Martedì 23 Luglio 2019 ore 05:42
INCIDENTE FATALE IN QUOTA
Tragedia sul Gran Sasso: muoiono due alpinisti sul Monte Camicia
Le vittime sono il 62enne Roberto Iannilli di Ladispoli e Luca D'Andrea di Sulmona. Ladispoli nuovamente in lutto, il cordoglio sui social network

Tragedia sul Gran Sasso. Un incidente avvenuto sulla parete del Monte Camicia è costato la vita a due alpinisti. Si tratta del 62enne Roberto Iannilli di Ladispoli e di Luca D'Andrea di Sulmona. I due erano impegnati dalla giornata di ieri, probabilmente per aprire una nuova via sul versante teramano. Quando non si sono avute più notizie di loro - il sito terzobinario.it riporta che come da prassi in questi casi era previsto che gli alpinisti effettuassero delle chiamate per fornire aggiornamenti - è stato lanciato l'allarme. Il soccorso alpino ha rintracciato D'Andrea e Iannilli legati tra loro nei pressi della base della parete nord del Camicia.

Al momento non è ancora chiara la dinamica che ha portato alla morte di due alpinisti così esperti. Iannilli, infatti, era considerato uno dei più autorevoli rappresentanti dell'alpinismo in Italia, al punto da vincere due volte il premio "Consiglio". Il Gran Sasso era una delle sue mete preferite, avendo aperto oltre 100 vie. Sembra, tuttavia, che sei anni fa - riferisce il sito today.it -  fosse stato vittima di un incidente al Paretone del Gran Sasso. Inconvenienti che possono capitare nella vita di un alpinista ma quello di oggi gli è purtroppo costato la vita. Molte delle imprese sul Gran Sassso Iannilli le ha compiute insieme a D'Andrea: il destino ha purtroppo deciso di unirli ulteriormente in modo doloroso. Ladispoli si trova così a piangere nel giro di poche settimane un'altra tragedia, dopo quelle degli incidenti sulla via Aurelia costati la vita a dei ragazzi e alla scomparsa di Biagio Tabacchini.

La notizia del decesso di Iannilli, ripresa anche dalla testate nazionali, è ben presto giunta nella cittadina del litorale laziale. In questi minuti il suo profilo Facebook è inondato di messaggi di cordoglio. Eccone alcuni.

Marco B: Non ci sono parole, si rimane senza fiato e si cerca consolazione pensando che te ne sei andato facendo quello che più amavi. Ciao Roberto. E ciao Luca anche se non ti conoscevo

Max: Alto, biondo e con gli occhi color del cielo blu d'Irlanda. Così amava descriversi. Era un ironico-timido Roberto e non gli si poteva non voler bene per la dolcezza con cui si esprimeva. Si sentiva sempre inadeguato a quello che faceva in montagna. Pochi hanno saputo descrivere in maniera così reale e sincera la paura che si incunea nella psiche di tutti gli alpinisti e che ne mette a dura prova le poche ed effimere certezze. Una sincerità che lo portava a definirsi (peraltro con grande orgoglio!) una “pippa”, lui che ci ha lasciato tracce del suo passaggio in ogni angolo del massiccio del Gran Sasso.
Mancherà tantissimo. 

Marco: Mi dispiace per la scomparsa di Roberto Iannilli vi prego di rispettare l'evento senza commentare le modalità, da noi comunque sconosciute, dell'accadutoUna persona molto appassionata che ha dedicato la sua vita all'arrampicata, con i suoi modi e le sue visioni. Comunque grazie di aver dedicato tanta energia all'arrampicata.

Eugenio: Oggi, tutti noi appassionati di roccia e alpinismo di tutto il mondo e amanti incondizionati del Gran Sasso, abbiamo perso uno tra i maggiori alpinisiti e conoscitori delle maggiori vette del Gran Sasso. Io perdo un conoscente che è diventato da subito musa ispiratrice per alcuni nuovi progetti e per nuove mete. Scalerò per te caro Roberto Iannilli. Per ora piango, perché a volte il nostro sport è veramente ingiusto Mi regalò una copia del suo libro, mi fece una bella dedica, iniziai subito a leggerlo, Forse accade così. L'alpinismo: un gioco, ma non uno scherzo Dopo poche pagine iniziai ad essere agitato, una inspiegabile ansia mi accompagnava costante nella lettura di quel libro, non capivo perché si dovesse sempre cercare freneticamente il proprio punto limite

A poco più di metà smisi di leggerlo, pensai che troppi capitoli raccontavano un possibile drammatico epilogo. Perché? Mi ero ripromesso di condividere questo pensiero con lui ma qualcosa mi frenava perché sapevo che l'arrampicata era la sua più grande passione, quel tipo di arrampicata lo faceva stare bene, a volte le sue lancinanti emicranie passavano in secondo piano quando era in montagna. Non avevo il diritto di instillare questo dubbio in lui. Conoscendolo, probabilmente, ora starà già pensando fare qualche perlustrazione in una delle tante pareti di calcare bianco del paradiso insieme al suo fidato amico Luca. Un abbraccio a Patrizia e Giuliana e alla famiglia di Luca. Buona scalata ragazzi

Pablo: Escursionisti direi di no; quando vi informerete meglio scoprirete che Roberto Iannilli e Luca D'Andrea non erano due escursionisti ma due ALPINISTI, di quelli che se ne vedono pochi in giro. Non erano molto esperti di montagna, erano in simbiosi con la montagna. Non per fama o per gloria, semplicemente perché era la loro vita e non ne avrebbero potuto fare a meno, nonostante i rischi enormi. Avrebbero pagato qualunque prezzo piuttosto che rinunciare a scalare montagne e così è stato alla fine. Purtroppo.


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