Giovedì 15 Novembre 2018 ore 19:34
RISCHI IN RETE
Internet, web: "C'è una bestia nei social network?"
Lobbies e società di consulenza rubano dati per indirizzare il consenso di utenti ed elettori

Grazie alle indagini sul “Russia Gate” e alle ingerenze russe nelle elezioni presidenziali americane, tutt’ora in corso, sono emersi i reati connessi con l’attività della Cambridge Analytica, una compagnia britannica di consulenza e di gestione di dati informatici, per influenzare il voto degli elettori americani. La Cambridge Analytica era stata fondata a Londra nel 2013 da Steve Bannon (uno dei consiglieri dello staff elettorale di Trump) e da Robert Mercer, che vi investì 15 milioni di dollari. La società aveva sedi anche negli Stati Uniti. Tuttavia, a seguito delle indagini, emerse che la Cambridge Analytica aveva rubato i profili di 50 milioni di utenti americani da Facebook, acquisendoli da un ricercatore esterno che li aveva raccolti a “scopi accademici”. In seguito a ciò Facebook ha bandito la società dalla sua piattaforma, ma la verità è che Facebook era al corrente di questo uso improprio dei dati in suo possesso. Fatto sta che il 2 maggio di quest’anno la società inglese ha dichiarato bancarotta, a causa di questo scandalo ma gran parte dei personaggi chiave coinvolti nel furto dei profili, si è riciclata in Emerdata, nuova compagnia in tutto simile a Cambridge Analytica.

Quali sia l’ampio spettro delle attività di queste compagnie, si deduce bene da quanto si legge in Wikipedia: “Una serie di video effettuati con una telecamera nascosta all'insaputa degli interlocutori pubblicati nel marzo 2018 mostrava l'amministratore delegato di Cambridge Analytica che si vantava dell'uso di prostitute, corruzione e altri metodi per screditare i politici dell'opposizione su cui conduce la ricerca e analisi per le campagne elettorali.”

La società "gestiva tutta la campagna elettorale sulle piattaforme digitale di Donald Trump", comprese le possibili attività illegali. Se questo sia “lo scandalo del secolo”, come lo ha definito Giovanni Buttarelli, garante della privacy della UE, non lo sappiamo ma di certo è il sintomo di un male molto grave e di una evidente faglia che si apre nella gestione di questi mezzi, ritenuti un simbolo di libertà e di democrazia diretta. La possibilità di dialogare direttamente, senza intermediari, immediatamente tra individui. Ma, come ha detto al riguardo il professor Massimo Cacciari, “solo gli angeli dialogano immediatamente”.

In una inchiesta postata su YouTube, dal giornalista Sandro Ruotolo, per fanpage,it , si afferma che nel mondo ci sono 5 miliardi di persone interconnesse con la rete. In Italia gli utenti sono 43 milioni e passano circa 6 ore al giorno davanti al computer/telefono/tablet, a leggere, giocare, chattare, guardare, studiare. Questo dato dimostra che Internet ha ormai doppiato la Tv e si prefigura come il “media” più potente per la comunicazione nazionale in questo Paese. Gli utenti dei social network, voi sapete, aprono un account con il proprio profilo: foto, nome, cognome, indirizzo, storia professionale e sentimentale… ma in realtà possono aprirne molti di più, anche 10 o 15 con nomi inventati e storie personali false. Cento utenti possono facilmente diventare 1000 o 1500 in un batter d’occhio. Organizzazioni che mirano all’uso strumentale dei social come gruppo di pressione, possono facilmente realizzare tutto questo. Nell’inchiesta si analizza, con Alex Orlowski, un ex hacker, cosa sta accadendo nella rete, con attività, nemmeno tanto nascoste, come quella di Luca Morisi, mantovano, fondatore de La Bestia: una società di gestione di dati informatici, che lavora per conto della Lega dal 2014. La Bestia si occupa di controllare in rete quali reazioni abbia il pubblico a certi post/notizie diffuse appositamente.

