono a fornire. Non per mancanza di impegno da parte dei docenti, ma perché il mondo fuori dalle aule si muove più in fretta di quanto il sistema educativo riesca ad aggiornarsi. La proposta di rafforzare i percorsi STEM, la formazione tecnica superiore e i legami scuola-lavoro, non è quindi uno slogan, ma una necessità pratica.

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E soprattutto, non può essere calata dall’alto. Funziona solo se il territorio è coinvolto davvero: dirigenti scolastici, imprenditori, genitori e amministratori locali. Solo così si crea quella “rete di senso” che aiuta i giovani a scegliere restando, invece di andarsene per obbligo.

L’industria che non ti aspetti

C’è un altro dato emerso con forza: le eccellenze imprenditoriali della provincia non sono poche, né marginali. Spesso però restano invisibili agli occhi di chi frequenta le scuole superiori. Come se ci fosse un velo tra ciò che si studia e ciò che davvero si produce qui, a pochi chilometri da casa. Eppure, nei settori ad alta innovazione – dall’aerospazio all’automotive, dal biotech alla logistica avanzata – le opportunità esistono già.

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Manca, però, quel ponte quotidiano tra chi forma e chi assume. Manca la narrazione autentica dei mestieri. Manca l’orientamento fatto bene, quello che non si limita al classico open day ma entra davvero in classe con testimonianze, laboratori, visite, dialoghi. E manca anche la fiducia che i giovani possono avere un ruolo chiave non “un giorno”, ma ora. Se messi in condizione di contribuire.

Una sfida collettiva, non delegabile

Chi ha partecipato al convegno l’ha percepito chiaramente: siamo in un punto di svolta. Le istituzioni, da sole, non bastano. Le scuole, da sole, non ce la fanno. E nemmeno le imprese possono restare in attesa di candidati “già pronti”. Servono percorsi condivisi. Spazi di ascolto. Politiche che non siano fotocopie di modelli lontani, ma risposte cucite sui bisogni locali.

Gianluca Quadrini, nel suo intervento, ha scelto di metterci la faccia. Non solo come rappresentante istituzionale, ma come adulto consapevole della responsabilità che ogni scelta pubblica ha sul destino dei più giovani. Ha ringraziato chi ha reso possibile quell’incontro, ma non si è limitato ai ringraziamenti. Ha promesso impegno, e lo ha fatto con parole che non suonano da palco: “Sostenere ogni percorso che porti i nostri giovani a restare, crescere e innovare qui, nel loro territorio”.

 
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