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Ancora spari a Ostia: l’agguato alla porta di casa sembra l’incubo di un litorale senza scampo

L’agguato al 60enne non è un fatto isolato: è il canto del cigno di una normalizzazione del crimine che a Ostia diventa quasi banale
Di Lina Gelsi
Polizia
Polizia (Foto di repertorio)

Un agguato in pieno giorno, tra il rumore del mare e la quiete di un condominio. Mercoledì mattina, 20 agosto 2025, intorno alle 8, un uomo di 60 anni è stato raggiunto da un colpo di pistola all’inguine all’ingresso della sua palazzina in viale Vasco de Gama a Ostia. Trasportato subito all’ospedale Grassi, è stato operato e non è in pericolo di vita.

Un episodio criminale che non è un caso isolato, ma l’ennesimo capitolo di un escalation di violenza che sta scuotendo Ostia da lustri. Bombe carta esplose, stabilimenti balneari dati alle fiamme, torture e ferimenti: è un copione che torna in scena con sconcertante regolarità.

Un territorio che dovrebbe essere un rifugio balneare si rivela invece teatro di episodi che evocano spaccati da cronaca nera. Qualcosa sta sfuggendo di mano e la paura non è solo negli spari, ma nella sensazione che tutto sia ormai una routine inquietante.

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I timori di Ostia: incendi, bombe e partenze senza ritorno

Ostia sta vivendo una estate segnata da un crescendo di paura. Il 26 giugno un’esplosione ha distrutto una palestra, poco dopo un giovane è stato torturato e lasciato con le gambe spezzate davanti all’ospedale Grassi. E durante questa stagione, almeno sette stabilimenti balneari sono stati dati alle fiamme.

A marzo scorso poi, roghi dolosi hanno devastato cabine in due dei più noti lidi del quartiere, alimentando un clima di tensione e timore nelle comunità locali.

Una mappa di attentati che mescola intimidazione e caos, e che nessuno sembra in grado di fermare.

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Le risposte istituzionali: scegliete di lottare o di cedere al silenzio?

Le istituzioni, tra mille difficoltà, provano a reagire. A luglio è stato approvato un documento condiviso da forze politiche come M5S, PD, Alleanza Verdi-Sinistra, DEMOS e Azione, che discute misure straordinarie per contrastare l’infiltrazione mafiosa e rafforzare la legalità a Ostia.

A febbraio, l’Osservatorio della Legalità e l’Antimafia Sociale – guidato da Federico Ruffo – ha chiesto una gestione più efficace dei beni confiscati alla criminalità organizzata. Viene citato, tra gli esempi, lo stabilimento di Paolo Toscanelli, abbandonato e vulnerabile, simbolo di una situazione fuori controllo.

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Ma tra i documenti approvati e le promesse, la violenza continua: oggi una sparatoria, domani un altro rogo. È un ciclo che attende una vera interruzione.

Dietro la questione: radici storiche e rapporti torbidi

Non si tratta solo di disordini recenti, ma di una storia criminale profonda e ramificata. Il litorale romano – e in particolare Ostia – è zona nevralgica per traffici di droga e infiltrazioni mafiose, con storiche alleanze tra clan come Spada, Fasciani, Casamonica e altri.

L’omicidio di Paolo Frau del 2002, ancora irrisolto, è uno specchio inquietante di questo contesto: i sospetti di regolamenti di conti nel mondo della criminalità organizzata rimangono sospesi.

I clan hanno stretto relazioni con la politica, con affari illeciti nel turismo, accesso privilegiato ad appalti e concessioni demaniali. Ostia è diventata un terreno fertile per chi opera nell’ombra.

Un territorio sospeso tra memoria e impotenza

La storia e le infrastrutture di Ostia sono un contesto complesso: una frazione di Roma con una forte identità legata al mare, alle pinete e al turismo balneare (comuni come Fiumicino, pineta di Castel Fusano, città di Roma X Municipio).

Eppure, è proprio qui che si intrecciano interessi criminali, abbandoni istituzionali e terra vulnerabile. Un contesto dove la memoria delle infiltrazioni mafiose – come quelle emerse con operazioni come Nuova Alba (2013) o Tramonto (2014) – sembra dissolversi senza lasciare eredi nella realtà quotidiana.

Ostia verso un futuro incerto

L’agguato al 60enne di viale Vasco de Gama non è un fatto isolato: è il canto del cigno di una normalizzazione del crimine che diventa banale. È l’allarme di un territorio che – se non reagisce – rischia di sprofondare nel silenzio e nella rassegnazione.

Chi vive a Ostia non vuole retorica né slogan: desidera che si riscopra l’orgoglio di un luogo bello, sofferente ma non domato. Serve che la legalità non resti su carta, ma diventi presenza nell’abbandono degli stabilimenti, nel controllo dei beni confiscati, nella presenza reale delle istituzioni.

E serve soprattutto che i cittadini non smettano di ascoltare il rumore dei colpi, ma trovino la forza e la rete per contrastarli. Solo così Ostia potrà tornare ad essere il litorale che la sua storia e la sua gente meritano.

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