Giovedì 19 Settembre 2019 ore 14:54
Vent'anni dopo, la voglia di essere inutile: geniale Hugo Pratt
Pochi autori del Novecento italiano hanno avuto più tributi e omaggi postumi di Hugo Pratt
Hugo Pratt

Pochi autori del Novecento italiano hanno avuto più tributi e omaggi postumi di Hugo Pratt, ormai non considerato solo come un fumettista ma come un artista di levatura internazionale, uno scrittore di particolare qualità, un intellettuale coraggioso e irregolare. A vent’anni dalla sua morte – il 20 agosto del 1995 a Grandvaux, in Svizzera, dove si era ritirato da qualche anno – la sua opera, grafica ma anche scritta, così come il personaggio più famoso scaturito dalla sua fantasia, il marinaio Corto Maltese, godono di una presenza nell’immaginario universale davvero senza precedenti. Solo a contare i siti, le pagine Facebook, i fan club, le mostre, le citazioni, i poster, i capi d’abbigliamento, i gadget basati sui suoi disegni si resta a bocca aperta.

Pratt non è stato infatti solo uno dei più famosi rappresentanti del fumetto internazionale ma è stato un intellettuale a tutto tondo, è riuscito a essere attivo nelle più disparate aree dell’immagine con illustrazioni, raccolte di disegni, acquerelli, port-folio, serigrafie, manifesti, opere pubblicitarie e altro ancora. Così come è stato romanziere e saggista, autore di teatro, musicista e autore di testi musicali, persino attore in quattro film… Non solo esistono in tutto il mondo centinaia di opere a lui dedicate ma negli anni si sono susseguite generazioni di autori, appassionati di fumetto o semplici fan che hanno voluto tributare a Pratt o a Corto Maltese un omaggio, sia quando Pratt era ancora in vita sia dopo la sua morte. Tra questi Le avventure di Giuseppe Bergman, scritte e disegnate da Milo Manara , grande amico e, per sua stessa affermazione, allievo di Prat.

Qui, il protagonista Giuseppe Bergman viene istruito all’avventura da un creatore di avventure di nome HP, uguale in tutto e per tutto al Maestro veneziano. E non sono mancati gli omaggi di scrittori e giornalisti come Dino Battaglia e Andrea Pazienza, Vittorio Giardino e Vincenzo Mollica, Umberto Eco e Christian Kracht. Il grande Frank Miller gli dedicò una storia di Sin City dal titolo Notte silenziosa, e anni prima aveva chiamato Corto Maltese un’isola nella miniserie, citazione che è stata ripresa anche nel film Batman del 1989 di Tim Burton. Hugo Pratt in quanto tale è poi il protagonista del libro Un romanzo d’avventura del suo amico narratore Alberto Ongaro. Infine, nel 2014 la casa editrice Sellerio ha mandato in libreria Il Corvo di pietra, un romanzo direttamente ispirato alla sua opera e che racconta la giovinezza del marinaio Corto Maltese. L’autore conobbe Pratt alla fine degli anni ’80 in una maniera molto particolare: era il suo nuovo dentista e parlando di lui di viaggi, di letteratura, di cinema e avventure divenne suo grande amico al punto che il grande Hugo inventò per lui lo pseudonimo di Marco Steiner. 

“Avevamo letto – ricorda l’autore del Corvo di pietra – gli stessi libri: da Kenneth Roberts, Stevenson a Jack London, da Conrad, Melville fino a Bruce Chatwin...”. Perché, infatti, se c’è una cosa da cui partire è che Pratt era un uomo di una cultura sterminata. Con i suoi fumetti era pervenuto, togliendo linee alla vignetta, a un’evoluzione grafica senza precedenti e spinta verso l’essenzialità dei segni. Ma si trattava del frutto di un serio e duro lavoro partito da molto lontano, un percorso difficile e complesso, perché “disegnare in quel modo”, diceva, “è difficile e costa fatica”. Lui era sì veloce nel disegnare, “ma ciò non significa nulla – precisava – perché quando io creo una storia il disegno non è tutto da solo non basta. A me per documentarmi su ciò che vado a raccontare mi occorre molto tempo: devo leggere molti libri, effettuare ricerche, spesso andare sui posti di persona”. Pratt era infatti un lettore instancabile, come racconta Antonio Carboni nel libro-catalogo – una vera e propria enciclopedia prattiana – Hugo Pratt.

