Domenica 17 Novembre 2019 ore 21:14
SOSTEGNO PER LE FAMIGLIE
Sculacciate e ceffoni: chi le ha prese e chi le dà!
A volte non si riesce proprio a trattenersi e quella frase detta male o quella eccessiva energia dei figli sembra poter essere domata solo con un bel ceffone
A volte non si riesce proprio a trattenersi, a volte quella frase detta male o quella eccessiva energia nei figli sembra poter essere domata solo con un bel ceffone e non si riesce ad attingere a nessun’altra modalità per portare i figli a comportarsi meglio. Ciascun genitore che ama i propri figli se usa le sculacciate lo fa di certo con le migliori intenzioni. Ogni famiglia ha le sue caratteristiche, ogni bimbo è fatto a modo suo, ogni schiaffo si porta dietro la sua “motivazione” e ogni cultura valuta la questione attraverso un proprio metro. Ricorderete del papà italiano arrestato in Svezia per aver strattonato il figlio, a molti forse sarà parsa una grande esagerazione, per altri qualunque tipo di percossa sui figli è impensabile da mettere in pratica e va punita legalmente.
 
Non si vuole qui dire se in assoluto la sculacciata sia da eliminare oppure no, in Italia è stata una pratica molto usata, sia a casa che nelle scuole. Tutti, probabilmente, almeno una ne abbiamo data e almeno una ne abbiamo ricevuta. I tempi però cambiano ed è impensabile oggi educare gli studenti a suon di bacchettate e anche sulle percosse a casa iniziano ad esservi diverse consapevolezze e mi fa piacere esplorarne alcune insieme a voi.
 
In primo luogo il dare lo schiaffo oggi lo si legge di più come un atto che va a colmare una nostra lacuna nella relazione instaurata con i figli, rispetto all’attingere ad altre risorse per promuovere in loro comportamenti positivi. Mi spiego meglio: se i nostri genitori ci hanno educati a sculacciate, noi rieduchiamo a sculacciate credendo che questo sia il modo più rapido ed efficace per far capire le cose e per farci rispettare. E perché in fondo noi, pur avendone ricevute, non siam mica venuti su così male! Di fatto, ne usciamo sconfitti noi e nostri figli, meno ricchi, più deboli e sta a noi rompere questo catena.
 
In secondo luogo, decenni di ricerche scientifiche hanno tentato di analizzare gli effetti sul comportamento dei bambini in età adulta rispetto all’aver ricevuto punizioni fisiche e sculacciate ripetute e i risultati non sono proprio positivi: problemi a breve e a lungo termine di comportamento del bambino, compreso gli atti del delinquente ed aggressivi; qualità scadente delle relazioni del genitore-bambino; rischio aumentato di abuso fisico del bambino (Holden G., Brown A. S., Baldwin, A.S., 2014). 
 
In ultimo, usare violenza suscita umiliazione e aumenta lo stato di aggressività e in qualche modo annulla la possibilità di confronto, di contatto, di essere per i figli una guida autorevole oltre che autoritaria. Il vocabolario Treccani definisce autoritario chi “fa valere la propria autorità, impone fermamente, e talora duramente o dispoticamente, la propria volontà su chi gli è sottoposto”. Autorevole è invece chi “ha autorità, per la carica che riveste, per la funzione che esercita, per il prestigio, il credito, la stima di cui gode”. 
 
C’è differenza tra un comportamento che viene compiuto perché l’altro lo si considera un “sottoposto” e un comportamento che viene compiuto in una relazione di stima. E’ davvero difficile a volte fermarsi un secondo prima, bloccare quella mano che oramai va anche un po’ da sé e chiedersi se in quel momento io, genitore, posso trovare un altro modo per ottenere la credibilità che tanto desidero avere divenendo così, con impegno, creatività e fatica, un genitore autorevole che avrà come miglior arma a disposizione il suo prestigio, il suo credito, la sua parola.
 
Oplà famiglie, a presto!
 
Valeria Colangelo

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