Il sistema controlla le reti sociali interconnesse con l’account Matteo Salvini e analizza quali sono i post e i twitt che ottengono i migliori risultati, in termini di adesione (detti like). Se io posto la notizia, vera o falsa che sia, che Salvini e la Isoardi si sono lasciati, voglio vedere a quanti questa notizia piace o non piace, a quanti non interessa. Ho preso una notizia di gossip per farvi capire che questo meccanismo si adatta a tutto, alle vendite della crema di cioccolato, alla popolarità di un cantante, così come al gossip o anche agli slogan della politica e al consenso ideologico. Attraverso i link possiamo capire quanti stanno convergendo su un tema e se quel tema sarà utile alla nostra campagna elettorale prossima. Se devo incentivare il tema o se devo abbandonarlo. Posso sapere non solo quanti hanno aderito ma nello specifico anche “chi” ha aderito e se esprime consenso o no e se posso pensare a costoro come potenziali amplificatori della notizia. Quello che chiamiamo “effetto virale”.

Facciamo un esempio.

Matteo Carnieletto sabato 8 settembre 2018 alle 15.54 pubblica la seguente sequenza su ilGiornale.it:

Ti svegli una mattina e pensi che gli hacker abbiano preso possesso del profilo Facebook dei tuoi contatti. L'hashtag #ComplicediSalvini è un po' ovunque.

E si domanda : Cosa c’è dietro l’hashtag #ComplicediSalvini ?

Luca Morisi@lumorisi

Mi denuncio: sono #complicediSalvini

14:30 - 7 set 2018

377 (like) 259 utenti stanno seguendo

Informazioni e privacy per gli annunci di Twitter

Inizia subito la reazione a catena. Il messaggio viene rilanciato da 135 persone e, poco alla volta, diventa virale. In poche ore l'hashtag finisce tra i trending topic e da Twitter si trasferisce anche su Facebook. Luca Alagna, esperto di comunicazione, nota che "720 profili hanno continuato a twittare e RT #complicedisalvini tutta la notte (1am - 5am) producendo quasi 2000 contenuti di cui il 75% RT". Dove RT, lo scriviamo a scanso di equivoci dato che l'incubo dei troll Russi è sempre in agguato, non sta per Russia Today, emittente vicina al Cremlino, ma per retweet.

Di questi duemila tweet, circa 300 arriverebbero dall'estero, in particolare dagli Stati Uniti e l'83% sarebbero retweet. Secondo Alagna, citato dal Corriere, "il sostegno a stelle e strisce è partito da Alana Mastrangelo: utente verificata che si presenta con un mitra nella foto di copertina e fa parte del movimento ultraconservatore Turning Point Usa, vicino a Steve Bannon".

alana mastrangelo

@ARmastrangelo

Today, Italian prosecutors threaten jail time by confirming they’re investigating Matteo Salvini for defying the EU in regards to immigration.

Right now, Italians are reacting by trending the hashtag #CompliceDiSalvini at #1 on Twitter, which means “accomplice of Salvini”

18:23 - 7 set 2018

697 (like) 472 utenti stanno seguendo

Val la pena sottolineare che Alana Mastrangelo è una ragazza in carne ed ossa (con simpatie di destra) che, da italo-americana, si interessa della politica di questi due Paesi. Se si guardano i profili che hanno rilanciato il tweet, si scopre che la gran parte di essi sembrano reali e non fake. Alana conta oltre 135mila follower e il suo tweet è stato rilanciato, nel momento in cui scriviamo, solamente da 268 persone. Un po' pochino per parlare di una strategia orchestrata per aiutare il ministro. ilGiornale.it ha provato a contattare la Mastrangelo, senza però avere, almeno per ora, alcuna risposta.

Sul Corriere, Alagna nota infine una cosa: "Prendiamo gli utenti unici: dall’Italia hanno fatto un tweet originale (hanno quindi scritto qualcosa di loro pugno, ndr) 216 profili su 245 totali". Un dato che dimostra come la campagna abbia funzionato non perché rilanciata da dei bot, ma perché contiene un messaggio semplice e condiviso da molti italiani.

Alana Mastrangelo, nella foto sul suo account facebook

Ecco perché sembra sempre che Salvini sia in sintonia con l’opinione della gente. In realtà non è seguito da 60 milioni di Italiani, come dice lui, forzando la mano alla realtà, ma da tre milioni di utenti, solo che questo dato riempie il web e fa apparire l’adesione ai suoi post più ampia. Questo poi si rifletterà nelle opinioni degli intervistati dei sondaggi, perché le opinioni della rete hanno la funzione di “segnare” l’idea vincente, alla quale gli altri si accodano. Di quei tre milioni forse 2/3 sono italiani, gli altri sono stranieri. Alcuni di questi non sono seguaci ma solo curiosi, che vogliono vedere cosa dice e cosa fa il signor Salvini, Ministro degli Interni del Governo Italiano. Su 43 milioni di utenti Italiani, avere 2 milioni di seguaci non è tanto ma è sufficiente per far sembrare Salvini il più amato dagli italiani.