Tuttifumetti (dalla straordinaria collezione di Fabio Baudino): “Lui, attento, critico, immagazzinava con estrema facilità ciò che leggeva. Possedeva una biblioteca vastissima composta da più di 25mila volumi. Saggistica, poesia, filosofia, storia, geografia, i grandi classici del passato, testi antichi, tomi rari e preziosi. Ma anche romanzi, libri di viaggi, cinema, avventura. Nelle lingue più disparate, ne conosceva cinque-sei, ne masticava altre due-tre…”. Italiano all’anagrafe, ma cosmopolita nel Dna, aveva l’avventura, il viaggio, lo spirito di libertà nel sangue. I suoi miti letterari di gioventù gli erano sempre rimasti dentro: Stevenson, Conrad, Melville, Kipling, London, Haggard, Yeats e Rimbaud. Ma anche i meno conosciuti Zane Grey, James F. Cooper, Frederick Rolfe, Somerset Maugham, “anche se oggi nessuno più li legge”, ripeteva. Tra questi autori, anche Henry de Monfreid, l’avventuriero francese che durante la guerra d’Etiopia si era schierato con gli italiani, morto a 95 anni nel ’74, che Pratt conobbe (e che secondo alcuni ispirò alcuni tratti della figura di Corto Maltese) e di cui Hugo illustrerà le copertine di tre romanzi per l’editore Grasset.

D’altronde la vita stessa di Pratt coincise con l’avventura. I Pratt erano d’origine anglo-normanna, scampati alla rivoluzione del 1688, mentre la famiglia materna era d’origine toledana, ebreo-sefardita, e la moglie del nonno era una Azim turca diventata veneziana. Lui nacque a Rimini durante una vacanza dei genitori il 15 giugno del 1927. Figlio di Rolando, un militare di carriera che aveva lavorato anche alla Bonifica pontina, morto nel 1942 in un campo di concentramento francese dopo essere stato preso prigioniero, e di Evelina Genero, a sua volta figlia del poeta popolare veneziano di origini marrane Eugenio Genero, il fondatori dei Fasci di combattimento a Venezia. La sua vita si sviluppò soprattutto intorno alla città di Venezia; qui sono ambientati ben due suoi fumetti: L’angelo della finestra d’oriente e Favola di Venezia.

Allo scoppio della seconda guerra mondiale la famiglia di Pratt si trovava in Etiopia, dove il padre era stato arruolato nella Polizia coloniale. Nel 1941 la famiglia Pratt fu internata in campo di concentramento a Dire Daua dove il padre morì nel 1942. Un anno dopo Pratt poté rientrare in Italia grazie all’intervento a favore dei prigionieri della Croce Rossa e a Città di Castello frequentò fino a settembre un collegio militare fascista. Nel 1943, torna a Venezia e fu per breve tempo marò della Decima Mas militando nel Battaglione Lupo finché la nonna lo costrinse a ritornare a casa. Nell’autunno del ’44, invaghitosi di una bella ausiliaria germanica,  rischiò invece di essere fucilato dalle SS, che temevano fosse una spia sudafricana. Nel febbraio 1945, comunque, Hugo passa la linea del fronte. Prima si imbatte nei partigiani, tra i quali incontra alcuni suoi vecchi amici: “Ma – ha raccontato nel romanzo autobiografico Le pulci penetranti – non ci ho resistito molto tempo, nemmeno una settimana: facevano finta di fare maledettamente sul serio”.   Poi arriva a indossare la divisa degli alleati, facilitato dalla sua perfetta conoscenza della lingua inglese. Il 24 aprile entra a Venezia inquadrato e vestito come giovale militare scozzese, poi, ancora per spirito goliardico e avventuroso, indossa una divisa con la mostrina irregolare su cui spiccano le fantasiose iniziali I.S., “individual soldier”. Una divisa che gli servì, come ha raccontato, soprattutto per rimorchiare ragazze…

