Giovedì 17 Ottobre 2019 ore 02:26
MANOVALANZA O INTEGRAZIONE?
Chiusi i campi Rom, tutti i minori andranno a "lavoro" nella metro?
In Italia, secondo alcune fonti, si stima una presenza orientativa di Rom, Sinti e Camminanti tra i 130.000 e i 170.000

È di questi giorni l’affermazione, fatta dal ministro Salvini alla stampa, in cui si annuncia la chiusura dei campi rom entro la fine della legislatura nel rispetto, d’altra parte, dell’accordo di programma governativo, il cosiddetto “Contratto di governo” tra Lega e 5 Stelle, riguardante nel caso di specie il rapporto con i Rom.

Tale annuncio ha prodotto la reazione avversa di diverse associazioni che sono vicine ai Rom e che parlano di “pastrocchio che potrebbe generare una deriva razzista” tanto da predisporre, da parte delle stesse, comunicazioni urgenti all’Unione Europea per lanciare un paventato allarme xenofobia; secondo le stesse associazioni  la chiusura dei campi, inoltre, si configurerebbe come un’espulsione di massa in violazione dei trattati europei, visto che si tratta di cittadini comunitari.

In Italia, secondo alcune fonti, si stima una presenza orientativa di Rom, Sinti e Camminanti tra i 130.000 e i 170.000, pari a circa lo 0,25% della popolazione italiana, provenienti per lo più da Romania, Albania, Croazia, Bosnia Erzegovina e Serbia mentre l’ordinamento dell’Ue non parla di campi rom perché sono una realtà quasi esclusivamente italiana.

Poco, tuttavia, si parla dei minori Rom a parte il riferimento ad essi nel programma di governo in cui è stato concordato non solo la chiusura di tutti i campi nomadi irregolari in attuazione delle direttive comunitarie ma anche l’obbligo di frequenza scolastica dei minori pena l’allontanamento dalla famiglia o perdita della potestà genitoriale; eppure il “problema” dei minori Rom non è cosa da poco vista la presenza massiccia degli stessi nel circuito penale italiano.  Sono moltissimi gli adolescenti, infatti, che vi entrano e faticano ad uscirne poichè tornano a commettere nuovamente gli stessi reati. Essi vengono arrestati soprattutto per reati contro il patrimonio soprattutto per borseggi, furti in appartamento, furti nelle auto e di beni commestibili o vestiario. 

I minori rom che commettono reati, inoltre, provengono in gran parte dai campi, pseudo realtà abitative che presentano condizioni oggettive di forte svantaggio, degrado e precarietà anche dal punto di vista igienico-sanitario; questi fattori sicuramente riducono le possibilità di inserimento scolastico, lavorativo e sociale degli occupanti, in particolar modo dei minori, pur tuttavia dovendo fare i conti con una loro cultura fortemente radicata e difficile da cambiare e orientare.

Si innesca, pertanto, un circolo vizioso del quale è, spesso difficilissimo, comprenderne le cause e che è ancor più difficile interrompere; da qui una inevitabile ma comprensibile esclusione sociale delle comunità Rom che nel nostro Paese si trascina da almeno un secolo.

In Italia le misure cautelari per i minori sono quattro: la prescrizione che è certamente la meno restrittiva e che impone obblighi per le attività di studio o di lavoro ma la cui applicazione risulta essere difficoltosa per il mancato rispetto della stessa da parte del destinatario analogamente a quanto accade con la misura della permanenza in casa che prevede l’obbligo di rimanere presso l’abitazione familiare o in un’altra casa, per continuare il percorso rieducativo iniziato, la maggior parte delle volte, solo teoricamente; le altre due misure sono il collocamento in comunità, che può essere-socio educativa o terapeutica, che vede spesso la fuga del soggetto e quella della custodia cautelare in un Istituto penale per minorenni prevista per i delitti di maggior gravità.

Una particolarità è rappresentata dalla circostanza che le ragazze rom rappresentano la quasi totalità delle detenute degli Istituti minorili del nostro Paese anche perché, spesso, autrici di reati commessi mediante la costituzione di vere e proprie bande che operano in metro, autobus e luoghi affollati.

Deve far riflettere, inoltre, la circostanza che nella regione Lazio, e ancor di più nella città di Roma, i Centri e gli Istituti di pena accolgono un numero di minori tra i più alti del Paese; è anche vero che un minore rom, rispetto a un suo coetaneo non rom, ha 60 possibilità in più di essere segnalato alla procura della Repubblica presso il tribunale per i minorenni e lo confermano le notizie come ad esempio quella della banda di rom, composta da due ragazze e un ragazzo di 16 anni, responsabile di ben trenta furti negli appartamenti in zona Appio a Roma e finita in manette lo scorso mese di agosto oppure quella di due rom minorenni i quali, qualche giorno fa a Roma, durante una folle corsa con l'auto rubata e seminando il panico nella Capitale investono una donna di 49 anni; di episodi analoghi se ne viene a conoscenza quotidianamente sui giornali e sicuramente il problema esiste e rappresenta motivo di insofferenza nella popolazione che in metro come sul marciapiede non si sente sicura di poter passeggiare con tranquillità senza essere borseggiata o derubata.

D’altra parte se presso i tribunali per i minorenni, secondo alcune fonti, viene segnalato un minore rom su 17 contro un minore su 1000 per i minori non rom ci sarà anche un motivo, sul quale interrogarsi, che difficilmente può essere eliminato attraverso gli attuali percorsi di prevenzione per i minori rom che vivono nel nostro Paese; è necessario porsi analoghi interrogativi in merito all’affidamento dei minori rom riguardo al quale le associazioni già accusano gli organi istituzionali di strapparli alle proprie famiglie per darli in affido in numero così alto da costituire un fenomeno di grandi dimensioni; a Roma e nel Lazio un bambino rom ha, infatti, 40 possibilità in più di essere dichiarato adottabile rispetto a un bambino non rom mentre anche riguardo alla scolarizzazione, pur ai fini dell’integrazione, i risultati non sono dei migliori, infatti tra 2002 e 2015 il comune di Roma ha speso 27 milioni di euro per la scolarizzazione dei minori rom ma uno su 5 non si è mai presentato in classe determinando, così, un altro spreco di denaro pubblico per un’integrazione mai verificata nei risultati e che difficilmente si realizzerà nel breve o medio termine.

Ci si pone, pertanto, una domanda: i minori Rom vorranno e troveranno integrazione attraverso un processo lento ma graduale o diventeranno ancor più manovalanza per reati e comportamenti criminosi? Sarebbe d'uopo che il Governo accanto a provvedimenti decisi ed importanti si ponesse domande altrettanto importanti onde evitare un peggioramento dell'attuale situazione sociale e della sicurezza delle città.

 


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