Ci sono figure che lavorano nel sottobosco luccicante dello spettacolo e che, pur non calcando direttamente il palco, ne determinano le dinamiche, ne disegnano i confini. Antonello Lauretti è una di queste figure.
Il volto dietro le quinte: chi è Antonello Lauretti
PR romano, fondatore della Lauretti Communication, è oggi un punto di riferimento solido e riconoscibile nel panorama della comunicazione e del management legato a volti noti, eventi e progetti per cinema e TV. La sua presenza al Caruso Belmond Hotel di Ravello non è casuale: in un luogo dove la bellezza sembra fatta apposta per accogliere storie, Lauretti racconta la sua, fatta di pragmatismo, intuizione e soprattutto lavoro.

Antonello Lauretti e Iolanda Mansi, General Manager Caruso Belmond Hotel di Ravello
Comunicazione atipica: spontaneità e strategia
“La connessione tra le persone è tutto. Le strategie le lascio a chi non è del mestiere”, afferma Lauretti con una chiarezza che lascia poco spazio all’equivoco. Non è una provocazione, ma una sintesi della sua filosofia, che rifugge l’artificio per cercare il contatto autentico. La sua comunicazione è “atipica”, come ama definirla: abbraccia il digital, il management, la pubblicità e il lavoro sul campo con i personaggi dello spettacolo, mescolando istinto e metodo.
Questo mix è il frutto di un percorso iniziato nei corridoi di Cinecittà a soli 22 anni e cresciuto fino alla fondazione della sua agenzia sei anni fa. Oggi, gestisce ogni cosa da solo: una scelta non dettata dalla diffidenza, ma da un senso profondo di appartenenza al proprio progetto. “Il mio lavoro è troppo legato a ciò che sono per poter essere delegato”.
Evoluzione digitale e resistenza umana
Il mondo della comunicazione è cambiato, soprattutto con l’ingresso dell’intelligenza artificiale, che ha rivoluzionato non solo la produzione di contenuti, ma anche l’organizzazione pratica degli eventi. “Bisogna stare al passo, certo, ma senza perdere di vista la sostanza: capire l’identità dell’azienda o del personaggio che segui e adattarti, senza snaturare.”
L’equilibrio, in un settore competitivo e in continua evoluzione, è tutto. Lauretti lo mantiene grazie a una forte consapevolezza dei propri mezzi. Eppure, dietro a questa sicurezza, c’è anche un lato vulnerabile. “Molti mi temono”, ammette, “forse perché non mi allineo e continuo a lavorare con rigore. Ma in questo ambiente o tieni saldo il tuo centro, o ti perdi”.
La fascinazione per il mondo dello spettacolo
Per Antonello, l’universo dello spettacolo non è solo lavoro, è una calamita esistenziale. Da bambino, ne era già affascinato. Da adulto, ci è entrato con decisione e ora ne fa parte, pur restando dietro le quinte. Quello che ancora oggi lo colpisce di più è la “tristezza velata” che percepisce in molti personaggi pubblici. Una malinconia che riconosce anche in sé stesso e che non considera un limite, ma un nutrimento creativo.
Il casting perfetto? Una questione di dettagli
Selezionare volti per il cinema e la televisione è parte integrante del lavoro di Lauretti. “Fotogenia e telegenia sono le basi, ma anche la voce, la presenza e la calma sono elementi determinanti. L’agitazione è sempre un segnale negativo”. Un’analisi che si affina con l’esperienza, ma che resta anche umana, soggetta all’emotività e ai contesti del momento. “Mi è capitato di scartare qualcuno in un casting e poi ritrovarlo protagonista su un set. Capita, ed è giusto che sia così”.
Nuovi progetti e ritorni alle origini
Attualmente Antonello è al lavoro su eventi legati alla piattaforma TikTok Live e su un progetto televisivo per la Rai, ancora top secret. Ma accanto ai nuovi obiettivi, resta forte il legame con le radici. Ravello gli regala un’atmosfera sospesa, ma è Sabaudia a riportarlo ai ricordi più vivi. “Le estati da bambino con la mia famiglia sono il cuore di ciò che sono. L’odore di quei giorni è ancora dentro di me”.
Un casting immaginario a Ravello
Alla fine dell’intervista, gli proponiamo un gioco: scegliere, in un casting immaginario tra personaggi storici legati a Ravello, il nome da “scritturare”. Senza esitazione, Lauretti sceglie Pantaleone Caruso, pioniere dell’ospitalità nella Costiera Amalfitana. “Perché era una persona umile, partita dal basso, che ha usato solo il proprio talento per farsi notare. È quello che cerco: chi sorprende, chi fa più di quanto ci si aspetti”.
La coerenza del successo
Quello che traspare da Antonello Lauretti è la definizione stessa del successo come forma di coerenza interiore. Nessuna scorciatoia, nessuna vetrina vuota. Solo un percorso costruito passo dopo passo, con una visione precisa e la capacità di mettersi in discussione. E forse è proprio questo che fa la differenza nel mondo di oggi: non arrivare in alto, ma restare se stessi una volta che ci si è arrivati.
Emilia Filocamo