Si tratta di far emergere un atteggiamento che i più tenevano nascosto. Chi da sempre ha tendenze omofobe, razziste o è una persona che teme l’immigrazione ma si vergogna a dichiararlo, perché quando lo ha fatto a scuola, con gli amici, a lavoro magari è stato deriso, criticato o è stato definito razzista, ha paura a farlo ma quando sulla rete trova qualcuno che sostiene ragioni politiche, ideologiche, per frenare l’immigrazione, questo dà la giustificazione politically correct per aderire a certe istanze. Non è che gli italiani prima fossero catto-comunisti e poi d’un tratto si scoprono leghisti. Così come nel 1945 passarono dall’essere fascisti a democristiani e comunisti… Sono fenomeni che accadono in ogni paese del mondo. Certe pulsioni xenofobe, che stanno riattraversando tutto l’occidente, dalla Polonia alla Francia, dalla Germania agli Stati Uniti sono insite nella natura umana che ha paura dell’altro, dello sconosciuto, di quello che non sa e che vive come minaccioso. In una situazione di instabilità sociale ed economica e di fragilità e di ignoranza culturale è facile che la paura si tramuti in odio, la solidarietà in rifiuto verso il più debole, verso chi sta peggio di noi. Solo la cultura e la conoscenza possono combattere l’irrazionalità della paura.

Se oggi Salvini sembrerebbe godere di un seguito elettorale che supera il 30%, non significa che gli Italiani siano diventati improvvisamente ferventi leghisti, mentre fino a pochi mesi fa erano renziani o grillini. Diciamo che certe tesi di Salvini, banalmente ammantate da un furbo “buonsenso”, basate su slogan o frasi ad effetto, sono difficilmente confutabili da una classe media borghese, in grande difficoltà economica e senza più punti di riferimento. Questo è accaduto grazie al disastro procurato in anni e anni di mal governo, prima del centro destra e poi del centro sinistra. Si è vero la Lega era corresponsabile ma l’elettore ha la memoria corta. Distingue il giovane Salvini, dal vecchio Bossi padano e federalista. Dimentica le frasi oscene rivolte dai leghisti ai meridionali, fra i quali c’era lo stesso Matteo, più giovane età e con felpe diverse. Dimenticano i condoni votati, l’appoggio a Berlusconi, la legge Bossi-Fini che ha creato il reato di clandestinità intasando i tribunali e criminalizzando disgraziati, i 49 milioni di euri sottratti allo Stato e restituibili, dalla Lega, con uno scandaloso accordo, in 80 anni! Dimenticano tutto e chiedono una soluzione alle tasse, alla disoccupazione, alla insicurezza in cui vivono o sentono di vivere. Salvini ha scoperto questo punto debole dell’elettorato di centro e lo va utilizzando per costruirsi una opportunità politica che il centro destra non poteva certamente dargli. Il centro sinistra, avviluppato nei suoi errori strategici e tattici rimane bloccato dai renziani e non trova una strada di uscita dalla propria crisi e non è in grado di costituire una seria alternativa, almeno da quello che è dato vedere fin qui.

