Venerdì 18 Ottobre 2019 ore 11:16
CRONACA ROMA
E ora...tutto il resto è veramente noia
Oggi la camera ardente a Roma in Campidoglio

Ieri Enzo Jannacci, oggi Franco Califano.
Questa primavera che c’è, ma non si fa sentire.
Piove sulle strade della musica italiana, e non c’è nessuna tettoia per ripararsi.

Er Califfo si è spento questa notte a Roma, nella sua casa di Acilia a 74 anni, dopo una lunga malattia.

‘Il maestro’, che nel 2010 a Gianni Minoli diceva "sono andato a letto cinque minuti più tardi degli altri, per avere cinque minuti in più da raccontare", era nato a Tripoli, il 14 settembre 1938.

Fu una vita estrema, quella di Franco Califano, tanto che nel 1970 fu arrestato per possesso di stupefacenti insieme a Walter Chiari, poi assolti entrambi con formula piena.

Pochi anni dopo, nel 1983, il secondo arresto: insieme a Enzo Tortora, finì in carcere nuovamente per detenzione di stupefacenti e porto abusivo di armi. Assolti ancora una volta i due per insussistenza del fatto.
Tortora divenne poi icona della mala giustizia italiana.
Fu proprio durante questa seconda esperienza in carcere che Califano compose l’album ‘Impronte digitali’, per certi versi autobiografico.

Nella sua carriera, Er Califfo non scrisse solo testi per sé, ma anche per molti altri artisti: Mia Martini interpretò magistralmente ‘Minuetto’ e ‘La nevicata del ‘56’; per Ornella Vanoni vennero invece scritte ‘La musica è finita’ e ‘Una ragione in più’; Peppino Di Capri vinse il Festival di Sanremo 1973 con ‘Un grande amore e niente più’. ‘Semo gente de borgata’ venne interpretata da Edoardo Vianello e Wilma Goich. Per Caterina Caselli, invece, tre canzoni: ‘Le ali della gioventù’, ‘Che strano amore’ e ‘Un po’ di te’. Nel 1974 scrisse per Mina l’intero album ‘Amanti di valore’.

I grandi successi da cantautore di Califano sono ‘Fijo mio’, ‘La mia libertà’, ‘Io nun piango’, ‘Un tempo piccolo’. Brano, quest’ultimo anche reinciso e reinterpretato dai Tiromancino.

Ma la sua intera carriera è rappresentata ancora oggi da ‘Tutto il resto è noia’, il suo brano più celebre.
Questa frase se l’era perfino tatuata sull’avambraccio.


NON SOLO CANTANTE – Il maestro, così lo chiamavano i suoi fan più accaniti, fu anche scrittore e saggista: ‘Ti perdo – Diario di un uomo da strada’, ‘Il cuore nel sesso’, ‘Sesso e sentimento’ tra i suoi libri.
Più recente, invece, l’autobiografia dal titolo ‘Senza Manette’, scritta insieme a Pierluigi Diaco.
‘Il cuore nel sesso’ era la chiave d’accesso per i segreti di Franco Califano: le pagine di questo libro sono le pagine della sua gioventù, delle sue esperienze con le donne.

Il suo nome comparse anche tra i titoli di coda di molti film: nel 1963 recitò in ‘Sciarada alla francese’, nel 1983 affiancò Pippo Franco in ‘Due strani papà’. Dopo ‘Viola bacia tutti’ del 1998, nel 2008 recitò nel cast di ‘Questa notte è ancora nostra’.

Per qualche anno fu anche protagonista della vita politica italiana: in occasione del suo secondo arresto nel 1983, scrisse una lettera a Bettino Craxi per chiedergli aiuto. I due divennero quindi amici, e nel 1992 il cantautore romano si candidò con il PSDI, ma non fu eletto.


IN RICORDO DEL MAESTRO - "Fino all'ultimo giorno non ha smesso di cantare e di scrivere canzoni", spiega il cantautore Enrico Giaretta, suo pianista. "Il Maestro – continua – stava per partire per un 'mini tour' con accompagnamento di pianoforte, batteria, chitarra e contrabbasso. Era entusiasta di questa nuova avventura. Avremmo dovuto suonare il 4 aprile a Porto Recanati e, pochi giorni dopo, avevamo un appuntamento in sala di incisione ad Avezzano. Stasera, all'improvviso, la notizia della sua morte. Siamo tutti increduli. Si è chiuso per noi un'era".
Tra i progetti di Califano, anche quello di rivisitare in chiave jazz alcune tra le più famose canzoni in romanesco.

Gianni Alemanno, sindaco di Roma, nel ricordare Franco Califano, cita il concerto del 2005 a piazza Navona: "La morte di Califano, cantore romano e autentico simbolo dell'anima più popolare della città ci addolora molto. Festeggiammo insieme con un concerto a piazza Navona i suoi 70 anni - ha aggiunto Alemanno - dove tutta la città si raccolse intorno al suo Maestro. Nel piangerlo lasciamo alle future generazioni di cantori romani i testi senza tempo di un cantante di altri tempi a cui l'amministrazione aprirà le porte per la camera ardente".


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