Sabato 23 Giugno 2018 ore 21:37
CREPE SOCIALI
Rignano Flaminio, i senza casa che passano dal container alla panchina
Sapete che differenza c’è tra essere un homeless e un senza tetto? La stessa che c’è tra un clochard e un barbone

Sapete anche quali sono i comuni senza problemi economici? Sono quelli che hanno investito in autovelox, utilizzando lo strumento per il controllo della velocità non per educare ma per fare cassa. Dovremmo forse cominciare a sentire direttamente dai sindaci quali siano le difficoltà amministrative di questi comuni, dove vivono Carlo e Marianna. Sapete che differenza c’è tra essere un homeless ed un senza tetto? La stessa che c’è tra un clochard, così definito in Francia, e un barbone, definizione tipicamente italiana. Forse non tutti sanno che senza tetto, o senza casa, è la traduzione in italiano della parola inglese, homeless, che oggi viene utilizzata nei nostri comuni, per rendere più morbida la definizione dei senza tetto, senza casa o più comunemente senza fissa dimora.

Chiamiamoli homeless... Come se questo migliorasse o cambiasse la sofferenza di persone che, da una vita cosiddetta normale, si trovano a perdere, improvvisamente, tutto: casa, lavoro, affetti familiari, amicizie e si ritrovano catapultati in un’altra dimensione e costretti a vivere in luoghi dove non ci sono neanche le normali condizioni igienico sanitarie. Chi sono i senza-casa? Sono persone normali che hanno avuto la sfortuna di perdere il lavoro e, di conseguenza, quasi da un giorno all’altro, si sono trovati nella impossibilità di pagare l’affitto o le rate del mutuo. Molti dei senzatetto, hanno una famiglia e, infatti, i bambini rappresentano il gruppo degli homeless a crescita più rapida.

Al momento, ci limitiamo a raccontare, utilizzando nomi di fantasia, la storia di Marianna, 64 anni, ex imprenditrice che passa le sue giornate seduta sulle panchine davanti al comune per evitare di stare in un container dove fanno oltre 40° e Carlo, 54 anni, musicista, e dicendo, per ora, che la vicenda accade nella periferia di un grande città metropolitana della Regione Lazio. Nel 2018 perdono tutto quello che avevano e dal 1 aprile, senza soluzioni di continuità, vivono in condizioni precarie all’interno di un container, ubicato all’interno di un campo sportivo.

L’ Unico luogo che l’Ente Locale, di questa area metropolitana a nord di Roma di circa 11.000 abitanti, non avendo a disposizione , a detta del sindaco, alcun alloggio disponibile ne tantomeno fondi necessari per poter sostenere economicamente la non più giovane coppia, è un ex spogliatoio (container) dove altri cittadini, poco accorti al rispetto di quelle che sono le regole civili, hanno trasformato il luogo in una discarica a cielo aperto.

Nella giornata di mercoledì 6 giugno mi sono recato personalmente alla periferia a nord di Roma ho potuto constatare e parlare, con Marianna e Carlo, andando a verificare quanto arrivato all’attenzione del conduttore radiofonico di “Un giorno speciale” Francesco Vergovich, per parlare poi, nel primo pomeriggio, con il primo cittadino e successivamente con l’assessorato regionale alle politiche sociali. Tutti gli attori amministrativi, si dicono pronti , a parole, di voler risolvere tale situazione che a breve, tra non più di 15 giorni, costringerà la coppia a trasferirsi sulla prima panchina disponibile.

Cosa impedisce allora la soluzione di un problema divenuto un emergenza sociale ed umana?

Sperando in un “precipuo” ed urgente intervento della Regione Lazio e dell’Ente Locale, a noi rimane solo il dovere di raccontare questa storia, sperando in un lieto fine, e vigilare sulle responsabilità di coloro che promettendo di voler risolvere, decidano di farlo seriamente , intervenendo in primis sulla situazione emergenziale come: il mangiare, il dormire, il lavarsi e successivamente alla reinclusione sociale con: il sostegno al reddito, l’inserimento nel lavoro, alloggi adeguati. Art. 34 della Costituzione, il più importante di tutta la Costituzione, ed anche il più impegnativo per,: “È compito della Repubblica “rimuovere gli ostacoli” di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’uguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese”.

Piero Calamandrei, uno dei padri della Carta Costituzionale, sostenne, in una delle lezioni davanti agli studenti della Cattolica di Milano che la Carta rimarrà incompiuta finché ci saranno ostacoli alla dignità dell’uomo”. Siamo certi che gli amministratori abbiano dato seguito all’art. 34 della Costituzione!? Vogliamo, con l’occasione, tentare di contribuire, con la storia di Carlo e Marianna, di aiutare tutti coloro che attendono ,da tempo, di vedere quell’attenzione necessaria per far si che la Carta sopracitata sia finalmente compiuta, come per Cristina, mamma di Alessandro con grave disabilità, che vive nello stesso territorio di Marianna e Carlo e chiede solo dignità per lei e suo figlio.


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