Mercoledì 22 Gennaio 2020 ore 20:43
CRONACA CISTERNA DI LATINA
Maxi confisca all'imprenditore di Cisterna Fabrizio Perrozzi
All'imprenditore, che vanta vari precedenti, è stato confiscato tutto il suo impero immobiliare

La Polizia di Stato – Questura di Latina, Ufficio Misure di Prevenzione della Divisione Anticrimine, continua la sua attività  in tutta la  provincia di Latina per far emergere illegalità e utilità “guadagnate” illecitamente. La Polizia di Stato, in queste ore, sta effettuando, una delle  più rilevanti confische  operate in Italia, nell’ambito delle misure di prevenzione, ma di sicuro, la prima, in assoluto, della provincia pontina. Infatti, sono in corso le registrazioni presso le competenti Agenzie,delle confische sui beni mobili, immobili (appartamenti,  lussuose ville, porsche,) posizioni creditizie in vari istituti di credito, conti correnti, società, in pregiudizio di uno dei  più importanti imprenditori della zona, su ordine del Tribunale di Latina che ha emesso il decreto ablativo in condividendo le risultanze  delle indagini portate avanti dalla  Questura di Latina.

A tal riguardo la Divisione Anticrimine, nel febbraio del 2013, operò il sequestro sulla base di una   “voluminosa” proposta,  presentata alla Autorità Giudiziaria, di applicazione di misure di prevenzione della sorveglianza speciale di p. s. nei confronti di Fabrizio Perrozzi, classe ’57, residente a Cisterna di Latina,  emigrato nelle more della decisione al nord, condannato, negli ultimi anni , dal Tribunale di Padova, insieme ad altri faccendieri, per un evasione miliardaria. Per questi reati Perrozzi, fu arrestato, nel 2006, nell’ambito di un’ indagine della Guardia di Finanza di Padova che riuscì a far emergere una serie di  professionisti dell'evasione che, attraverso un “carosello” di società fasulle italiane e straniere, gestite da una decina di  prestanomi “nonnetti,” improvvisatisi,  per l’occasione, capitani di industria, avrebbero sottratto alla Stato (questa era l’accusa),  un vero e proprio tesoro finanziario.

Dalle approfondite indagine è emerso, in maniera incontrovertibile, come Perrozzi ha, di fatto, tratto sostentamento e ricchezze esclusivamente da attività delinquenziali manifestando, con modalità sempre più elaborate, la sua spiccata capacità non solo a compiere ma anche ad organizzare, promuovere e gestire complesse trame criminali.  In buona sostanza, Perrozzi  ha fatto della “impresa” la culla entro cui dare vita a redditizie attività illegali. Infatti, il Tribunale di Latina, nello stesso contesto ha applicato all’imprenditore la misura di prevenzione personale della sorveglianza speciale di p.s., con obbligo di soggiorno, per un periodo di tre anni, nel comune di residenza. Il suo profilo criminale è ormai noto a tutti: a cominciare dagli anni ’90 l’imprenditore fu  condannato per truffa e, diverse volte,indagato per  dichiarazioni fraudolente mediante l’emissione di fatture per  operazioni inesistenti, violazioni norme per  altre imposte dirette e indirette.

Condannato nel 2010 alla pena ad anni 3 di reclusione per  associazione per  delinquere, false dichiarazione mediante uso ed emissioni di fattura per  operazioni inesistenti, sottrazione fraudolenta  al pagamento delle imposte. L’ultima denuncia a suo carico è del novembre 2011 sempre  per reati afferenti la disciplina del fallimento e bancarotta fraudolenta, per aver causato, con dolo o per  effetto di operazioni dolose, il fallimento di una società.

Nel dicembre 2012 ha usufruito anche della prescrizione per dei reati finanziari commessi nel 2008. Come già accennato  la maggior parte delle condotte criminose in capo al Perrozzi, sono da ricondurre all’ambito dell’esercizio delle proprie attività “ imprenditoriali” svolte attraverso società, con a  capo prestanomi, conniventi, alcuni dei quali  gravati da precedenti penali e di  polizia, che lo hanno sempre schermato nella titolarità  di società di fatto gestite da Perrozzi. Le approfondite indagini patrimoniali hanno evidenziato l’esistenza di concreti e specifici indizi dai quali si desume che l’imprenditore e la sua famiglia, anche attraverso le varie società a loro intestate, vivono con i proventi derivanti da attività delittuose.

L’asse immobiliare e finanziario accumulato, non solo nel sud pontino ma anche in altre città del nord Italia, è in evidente sproporzione con le disponibilità dirette e indirette dichiarate al fisco. L’immenso patrimonio su cui opera la confisca, insiste  non solo nel sud pontino ma anche a Padova, Arezzo, Porto Cervo, Porto Rotondo  e ammonta a circa 150 milioni  di euro. Si concretizza nei seguenti beni e utilità:

  - 143  immobili tra cui 13 ville, 21 appartamenti, 65 terreni ( casali, terreni seminativi, frutteti, uliveti, vigneti) autorimesse, capannoni, opifici, magazzini e negozi;

- 94 a Cisterna di Latina;

- 22 ad Arezzo;

- 15 a Limena (PD);

- 4  a Padova;

- 3 a Porto Rotondo (SS) (appartamento con due autorimesse);

- 2 a Porto Cervo (SS)

- 1 a Roma;

- 1 a Terracina;

- 1 a San Felice Circeo (LT)7

Quote societarie di diverse società: FABRIS YACHT Spa,POSILLIPO srl, SOCIETA’AGRICOLA LA VILLA srl, ADOGI  IMMOBILIARE  srl, BLUE FIN srl,    ITALCFRAFT srl,  ETR srl,  RIZZARDI srl,  SWITCH TRADE & CONSULITING LTD (USA);

Innumerevoli rapporti bancari e finanziari intestati al proposto, ai suoi familiari e alle società  sopra indicate tra cui: 5 cassette di sicurezza in vari istituti di credito, 29 conti correnti accesi presso vari istituti bancari, 3 depositi di risparmio, una polizza  assicurativa e 4 posizioni di titoli /fondi, 11 automezzi tra le quali una Porche modello 997

Lungo e complesso è stato l’iter che ha dovuto seguire questo procedimento tra perizie e contro perizie di parte, memorie difensive e acquisizione di documenti allo scopo di controbattere alle ricostruzioni fattuali che portavano  all’acquisizione illecita delle possidenze fino ad arrivare alla confisca dell’ “l’impero”accumulato nel tempo. Nella motivazione  del provvedimento i giudici hanno evidenziato che “le approfondite indagini svolte,la documentazione allegata e gli argomenti illustrati”sono utili indicatori della sussistenza del requisito della pericolosità come richiesto dalla normativa di riferimento.

Nel  quadro appena delineato và considerata anche l’esigua esposizione reddituale di Perrozzi e di tutti i cointeressati poiché il  “rilevantissimo patrimonio”emerso dalle indagini patrimoniali  non collima con i redditi percepiti e  dichiarati. Con questa operazione il Questore di Latina ha inferto un  durissimo colpo alla criminalità  più alta e professionalizzata che si intrufola nei meandri della società in modo subdolo nel tentativo di portare a termine i propri  traffici illeciti con  manovre finanziarie illegali  per  aggirare le leggi e le istituzioni.   


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