Mercoledì 12 Dicembre 2018 ore 02:05
EU E LOBBY UNITI
Manovra economica, inizia il grande attacco europeo a Lega e M5S
EU e Lobby già mobilitati per sferrare l'attacco finanziario e politico all'Italia

La manovra economica è stata appena approvata e già si mobilita l'intellighenzia nazionale ed europea, finanziaria e non, per sferrare il grande attacco; giornalisti, opinionisti, editorialisti, tutti uniti contro un unico nemico comune, l'attuale governo e le riforme che ha iniziato a varare. In realtà di avvisaglie e schermaglie ce ne sono state già a partire dalla chiusura dei porti e dal blocco degli "sbarchi" dei migranti, quando il ministro Salvini e il governo italiano hanno costretto a venire allo scoperto Governi e Istituzioni europee lasciando ben intravedere il disegno sotteso ma questo è un discorso diverso, non per gli scopi finanziari che l'Italia stimola all'estero bensì per la circostanza che una manovra economica non è il blocco di un porto ma è il timone, con tutta la nave attorno, che conduce una intera nazione verso la ripresa o il baratro, come in questo momento storico-economico.

Mentre infatti da un lato si ascolta da una voce, ad esempio Bagnai della Lega, che "il reddito di cittadinanza aumenterà i consumi utili per la ripresa", dall'altro si ascolta che "la manovra impoverisce tutti e fa male a Italia ed italiani"; strano che a dirlo sia "l'alleato" Berlusconi il quale in tempi passati ha sempre invitato e stimolato gli italiani a spendere per dare impulso, in quel periodo, ad una economia stagnante e, conseguentemente, ad un PIL altrettanto immobile. Tuttavia se, poi, si ascolta l'espressione dispregiativa secondo la quale, quella appena varata, è una manovra da comunisti fanatici e la si ascolta da chi di comunismo se ne intende poichè indossa ancora oggi le mutande rosse con la falce e martello impressi in giallo allora si diventa sospettosi e ci si inizia a chiedere se non ci sia qualcos'altro oltre alla normale e dovuta critica politica che rientri nel giusto equilibrio tra maggioranza ed opposizione.

Tajani si è espresso, chiaramente, contro le misure previste dalla manovra economica auspicando una manovra che preveda "meno assistenzialismo e più aiuto alle piccole e medie imprese", fin qui nulla di male visto che dal 1994 è eurodeputato di Forza Italia ma nella sua qualità di Presidente del Parlamento Europeo il suo esprimersi non è del tutto coerente con il ruolo istituzionale che ricopre; se poi pensiamo che è anche italiano allora il cerchio si chiude e il disegno inizia ad assumere contorni ed aspetto più definiti.

Abbiamo accennato ad aspetti finanziari legati a lobbies di potere, infatti, ancora non vi era stata la conferenza stampa che presentasse la manovra nei suoi aspetti e particolari che già la Borsa andava a picco, più rapidamente del Titanic, e lo spread in una salita alpina. La "manovra del popolo" affonda Piazza Affari, questo il titolo che riassume la visione giornalistica italiana di una manovra che, in realtà, nessuno si è fermato davvero a valutare con obiettività; chissà non abbia ragione Salvini quando afferma “I mercati? Se ne accorgeranno dopo che l’avranno letta”.

Tuttavia se De Luca invita il M5S a festeggiare in piazza ed Emiliano rivolgendosi alla sinistra afferma “il PD cambi e smetta di difendere le lobby e i poteri forti. Manovra del governo? È di sinistra” allora, forse, il dubbio che questo governo qualcosa di buono stia facendo inizia a sorgere, al di là delle reazioni dei mercati o delle affermazioni del Presidente Mattarella il quale, per quanto correttamente e nel suo ruolo istituzionale richiami all'attenzione per i conti secondo la costituzione, non sembra sia intervenuto nei medesimi precedenti contesti allo stesso modo e con analoghi toni. Eppure la risposta, di rimando inoltrata da Salvini, "anni di manovre economiche imposte dall’Europa hanno fatto esplodere il debito pubblico" risuona come l'eco istituzionale di chi ha affermato che "le spese militari che uccidono salvano l'economia mentre il reddito di cittadinanza che salva e non uccide sprofonda l'economia". 

E' vero che se agli inizi di maggio il mercato azionario valeva oltre 700 miliardi in termini di capitalizzazione complessiva, oggi ne vale soltanto 620, è altresì vero che le perdite dei mercati superano il 4% e il differenziale Btp/Bund è quasi a 280 punti base ma è anche vero che dalla recessione degli ultimi anni, qualsiasi cosa dicano le statistiche del momento, non si è riusciti nemmeno a vedere la luce in fondo al tunnel; decine di migliaia di aziende hanno chiuso e continuano a chiudere o a trasferirsi all'estero, il nord est decimato nella sua forza imprenditoriale, centinaia di migliaia di senza lavoro, milioni di cittadini ai limiti o sotto la soglia di povertà ed una disoccupazione giovanile senza precedenti, tutti elementi  che hanno spinto il primo governo, forse più libero da vincoli, a decidere di aumentare il proprio deficit per distribuire ricchezza.

Mentre si dibatte a spada tratta di indebitamento, economia, mercati, borsa, spread, e così via c'è chi, nostalgico, continua a parlare di antifascismo, razzismo, leggi razziali come Damilano che continua con l'Espresso a vedere fantasmi e a fare congetture ritornando ad affermare che "il decreto sicurezza di Salvini introduce, per la prima volta nella storia della Repubblica, un nuovo discrimine, negando i diritti sanciti dalla nostra Costituzione. Con il decreto sicurezza di Salvini la deriva razzista diventa legge"; una voce fuori dal coro del momento l'Espresso che, tra l'altro, ammette che "è vero che l'Italia del 2018 non è quella del '38" ma, nonostante tutto, si trova il modo di parlare di razzismo e a furia di parlare di fantasmi rischiamo, prima o poi, di vederli davvero.


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