Giovedì 14 Novembre 2019 ore 17:19
L'ARTE DELL'INCONTRO
Incontri: Momento d’integrazione su una spiaggia del Salento
Di venditori ambulanti che con il loro carico di merce battono le nostre spiagge, ne ho conosciuti tanti negli ultimi anni, ma mai uno come Amadur

In un’estate come tante, immersi in profonda lettura sotto l’ombrellone, può capitare di fare gli incontri più strani. Certo, di venditori ambulanti che con il loro carico di merce battono le nostre spiagge, ne ho conosciuti tanti negli ultimi anni: africani, indiani e perfino cinesi. Mai mi sono imbattuta in un personaggio così stravagante come Amadur: lui non vende cianfrusaglie vende cultura, o meglio libri di autori principalmente senegalesi che da tempo hanno scelto di vivere nel Salento e qualche volta hanno trovato perfino l’amore nelle donne italiane. Il Salento, questa terra estrema lambita dall’incontro dei due mari che mescolano le acque, uniscono le loro energie diventando una cosa sola. Che straordinaria metafora per descrivere l’integrazione ai nostri tempi! Amadur guarda il libro che stringo ancora tra le mani e mi chiama “donna di cultura”, poi mi inonda di parole, inespresse da chissà quanto.

Mi dice che a volte anche loro hanno bisogno di raccontarsi. Mi parla dei griot, (i cantastorie senegalesi) principi non di lignaggio, ma della parola, gli unici detentori della ricchezza culturale, umana e spirituale del Senegal, memoria delle storie che nessuno potrebbe ricordare. Nella sua lingua sono “geewal” ( da geew= cerchio) perché il principe della parola, come il sole, sta al centro della piazza del villaggio di forma circolare e la gente, sempre in cerchio, accorre ad ascoltare i suoi messaggi che trasmettono la forza di vivere. Parla di rispetto per i genitori e per le tradizioni, consiglia di non emulare mai azioni senza capirne il seme: insomma il principe della parola infonde in ognuno quella fierezza di sentirsi eroi malgrado la sorte, malgrado la storia. Per questo sono rispettati e accuditi dalla comunità: è chiaro che dietro i discorsi pronunciati c’è tutta la saggezza di un mondo forse un po’ primitivo, ma per questo così autentico. Io resto ad ascoltarlo senza interrompere e intanto la mia mente vaga in una mal celata meraviglia.

Lui è un fiume in piena, salta da un argomento all’altro senza timone, forse pensa di aver trovato l’interlocutore giusto a cui vuole raccontare tutto, o forse ha solo voglia di farsi conoscere. Mi parla di donne: e qui l’argomento mi coinvolge in prima persona. Mi chiede se conosco Mariama Ba la prima donna senegalese ad aver scritto una lettera, una lunga lettera all’amica di sempre con cui ha condiviso valori, sentimenti, momenti di vita e purtroppo anche la terribile esperienza di venire rinnegata dal marito in vista di un matrimonio con una donna più giovane. Entrambi insegnanti, queste donne hanno rifiutato certi aspetti delle tradizioni per guardare avanti, hanno fatto della fine dei loro matrimoni non un sepolcro, ma una spinta per demolire i tabù senza smettere di credere comunque nell’amore, per quanto imperfetto.

Amadur mi dice che le donne hanno dimenticato quel che rappresentano, mi dice che la forza di un popolo si misura dalla qualità delle sue donne, di cui le giovani sono il progetto e che la riuscita di una nazione passa attraverso le famiglie, ricche o povere, unite o spezzate,consapevoli o irriflessive. Quanta capacità di previsione in queste parole! Poi raccoglie i suoi libri e mi saluta. Non l’ho più rivisto, ma mi piace ricordarlo come uno di quei griot del Senegal. Quanta integrazione può passare attraverso il saper ascoltare, il confronto delle storie personali, la cultura e i libri? Io l’ho provato, in un giorno d’estate qualsiasi, su una spiaggia del profondo Salento, mentre ero immersa nella lettura del mio libro.


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