Lunedì 23 Settembre 2019 ore 02:37
5 x mille: Diffidate, gente. E informatevi meglio. Parola del PAE
"Ong, Onlus e 5x1000: Hanno creato un Impero sulla pelle dei più deboli"

Sono giornate intense, queste, per la richiesta di fondi da parte di molte associazioni, Ong e Onlus che si occupano di varie tematiche legate all'Ambiente, al sociale, alla cura di feriti e malati in molte parti del mondo. Con una firma sulla dichiarazione dei redditi, si può destinare il 5 per mille a chi si ritiene più meritevole della propria donazione. Non sempre, però, si è a conoscenza di particolari e balzelli vari che necessitano di approfondimenti. Il Presidente del Partito Animalista Europeo, Stefano Fuccelli, interviene nel merito.
Il comunicato stampa del PAE è quantomai eloquente:

"5x1000 e finanziamenti pubblici solo alle associazioni virtuose. Il 5 per mille indica una quota dell'imposta Irpef, che lo Stato ripartisce, per dare sostegno, tra enti che svolgono attività socialmente rilevanti. Si tratta di finanziamento pubblico, visto che per lo Stato rappresenta un provvedimento di spesa, ma per il beneficiario che lo riceve  non sono contributi pubblici ma contributi di natura istituzionale. Di fatto i beneficiari non sono tenuti ad osservare una specifica ripartizione tra le spese di gestione e i costi per le attività istituzionali ovvero per la social mission. Tale condizione ha determinato un business milionario ai danni degli animali, mediamente gli enti beneficiari spartiscono circa il 90% tra stipendi d'oro, investimenti immobiliari e finanziari, depositi bancari e postali e immobilizzazioni materiali (terreni e fabbricati, prestigiosi appartamenti sulle rive del Mar Rosso, a due passi dal paradiso di Sharm El Sheikh, ma anche soggiorni in lussuosi alberghi all'estero, cure mediche in cliniche specializzate nella sostituzione dell'intera dentatura in tre giorni ovviamente per umani, scandalo denominato Animalopoli).  Di contro solo il 10% viene destinato al benessere degli animali". 

"Invitiamo i cittadini di visionare le rendicontazioni contabili delle associazioni prima di effettuare eventuali donazioni scegliendo solo quelle virtuose. Da escludere tutte quelle che che non rispettano i suggerimenti delle best practices che stabiliscono il tetto massimo del  20 % per la gestione dell'associazione e raccolta fondi e il restante 80% da destinarsi alle categorie svantaggiate oggetto delle finalità statutarie (o social mission) oppure che tengono secretati i propri bilanci. - dichiara il presidente del Partito Animalista Europeo, Stefano Fuccelli -  Abbiamo confrontato le due associazioni di utilità sociale più note e importanti, in ambiti diversi, ma agli antipodi tra loro, una virtuosa l'altra no. Quella virtuosa, Medici senza Frontiere, per ogni euro raccolto 82 centesimi sono destinati ai progetti, alla selezione degli operatori umanitari e alla sensibilizzazione; 16 centesimi  sono le spese sostenute per raccogliere fondi destinati ai progetti; 2 centesimi sono le spese sostenute per la gestione dell'organizzazione. L'altra è l'associazione animalista più "ricca" e vecchia d'Italia, l'ENPA, di cui i circa 13 milioni di euro di costi, riportati nell'ultimo bilancio pubblicato, sono cosi' suddivisi: 7,5 milioni di euro tra stipendi e compensi; circa 1 milione di euro per la comunicazione; circa 1 milione di euro per utenze, servizi, manutenzione, materiale consumo e un altro milione circa per oneri fiscali, finanziari, amministrativi, promozioni. Ai cani solo le briciole. - conclude Fuccelli - Al fine di evitare lo sviluppo di meccanismi speculativi e ingiustificatamente lucrativi sulla pelle degli animali proprio da chi li dovrebbe tutelare, il Pae propone ai parlamentari di revisionare la normativa inserendo l'obbligatorietà per i soggetti beneficiari (onlus, cooperative e associazioni di promozione sociale e protezionistiche, enti morali) di ripartire i finanziamenti ricevuti ai sensi dei suggerimenti delle best practices, pena l'esclusione dall'elenco dei soggetti destinatari del 5 per mille e, quindi, dalla ripartizione delle relative quote. Qualora il contributo sia stato già corrisposto, lo stesso, mancando i requisiti prescritti dalla norma, deve essere recuperato dallo Stato".
 


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