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06 Maggio 2021

Pubblicato il

Artena, Annalisa Terranova all’ex Granaio Borghese

di Miriam Gualandi

Domenica 23 novembre la presentazione del nuovo libro di Annalisa Terranova: "'Vittoria'  è la storia di una ragazza che somiglia un po’ a tutti noi” 

Dopo la presentazione del libro di Ezio Bruni, la sala Vincenzo Prosperi dell’ex Granaio Borghese domenica scorsa è tornata a essere protagonista di un’interessantissima presentazione: “Vittoria”, il nuovo libro di Annalisa Terranova.

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Annalisa Terranova è una grande firma del “Secolo d’Italia”, già autrice di molti libri sia storici che filosofici, e “Vittoria” è la sua ultima creatura:  “è la storia di una ragazza che somiglia un po’ a tutti noi”, è un po’autobiografia ma è anche la storia di tutti coloro che hanno vissuto gli anni ’70, la storia di una ragazzina cresciuta in una famiglia missina in un’epoca in cui affermare di essere di destra era un atto di coraggio. Il libro si colloca tra i romanzi così detti “di formazione” perché racconta l’evoluzione psicologica del personaggio, all’interno della società in cui opera. È un romanzo fatto di memoria, non solo quella della protagonista ma anche quella del popolo italiano, la memoria, sempre più labile, di un periodo dai tratti tuttora indistinti. 

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Durante la presentazione sono intervenuti anche Francesco Vergovich nel ruolo di mediatore, Marigloria Fontana e Vittorio Frosi. Per “stimolare la memoria” e riportare i presenti in quell’epoca così lontana che molti hanno vissuto e altri solo sentito nominare, gli interventi sono stati intervallati da brani musicali che hanno fatto la storia: Lucio Battisti, Rolling Stones, Cat Stevens. Con questo libro Annalisa ha voluto ricostruire la storia di una ragazzina cresciuta “dall’altra parte della barricata” che a un certo punto si è trovata di fronte a un bivio: rinnegare o proseguire la sua strada a testa alta.

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“Oltre al vittimismo, bisogna riconoscere che quella violenza era sbagliata da entrambe le parti”, che entrambi gli schieramenti hanno pianto figli, parenti e nipoti morti in una battaglia che non ha prodotto né vinti né vincitori. “Mi auguro”– ha concluso l’autrice al termine della presentazione, ”che gli anni ’70 non vengano archiviati come un periodo di passione giovanile e basta. Sarebbe utile avere delle risposte” per quei crimini sui quali ancora non si è fatta piena luce e che sono diventati “storia” senza essere ancora del tutto chiariti.

 
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