Domenica 21 Luglio 2019 ore 23:25
TRAGEDIA AMBIENTALE
Brasile, E' disastro ambientale, con una nuova Fukushima FOTO
La più grande tragedia ambientale della storia brasiliana sta interessando le acque dell’Atlantico

Sono passati 21 lunghi, drammatici giorni da quel 5  novembre e dal crollo delle dighe dei bacini che contenevano le scorie minerarie della Samarco. 21 lunghi giorni che hanno segnato l’inizio di un disastro epocale, che sembra non avere fine. Il Rio Doce, infatti, ha trasportato quelle acque intrise di fango tossico sulle coste brasiliane dell’Oceano Atlantico che, da giorni, ha perso l’azzurro tingendosi di quel marrone tossico e assassino che sta cancellando ogni forma di vita al suo passaggio. Le immagini girate nelle ore successive all’arrivo delle sostanze tossiche nell’oceano sono impressionanti. Come una marea contraria alle leggi di una Natura ancora una volta vilipesa e violentata, stanno guadagnando spazio spingendosi ben oltre le più drammatiche previsioni.

Fonti locali e ambientalisti parlano di oltre 70 km di coste inquinate con la pesca e le zone turistiche delle aree coinvolte, cancellate. La stampa locale, ormai suffragata da quella internazionale che, seppur in ritardo, ha iniziato a seguire la tragedia, parla di disastro ambientale senza precedenti nella storia del Paese e, probabilmente dell’intero Sud America se non del mondo.

Sotto accusa l’incuria della Samarco con i suoi fanghi tossici riversatisi nel Rio Doce e trasportati nell’oceano che, oggi, sono arrivati ad oltre 10 km al largo dalla costa.

Siamo di fronte alla nuova Fukushima!”. Il grido d’allarme di esperti del settore non si è fatto attendere. Tanto che le conseguenze di quello che appare ormai un disastro epocale, si trascineranno per oltre un secolo. Nel frattempo comincia lo scarico di responsabilità e tornano alla ribalta le denuncie fatte da diverse associazioni ambientaliste che avevano inutilmente cercato di porre l’attenzione in merito all’operato di talune compagnie minerarie legate alle multinazionali che fanno dello sfruttamento insostenibile del territorio il loro lavoro tramutato in reddito milionario.

Uno sfruttamento e un reddito che, anche stavolta, hanno significato la perdita di vite umane e la distruzione dell’ambiente. Quest’ultimo, evidentemente ancora oggi e nonostante tutto, per chi si occupa di cifre a tanti zeri continua a non valere nulla.


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