Quando Salvini afferma: “Non possiamo ospitare tutti gli africani. Prima gli Italiani che hanno bisogno poi gli altri. Se uno viene qui a lavorare, se accetta le nostre leggi e la nostra cultura bene sennò a casa sua, sono tutti concetti di facile presa ma facilmente smontabili. Nessuno ha mai pensato di spostare l’Africa in Italia, nemmeno gli stessi africani, ovviamente. E “Prima gli italiani “si riferisce a chi ha la cittadinanza o a chi ha la pelle chiara? Perché se è la cittadinanza, come sarebbe logico fosse, appare evidente che è un concetto egualitario, che riguarda anche italiani acquisiti, con regolare diritto di cittadinanza, anche se di origini diverse. Altrimenti sarebbe infondato, perché nessuno straniero può vantare “diritti di cittadinanza” finche non li acquisisce e il problema non si pone. Su rapine e violenze e stupri le statistiche denunciano un reale calo delle stesse, a fronte di una crescente paura. La sensazione non ha un fondamento ma c’è e condiziona i giudizi. I responsabili dei reati sono per lo più italiani e nel caso degli stupri addirittura i familiari delle vittime in primis, non gli africani o comunque stranieri. Poi è evidente che uno che commetta un reato, a qualsiasi etnia appartenga, debba essere perseguito in quanto criminale, non in quanto africano o asiatico. Però la sensazione della gente è che esista un’invasione, seppur non dimostrata da nessuna statistica ufficiale. L’Italia ha una presenza di stranieri x 1000 abitanti tra le più basse in Europa (2,4%, la Svezia ne ha il 23,4%). Da noi ne arrivano tanti ma non vogliono restare in Italia, vogliono andare in Germania, in Francia, a Londra, a Stoccolma dove hanno amici e parenti e le occasioni di lavoro sono maggiori.

Tuttavia questi slogan fanno presa su un elettorato che non è legista, magari è di sinistra, ma che vede i problemi del paese aggravati dalla minaccia dell’immigrazione. I fatti di cronaca come le rapine, le violenze e gli stupri, vengono esaltati sui post ad arte, quando sono commessi da africani e nascosti quando sono commessi da italiani. Questo giochetto non fai che avvalorare quello che la gente VUOLE SENTIRSI DIRE e cioè che “loro” sono un pericolo, una minaccia per le nostre figlie, per le nostre mogli, per le sorelle. L’atavico senso di possesso del maschio italico torna in auge ed esce sdoganato dai post della Bestia, su commissione della Lega che, a questo punto, trovano una perfetta aderenza con quelli dell’estrema destra. Poco importa che Lega e Fascisti partano da posizioni opposte, i primi erano secessionisti e federalisti i secondi nazionalisti e centralisti e oggi si ritrovano insieme, non solo a tavola, perché il nemico comune che individuano nell’europeismo, nell’euro, nelle politiche di integrazione venga battuto. L’Europa delle banche e dei burocrati li aiuta. Sui social le espressioni, le esplosioni direi, di irritazione e di indignazione che si verificano ad ogni post che mostri il pericolo immigrazione, si corrobora dalla quantità di like che escono dall’oscurità della piccola borghesia e riempiono di offese i responsabili.

Chi si oppone, chi cerca di prendere le distanze e di ragionare viene quindi assalito da un attacco concentrato di twitt nei quali le parole più gentili sono gli insulti, se non le minacce di morte. Si è sdoganata una violenza inaudita che fa paura. Ne hanno fatto le spese la ex presidente della Camera Laura Boldrini, che è dovuta ricorrere alle denunce alla polizia per identificare i colpevoli di post del tutto falsi, dedicati a improbabili parenti della stessa deputata, che sarebbero stati favoriti da improbabili raccomandazioni. Tutto falso, tutto denunciato, le cause e le sentenze andranno a ripagarla ma non saremo ripagati noi utenti, per i danni morali che il nostro Paese subisce. Per una perduta credibilità sul senso di responsabilità comune per esempio. Ne ha fatto le spese una ragazza vittima dei suoi compagni di scuola, che in seguito all’onta di un suo video intimo postato, ha subito un pestaggio mediatico che l’ha condotta al suicidio. Non si capisce da dove prenda il via questa enorme capacità di odio che il web scatena. Forse è una carica repressa da tempo che trova una valvola di sfoga in chi si mostra ferito o potenziale colpevole. Ne ha fatto le spese il professor Raffaele Ariano (singolare che si chiami proprio così!) che per aver denunciato una frase razzista della capotreno delle linee Trenord, venne messo alla berlina dalla claque di Salvini, che cominciò a pubblicarne la foto, il nome e l’indirizzo del professore, per avviare una sorta di linciaggio mediatico, con intimidazioni da squadrismo digitale. Secondo successive dichiarazioni e relative denunce depositate presso le forze dell’ordine, le minacce arrivavano da dichiarati leghisti, fans di Casa Pound e di Forza Nuova. Pochi erano gli aficionados di Beppe Grillo.

