Giovedì 12 Dicembre 2019 ore 23:04
DIN DON DAN
Religione, il Profeta amico dei peccatori
di Il capocordata
Il capocordata

I miracoli che Gesù compie (la risurrezione del figlio unico della vedova di Nain) dimostrano che egli è veramente “il profeta” atteso, poiché adempie la Scrittura. I poveri e i peccatori l’hanno riconosciuto come tale, ma, continua Luca (7, 36-8,3), Gesù è un profeta in un senso inaudito, poiché esercita un potere che è proprio di Dio: perdonare i peccati. Non soltanto i pubblicani lo accolgono, ma i più disprezzati e i più disprezzabili, di cui la donna peccatrice del nostro brano, in casa del fariseo Simone, è simbolo.

Gesù ha accettato l’invito a pranzo a casa di un fariseo: si tratta di un banchetto solenne in cui gli invitati sono sdraiati. “Ed ecco una donna, una peccatrice…”(v. 37). Una dei “figli della Sapienza” rende giustizia a Dio, riconoscendo il proprio peccato e la sua misericordia. Essa entra di forza nella casa di uno di quelli che, abitando nella presunzione della propria giustizia, rendono vano il piano di Dio. Essa accetta il lutto e il pianto del Battista ed entra nella gioia del flauto e della danza di Gesù, lo sposo; gli altri invece stanno a guardare con disappunto. Nella casa della legge, dove era atteso e invitato, Gesù imbandisce il banchetto nuziale per il peccatore inopportuno e indesiderato.

Nulla è detto della sua identità; questa donna è conosciuta nella città come peccatrice. Perché viene? Dopo aver sentito spesso pesare su di lei sguardi carichi di disprezzo o di desiderio, ha forse incontrato uno sguardo che non era né di disprezzo né di desiderio, ma di amore? Rannicchiata dietro Gesù, gli bacia i piedi e li bagna di lacrime. Poi, spaventata dalla sua audacia, osa fare il gesto, considerato allora indecente, di sciogliere i suoi capelli per asciugare i piedi a Gesù: l’amore conosce di questi gesti spontanei che non si preoccupano delle convenienze. Essa è là, tutti gli sguardi sono fissi su di lei.

La reazione del fariseo, benché rimanga interiore, è di netta riprovazione: “Se costui fosse un profeta, dice tra sé, saprebbe chi e quale sia la donna che lo tocca: una peccatrice” (v. 39). Egli è assolutamente certo che se Gesù lo sapesse non permetterebbe alla donna di avvicinarsi: si diventa impuri toccando una peccatrice, un cadavere o un maiale. E Gesù, accettando questi gesti di amore, pare rispondere: Io so chi è; e precisamente perché lo so, le permetto di venire a me: perché sono venuto per i peccatori. “E’ perdonata, poiché ha amato”: Gesù avverte questo amore nei gesti della donna, e afferma che l’amore libera dalle colpe o, almeno, è la condizione necessaria perché possa attuarsi il perdono di Dio.

Gesù, con molta delicatezza, fa che si volgano verso Simone gli sguardi di riprovazione, divenuti insopportabili per la donna, raccontando una di quelle storie di cui l’orientale è ghiotto. “Due debitori aveva un creditore…” (v. 41). Sappiamo che la parabola ha il compito di farci riflettere sulla situazione che stiamo vivendo, ma senza che ne abbiamo coscienza. Non è facile essere oggettivi quando si tratta di noi stessi. La parabola ci presenta dunque la nostra storia, ma la racconta come se si trattasse di un altro. Colpiti dalla verosimiglianza del fatto, siamo indotti a formulare un giudizio oggettivo, che è un giudizio su noi stessi. E’ quanto capita al fariseo. Gesù gli dice, non senza ombra di malizia: “Hai giudicato bene” (v. 43). In altre parole, “Ti sei giudicato bene!”.

Ciascuno degli uditori (e dei lettori) si sente ora implicato; sa che, in un modo o nell’altro, è la sua avventura spirituale ad essere rappresentata sotto i suoi occhi. Gesù perciò può di nuovo orientare sulla donna gli sguardi totalmente rinnovati dei suoi ascoltatori; essi non saranno più portati a condannarla, ma ad ammirare in lei l’opera di Dio. “Vedi questa donna…” (v. 44). Gesù fa comprendere a Simone quanto sia stato avaro di amore, all’opposto della peccatrice. Il fariseo non ha tributato tutte quelle dimostrazioni di onore che generalmente sogliono accompagnare la presenza di ospiti di riguardo. La peccatrice, invece, mossa dal suo amore, l’ha colmato di quelle espressioni di considerazione che Gesù meritava.

“Per questo le sono perdonati i suoi molti peccati, poiché ha molto amato” (v. 47). Tale amore è effetto e causa insieme del perdono: in quanto perdonata, ama come risposta al perdono; e, in quanto ama, è aperta ad accogliere il perdono che è la forma più grande dell’amore. Amore e perdono si alimentano a vicenda, in una circolarità continua. I gesti di questa donna sono l’espressione piena della fede nel perdono di Gesù, la risposta delicata ed esaltante dell’amore che accetta di essere amato. Questa donna accoglie la “grazia” di Dio: si lascia fare grazia, ed esprime il suo grazie, l’amen della fede.

E’ anche la nostra avventura spirituale che affiora dietro quella del fariseo e della peccatrice. Dinanzi al Cristo, ognuno di noi ha coscienza di essere un peccatore graziato. Gesù ci conosce, sa che siamo peccatori, ed è per questo che viene verso di noi, egli è l’amico dei peccatori. Ma sappiamo pure che non si può andare a lui senza essere “trasformati”, “convertiti”, senza il desiderio di non essere peccatori. Il suo amore,raffigurato da quello del creditore della parabola, ma infinitamente più perfetto, restituisce a colui che lo accoglie l’innocenza del cuore. E il povero amore che noi gli manifestiamo è sempre soltanto un atto di riconoscenza, in risposta al suo amore.

Questo racconto così ricco raggiunge ciò che vi è di più profondo nel mistero dell’incontro con Gesù Cristo: la salvezza mediante la fede. “La tua fede ti ha salvata” (v. 50): la fede è dunque una “ri-conoscenza” (nel duplice significato della parola) della salvezza che gratuitamente ci viene da Dio in Gesù. Il comportamento della donna peccatrice diventa “simbolo” del comportamento cristiano, e il racconto illustra bene l’azione di Dio in un cuore peccatore che si lascia lavorare dal suo amore. “Và in pace”: la salvezza non è qualcosa di statico; essere salvato da Dio implica necessariamente una spinta a mettersi in cammino; la fede è essenzialmente dinamica: essa ci mette in cammino, con Gesù, verso la croce e verso la gloria.

Bibliografia consultata: Charpentier, 1971; Fausti, 2011.


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