Lunedì 20 Maggio 2019 ore 20:31
CONSIDERAZIONI
A proposito del Centro Storico di Artena e della sua particolarità
Renato Centofanti: "è ora che chi pensa di poter dire delle cose sulla vita cittadina, le dica!"

Riceviamo e Pubblichiamo da Renato Centofanti:

Ringrazio l’amico Vittorio Aimati per aver preso spunto, dalle considerazioni presenti in ‘Proposte per Artena’, e aver affrontato seriamente i due quesiti posti in quell’articolo.

Vittorio ha capito, mi sembra benissimo, l’importanza della definizione del vecchio Montefortino perché, il nome si  intreccia con  l’identità culturale del paese e quindi con i suoi abitanti.

Come, è altrettanto importante chiarire la fondatezza di un ruolo primario, in una ipotetica classificazione dei ‘centri storici non carrozzabili’, in Italia e in Europa;

Questa ricerca statistica ha la sua importanza, perché da essa ne discenderebbero delle conseguenze di tipo amministrativo e di sviluppo cittadino: la più semplice – è l’uovo di Colombo – se, il centro storico di Artena ha un primato regionale o nazionale o Europeo, può benissimo e legittimamente ambire a finanziamenti adeguati a quella posizione statistica, cioè, finanziamenti che dovrebbero primeggiare o in ambito regionale e in alternativa, positiva, in Italia o Europa. Questo, darebbe una spinta a tutta una serie di attività da far rifiorire l’intera cittadina; ovviamente, questo sarebbe solo il primo risultato di una ricerca con effetti positivi sul fronte della riconoscibilità di un primato urbanistico e della sua particolarità.

Potersi fregiare di un primato urbanistico di tale portata, creerebbe, se ben supportato da un’amministrazione illuminata, ricadute culturali attraverso convegni scientifici adeguati alla primarietà urbanistica – qui mi viene in mente, la visione anticipatoria di quel gruppo di persone a partire dal Prof. Serafini, dal dott. Angelo Gentili, all’epoca studente e di altri giovani artenesi e non, che promossero la Summer School sulla Bio-Urbanistica, qui ad Artena, con la partecipazione di studenti e urbanisti da varie parti del mondo, ma la poca curiosità o poco acume o tanta provincialità, dell’amministrazione di allora, non seppe capirne le potenzialità.

Un buon modo sarebbe, riprendere quell’esperienza e vedere, se sia riproponibile e ampliabile; di quell’esperienza ne restano delle tracce, per fortuna, quei giovani ne fecero un video come testimonianza culturale.

Tornando alla questione del nome, del centro storico di Artena (ex Montefortino), pur avendo qualche perplessità, mi sembra che, Vittorio Aimati ne abbia dato una spiegazione sufficientemente valida per definirlo Centro Storico di Artena, anche perché, cosi  gran parte dei cittadini artenesi lo chiamano, quindi ciò che si è fatto strada nella realtà, è bene rispettare.

Chiudo, questo breve articolo ringraziando Vittorio Aimati, per aver messo a disposizione di  un dibattito pubblico e cittadino la sua conoscenza e passione storica, oltreché, la sua passione civile e culturale, è ora che chi pensa di poter dire delle cose sulla vita cittadina, le dica! C’è un solo modo per uscire da un senso di immobilità diffuso, quello di essere soggetti attivi e trovare la forza di stare nel dibattito pubblico, poi vedrete che ci prenderete anche gusto, perché in fondo siamo padroni del nostro destino, ovviamente del destino sociale e civile, della nostra cittadina e anche in senso più largo.

“Alzarono gli occhi, e percepirono il cielo” cosi, descrive l’inizio dell’umanità il grande filosofo G.B.Vico.

Anche il Rinascimento (lo chiamo Rinascimento perché, Vittorio Aimati ci sta insegnando con i suoi libri, che Artena ha vissuto un periodo di grande vivacità sociale e culturale, a cavallo dell’ottocento e del primo novecento) di Artena, dovrebbe partire da uno sguardo curioso e affascinato delle stelle e del cielo; traducendo: vedendo possibilità dove finora non sono state viste, e sviluppando una capacità di immaginare percorsi nuovi e innovativi; ovviamente, tenendo a mente sempre che: ‘La Relazione’ è il motore della socialità, dello stare insieme, e dell’economia.

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