Ma come funziona la macchina del consenso? Se parte un twitt su “#noiconsalvini” è chiaro che interagiranno tutti i seguaci del partito Lega e i simpatizzanti che ruotano attorno al personaggio “Ministro”, movimenti di destra ma anche oppositori che, comunque, entrano in contatto e scambiano chat dialettici. Può accadere che si aggiungano anche utenti dall’estero, come i “supranisti” bianchi razzisti di Bannon, il movimento pro armi degli Usa, la NRA, ovvero la più potente delle lobbies americane, in grado di determinare o meno l’approvazione delle leggi che possano ridurre la libertà di acquistare e detenere armi da parte dei cittadini americani. Gli amici stranieri vanno a ingrossare il numero dei like di partenza. Non sono tutti italiani quindi.

Come vedete tutta Italia è con noi …” è una frase priva di fondamento, saranno 1000 o 2000 utenti che interagiscono e non tutti d’accordo. Ma questo dato del link farà credere che sia così e voi sapete come funziona in Italia, quando si crede che ci sia un vincitore sono tutti pronti a salire su quel carro ed ecco spiegato il momento euforico dei sondaggi pro Salvini. Tuttavia lui non è uno sprovveduto, ha capacità politiche non indifferenti, intuito e spregiudicatezza sufficiente per non cadere nel tranello di andare a incassare quell’ipotetico consenso troppo in anticipo, perché non ne avrebbe immediati vantaggi in termini di seggi utili a governare e i consensi si possono logorare e potrebbero trasformarsi in dissenso o in menefreghismo, appena qualcuna delle sue promesse elettorali dovesse risultare irrealizzabile. Sta accadendo per i 5 Stelle anche se per ora a solo vantaggio della Lega. Il pericolo però è dietro l’angolo. Non solo, anche l’affermazione lo è. Se Salvini riuscisse ad ottenere dei risultati tangibili, in tempi stretti, dall’azione di questo Governo, potrebbe, allora si, consolidare i tre milioni di link in molti milioni di voti.

Ormai tutto passa per la rete, per i social media. Si vincono e si perdono campagne commerciali e anche elettorali. Si vende o si fallisce. La politica, il voto, sono ormai una merce come le saponette. Gli elettori sono dei consumatori che usano il voto come un dentifricio ma altrettanto come un dentifricio possono cambiare marca da un momento all’altro. Per questo le lobbies, che esistono da sempre, sono state svelte a capire da che porta soffiava il vento, per cavalcare la situazione. Per esempio quelle che dagli Stati Uniti appoggiano le iniziative de La Bestia e di Salvini sono quelle famose delle armi. Ecco spiegato perché la Lega va a favore di una maggiore facilità all’acquisto e all’uso delle armi da parte dei cittadini. Non ce n’è bisogno ma si usa la paura delle aggressioni in casa e dei furti nei negozi, per invocare il diritto alla legittima difesa e per votare leggi che liberalizzino –per quanto possibile in Italia al momento- l’uso delle armi.

La signorina Alena Mastrangelo, di cui prima abbiamo citato la connessione con la Bestia, fa parte di questo gruppo come “patriota americana di origini italiane”, colei che traduce i video di Salvini in inglese a favore del pubblico americano e ha un gruppo di account (quindi non persone ma punti di contatto) che supportano gli hashtag di Salvini. La Mastrangelo lavora per First-Generation America, @NRA @John CarrollU alumna @TPUSA staff @dcexaminer contributor. NRA è l’associazione pro armi Usa. John Carroll è l’Università privata gesuita dell’Ohio nella quale lei ha studiato. Turning Point Usa è una organizzazione di estrema destra di Steve Bannon.

Con Steve Bannon, Salvini ha stretto una forte alleanza incontrandolo a Roma i primi di settembre di quest’anno, quando ha aderito a The Movement, il fronte populista e sovranista che è stato costituito in vista delle elezioni europee prossime. All’incontro era presente anche Mischael Modrikamen, uno dei fondatori dell’alleanza “anti-Soros”, che vorrebbe tentare di replicare in Europa le dinamiche propagandistiche che hanno aiutato Trump a conquistare la presidenza.