Dal 1950 in poi, i suoi spostamenti: prima l’Argentina, quindi Londra, di nuovo l’Italia, tra Milano e Genova, quindi Parigi, di nuovo Venezia e, infine, la Svizzera. E i suoi tanti, tantissimi viaggi, in tutto il mondo. E le sue stsorie a fumetti, apparse, negli anni, su Sgt. Kirk, sul Corriere dei Piccoli, su Linus, sul Corriere dei Ragazzi, su Pif Gadget, su Pilot, su L’Eternauta, su Corto Maltese… E i suoi libri, di letteratura e scrittura: Le pulci penetranti, Aspettando Corto, Avevo un appuntamento, Il romanzo di Criss Kenton, Jesuit Joe, oltre alle versioni narrative (pubblicate e ripubblicate sino alle definitive edizioni Einaudi) delle principali storie di Corto Maltese, Una ballata del mare salato e Corte Sconta detta Arcana, sino alla affascinate autobiografia Il desiderio di essere inutile.

Tra i tanti che ne hanno parlato, il cantautore Bruno Lauzi ha raccontato di quando, nella Pasqua del ’75, lo incontra all’aeroporto di Linate. Aveva una lunga sciarpa rossa e l’aria bonaria. Lo guarda e gli fa in veneziano: “Lu l’è il Lausi”, con la esse. E il musicista: “E lei è Pratt. Io sono un suo ammiratore dai tempi dell’Asso di Picche”. Ne viene fuori un invito a pranzo a Saint-Germain-en-Laye, da lui. E finisce che Hugo disegna un Corto per festeggiare l’incontro: “Mentre lui disegna – rievocava Lauzi – gli registro un samba improvvisato che intitolo Samba per Corto. Quel suo disegno ha sempre vegliato su di noi sulle parti della mia casa, moderno Lare…”.

Del grande Hugo resta infine da precisare il particolare orientamento libertario, che lo ha sempre caratterizzato. Tanto che, paradossalmente negli anni ’70, quando vennero messi al bando gli scrittori d’avventura che avevano alimentato i “sogni di libertà” della sua generazione, finì per venire accusato – contemporaneamente – di “libertarismo” e di “fascismo”. Ricordava lo stesso Pratt che in quegli anni si era quasi costretti “a rispolverare Marx ed Engels, autori – annotava – che dovetti frequentare ma che mi annoiarono immediatamente. Visitai anche Marcuse e qualche altro ma tornai ai classici dell’avventura. Venni allora accusato di infantilismo di edonismo e di fascismo”. Critiche che si ribaltarono in fastidi e rappresaglie. Dopo infatti un anno di lavoro alla rivista di fumetti francese Pif Gadget, Pratt venne licenziato perché l’editore, vicino al partito comunista di Francia e tutto preso da storie di impegno e militanza, giudicava eccessivo il libertarismo che anima i fumetti di Corto Maltese.

In un’intervista a Vincenzo Mollica sarà comunque lo stesso Hugo a chiarire il suo pensiero e il fatto che l’arte è un terreno di per sé irregolare e sfuggente a qualsiasi inquadramento militante: “Il fatto che io sia un libertario, e spero che questo traspaia dalle mie storie, non m’impedisce di leggere Kipling. Ci sono molti che dicono che non leggeranno mai Ezra Pound perché era fascista e perché non appartiene a quella cultura che tendenzialmente è marxista e leninista ma io non credo che Ezra Pound debba per forza essere identificato”. E la sua memoria correva dritta ai vecchi ricordi del poeta americano, che Hugo incontrava per le calli della sua Venezia: “Una volta mi ha guardato, fisso a lungo, si è fermato, poi ha fatto un segno. Come per dire: ‘Ci conosciamo’…”.

Anticonformista nelle idee e nella vita, Pratt avrà in Corto i segni della sua stessa biografia: dall’infanzia tra Venezia e l’Africa ai lunghi anni argentini, dal Brasile a Cordoba, dall’amicizia con profughi tedeschi o russi alla passione non militarista per le divise sino a quella per le donne che gli farà mettere al mondo sei figli da quattro madri diverse. Tutto incuriosiva Hugo: “La mia vita – diceva – è colma di sorprese e di piaceri. Le mie numerose ricerche in ogni campo mi hanno permesso di meglio comprendere il mondo e me stesso”. Ma, sempre, senza mai prendersi troppo sul serio: “Quando ripenso a coloro – sentenziò – che mi accusano di essere inutile, e a quello che giudicano utile, allora, a loro confronto, non solo provo piacere a essere inutile, ma ne sento il desiderio”.


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