Domenica 19 Agosto 2018 ore 08:06
DIN DON DAN
Religione, Erano come pecore senza pastore
di Il capocordata
Il capocordata

Il primo momento del nostro brano (Mc. 6, 30-34) narra del ritorno degli apostoli dalla missione che Gesù aveva loro affidato e di quanto essi riferiscono a Gesù: “Gli apostoli si riunirono attorno a Gesù e gli riferirono tutto quello che avevano fatto e quello che avevano insegnato” (v. 30). Pur nel modo asciutto di procedere, il testo lascia immaginare la gioia del ritrovarsi, la meraviglia nel raccontare e nell’ascoltare le grandi cose compiute dagli amici, l’entusiasmo crescente del gruppo al sentire la soddisfazione del Maestro. Il quale, finalmente, sembra anche sentire il bisogno di un momento di riposo per i suoi discepoli, e per sé, un momento di tregua per godersi l’intimità dei suoi: “Venite in disparte, voi soli, in un luogo deserto, e riposatevi un po’” (v. 31).

Il luogo dello sperato riposo diventa luogo di incontro

Il secondo momento del nostro brano narra del viaggio verso il luogo dello sperato riposo: “Allora andarono con la barca verso un luogo deserto, in disparte” (v. 33). Da una parte il dislocarsi si rende necessario per poter annunciare e guarire, dall’altra rende necessario cercare e trovare un luogo in cui ritrovarsi e riposare insieme. Paradossalmente anche questo sperato luogo di riposo è un luogo “altro”, solitario, lontano, per raggiungere il quale occorre salire sulla barca. Anche per potersi ritrovare insieme occorre andare altrove. Un altrove impossibile, perché la folla li trova; oppure rivelerà l’incontro come unico luogo dove dirigersi per potersi riposare.

Anche l’osservazione che molti “andavano e venivano” (v. 32), così da impedire a Gesù e ai suoi perfino di mangiare, sembra andare nella stessa direzione: egli cerca un luogo in cui probabilmente spera di prendere cibo con calma insieme agli apostoli, e questo luogo è l’incontro con la folla.

Gesù e l’abbraccio della folla

Molti vedono e intuiscono dove il Maestro sta andando, forse perché conoscono già il luogo. Così che quando Gesù scende dalla barca si ritrova praticamente al punto da cui era partito, con la stessa gente. Di nuovo, la venuta di molta folla in quel luogo deserto rende il mangiare non solo problematico, ma perfino impossibile, data la scarsità di cibo, oppure poteva spingere Gesù a una insperata sazietà ottenuta attraverso un miracolo (cfr. la moltiplicazione dei pani).

Dal momento in cui Gesù vede la folla, i suoi discepoli quasi scompaiono dalla narrazione. L’evangelista Marco dà rilievo alla compassione che Gesù prova verso quelli che ha davanti, e sembra che anche i discepoli siano parte della grande folla che lo aspetta sulla riva. Per questo, appena sceso dalla barca, Gesù si perde nell’abbraccio della folla e comincia a insegnare loro molte cose, a lungo. Così, del luogo del riposo del Maestro si rivelano aspetti inediti: esso è alla fine proprio quel luogo da cui desiderava allontanarsi per un attimo insieme ai discepoli, il luogo che paradossalmente gli fa recuperare le forze proprio mentre minaccia di esaurirgliele.

E come i discepoli tornano da Gesù e gli raccontano quanto hanno compiuto, così anche le folle continuamente tornano a lui per raccontargli tutti i loro bisogni e le loro infermità; sono felici di ritirarsi con lui in disparte e riposare un poco con lui, all’ombra del suo sguardo.

I fili delle letture si collegano e convergono così sulla figura di Cristo, colui che non solo fa dei molti uno, ma anche fa acquisire un senso nuovo all’idea di pascolo. Il vangelo mostra che il pascolo è la presenza del pastore, non l’ambiente in cui si trova. Anche in un luogo deserto, anche in una valle oscura, le pecore del pascolo del Signore sono nella pace, perché stanno alla sua presenza, ammaestrate e custodite dalla sua parola.

 “Si mise ad insegnare loro molte cose” (v. 34).

Insegnare è gesto alto: è riconoscimento della dignità e della grandezza dell’altro; insegnare spoglia del potere e lo ridistribuisce; essere destinatari di un insegnamento apre alla coscienza e all’autonomia, fa alzare in piedi le persone, conferisce una “sana superbia” a chi è convinto di non valere nulla (don Milani). Gesù, insegnando, restituisce alla folla identità di uomini, riannoda il filo della creazione, quell’avventura corsa per primo da Dio, di mettere in potere delle creature il loro futuro: uomini di scarto, abbandonati a se stessi, ricevono direttamente da Gesù, in mano loro, le chiavi del Regno.

E’ utile andare nel deserto, là egli giunge tra noi, vede una grande moltitudine ed è preso da compassione. E mosso da compassione, prende a insegnarci molte cose. Ma comprenderemo i suoi insegnamenti solo se ci permetteremo di uscire dal rumore, dalla confusione e dall’indifferenza. Dobbiamo andare in un “luogo deserto” e riposare un poco, restare un po’ con noi stessi, con la nostra essenza profonda. Ed è in questa situazione di spogliamento che ritroviamo noi stessi e il fine del nostro percorso di fede. E non solo!                         

Bibliografia consultata: Tosolini, 2018; Boselli, 2018.


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