Tutto questo intrecciarsi di alleanze e simpatie della Lega con la estrema destra americana, francese, mitteleuropea e italiana è ovviamente non solo legittimo ma fa parte del normale gioco politico. Quello che lascia sconcertati, oltre ai reati di cui si sono macchiati in passato questi alleati e alle relative condanne che hanno subito nei rispettivi paesi, è l’idea di utilizzo dei social network che essi esprimono. In pratica per loro i social sono delle scialuppe per ottenere il massimo consenso politico ed elettorale. Con qualsiasi mezzo legale o illegale. Quello che una volta i partiti volevano ottenere con il controllo della tv e della radio, ora lo cercano sulla rete. Tutti i governi del mondo se ne sono accorti. Quando non potevano controllarla impedivano alla rete di entrare nei propri paesi o ne limitavano l’accesso. Ora stanno capendo come sfruttarne il potenziale di influenza. La destra ha capito che l’uso autoritario della rete ne fa uno strumento duttile e facile per controllare la gente. Basta trovare un filo comune che possa legare la classe medio bassa dell’occidente, quella caduta in povertà, quella che non ci sta a sentirsi all’ultimo gradino, alla pari con gli immigrati, i reietti del mondo.

Un filo che ormai unisce l’Europa con gli Stati Uniti, con l’Australia e ora anche il Brasile. Gli americani sono ora alle prese con la carovana che sale dall’Honduras, di madri, bambini e vecchi “che potrebbero fare del male ai nostri militari” tuona Trump, in cerca di voti per la tornata elettorale di novembre. Voi vi immaginate l’esercito più potente del mondo preoccupato dall’assalto (a suon di pietre) da parte dei profughi dello staterello del Centro America? Beh lui ha il coraggio, la sfacciataggine direi meglio, di dirlo e in America c’è chi è disposto a credergli. Sarà interessante assistere all’incontro/scontro se mai accadrà, per vedere se le telecamere, in territorio messicano, saranno lasciate libere di riprendere questo “assalto” ai confini del Texas e della California.

Intanto in America è nata Identity Europe, fondatori Nathan Damigo, Elliot Kline, Patrick Casey, un gruppo che ha alle spalle diverse lobbies e personaggi che si presentano come difensori della razza ariana. Vi ricorda qualcosa? Damigo, già condannato per rapina a mano armata, è un ex marine dell’esercito americano, dichiaratamente antisemita, antiarabo, antidemocratico. Il suo obbiettivo è la nazificazione degli Stati Uniti. Per riconoscersi sui social usano il logo di una rana (lo fa Gab.ai un social tipo Twitter ma dichiaratamente di destra). Altri simboli sono la “n” di Nazareno, che i militanti Isis usavano per segnare le porte dei cristiani da ammazzare, così come facevano i nazisti con la stella di Davide per gli ebrei da deportare… reminiscenze bibliche. Oppure c’è la croce X che indica un sito “bannato”, cioè eliminato, per contenuti impropri. Poi c’è “100%” per identificare i siti “ariani”. Chissà se un giorno, studiando qualche libro di Cavalli Sforza riusciranno ad imparare che le razze non esistono, dal punto di vista genetico ne esiste solo una: la razza umana, alla quale però bisognerebbe dimostrare di essere degni di appartenere.

La difesa della cosiddetta “razza bianca” è l’ideologia xenofoba che alimenta queste posizioni. Ripeto, magari il commerciante della Balduina che aderisce alle dichiarazioni di Salvini, che la Bestia pubblica, non la pensa come lo skinhead del Tufello sul fascismo, ma vota per chi vuole ricacciare in mare gli stranieri e così pensa di difendere gli Italiani. In realtà non si difendono gli Italiani ma i propri interessi, sia commerciali che di potere. Agli Italiani l’incontro con altri popoli e altre culture ha sempre fatto del bene, dall’epoca di Roma antica, a quella di Federico II Barbarossa nel medioevo, al Rinascimento e via via fino ai giorni nostri. Prima che una ennesima crisi del capitalismo aprisse le voragini delle nostre paure e la incredibile presenza della rete sociale concedesse, a gente senza scrupoli, di aumentarle a dismisura. Lo sviluppo delle arti e della cultura nasce proprio dall’incontro tra diversità. La storia italiana è lì a dimostrarlo, nella pittura, nella letteratura, nella scultura, nell’architettura, nella musica… basterebbe studiare o non dimenticare

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