Mercoledì 18 Settembre 2019 ore 09:28
Religione, Lo Spirito insegna a ricordare le parole di Gesù
di Il capocordata
Il capocordata

Il testo evangelico (Gv. 15, 26-27; 16, 12-15) per la prossima festa di Pentecoste riporta due dei cinque detti giovannei che riguardano lo Spirito santo. Gesù, nel discorso di addio nell’ultima Cena, lo promette agli Apostoli, e sarà lo Spirito a prendere per mano i discepoli per condurli alla comprensione del mistero di Dio. Le parole di Gesù sono chiare: “Lo Spirito della verità vi guiderà a tutta la verità” (v. 12). Ma chi è lo Spirito? L’evangelista Giovanni concentra i detti sullo Spirito nell’ultimo discorso di Gesù  che precede l’evento pasquale e segna il passaggio di testimone tra “due paracliti: il Figlio e lo Spirito”.

Lo Spirito è il dono del Padre, inviato come risposta alla preghiera del Figlio. E’ definito l’altro “paraclito”, termine che indica colui che è chiamato in aiuto di qualcuno. Qualificando lo Spirito come l’altro paraclito, Gesù afferma che egli stesso è il primo paraclito e che lo Spirito  continua la sua missione. Come Gesù ha difeso i suoi dal mondo, così lo Spirito prenderà cura della comunità dei discepoli. Mentre affronteranno lo stesso destino del Maestro, lo Spirito sarà accanto a loro come consolatore.

Lo Spirito Santo ha una duplice funzione: insegnare “ogni cosa” e “ricordare” le parole di Gesù. Si tratta dunque di ricondurre passato e presente ad un’unica esperienza, in cui la persona di Gesù è ricompresa nella luce del mistero pasquale. La memoria delle parole di Gesù diverrà luogo di una rivelazione più profonda e completa possibile, perché la croce lo ha ormai rivelato come Figlio donato e glorificato.

Lo Spirito sarà presente nella missione dei discepoli, testimoni attendibili perché hanno seguito Gesù, sono stati con lui fin dal principio. In loro e attraverso di loro lo Spirito stesso continuerà la rivelazione di Gesù al mondo: per la sua presenza la testimonianza dei discepoli vincerà il mondo. Egli condurrà i discepoli alla verità intera, annunciando le molte cose che Gesù vorrebbe condividere con loro, ma non può, dato che non sono in grado di “portarne il peso” (16, 12). Si tratta di entrare nel mistero di Dio: un mistero nebuloso, perché passa attraverso l’abbassamento e la morte dolorosa e incomprensibile del Figlio.

Tuttavia, lo Spirito non gode di autonomia nella sua funzione di annuncio: non parla da sé, ma prende quanto è proprio di Gesù, ciò che lo costituisce Figlio inviato dal Padre (16, 14). In questo senso può guidare alla verità “tutta intera”, ovvero può svelare lo spessore filiale intrinseco a Gesù, il suo essere Figlio di Dio. La gloria di Dio, rivelata nel volto del Figlio, continuerà a essere svelata dalla presenza dello Spirito: il Figlio e lo Spirito entrambi conducono a Colui che li ha inviati, il Padre.  

Gesù tuttavia afferma che tutto ciò che appartiene al Padre appartiene anche a lui. L’essere “uno” del Padre e del Figlio è dunque così completo che tutto ciò che è del Padre è pure del Figlio: per questo Gesù è la rivelazione perfetta del Padre. Lo Spirito è inviato a “prendere” tutto ciò che appartiene al Figlio e a esporlo, dichiararlo ai discepoli nel tempo tra la prima e la seconda venuta del Cristo. Come farà questo? Riportando alla memoria del cuore, “ri-cordare”, le parole di Gesù, i gesti da lui compiuti, il cammino umano del Figlio stesso di Dio. “Prenderà da quel che è mio e ve lo annuncerà” (16, 14.15).

E’ un continuo ritornare alla parola del Signore, al suo mistero pasquale compiuto tra noi. Lo Spirito trasforma la Parola in memoria viva e attuale di quanto il Padre ha compiuto nel Figlio, trasformandola in esperienza di salvezza disponibile per noi, ora. Lo Spirito Santo, donandoci di comprendere il senso delle parole, dei gesti, della vita, della morte e risurrezione del Figlio, ci introduce nella comprensione del progetto del Padre. Lo Spirito ci conduce dunque attraverso la strada dell’incarnazione, di ciò che si è reso visibile, in modo che percorrendola possiamo inoltrarci nella nube del mistero di Dio. Permanendo in essa e dilatando il nostro cuore, ci rende partecipi della stessa natura divina.

Lo Spirito di Gesù entra in coloro che lo accolgono. Discreto come un soffio, ardente come una fiamma, profondo come un respiro. Mediante lo Spirito di Gesù, i credenti diventano dei discepoli, capaci di continuare l’opera di Gesù. Mediante il suo Spirito essi fanno cose meravigliose che non sospettavano neppure di poter realizzare: superano i dubbi e le debolezze, si liberano dei loro egoismi, si impegnano a condividere, amano e perdonano, lottano contro il male che cerca di imprigionare gli uomini, mettono tutta la loro intelligenza e le loro energie per trasformare il mondo.

Mediante lo Spirito di Gesù, essi si mettono a costruire una terra in cui gli uomini si comprendono, si accettano gli uni gli altri, si rispettano, si aiutano come altrettanti fratelli e sorelle, figli dello stesso Padre che è nei cieli. Mediante lo Spirito di Gesù essi diventano creature di una nuova terra in cui l’unica legge è quella di amare Dio con tutte le forze e il prossimo come se stessi. E’ per questo che si radunano insieme come Chiesa.

Vieni, Spirito Santo, guida sicura alla verità tutta intera, sorgente di salvezza evangelica e di una lucidità sconosciuta nel comprendere questo tempo per rendere ragione della speranza!

Bibliografia consultata: Gatti, 2018; Laurita, 2018.


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