Lunedì 10 Dicembre 2018 ore 17:12
ABUSI LEGALIZZATI
NO ai limiti di velocità assurdi: è ora di ribellarsi. Dì basta anche tu
Col pretesto della sicurezza si mira solo a fare cassa. Una situazione odiosa che non va più tollerata

Stiamo guidando: la strada è extraurbana, scorrevole, senza nessun impedimento particolare a viaggiare a una velocità ragionevole. Si potrebbe farlo tranquillamente a 90 chilometri all’ora, o quantomeno a 70. E invece no: la segnaletica ci avverte che bisogna fermarsi a 50. O persino a 30. Altri cartelli precisano che ci sono dei controlli elettronici.

Magari non è vero – spesso non lo è – ma la minaccia sussiste comunque. Lasciandoci lì a fare i conti con la solita frustrazione: perché ci tengono sotto la spada di Damocle di una possibile multa, se procedendo a un’andatura un po’ più spedita non faremmo nulla di strano, né di realmente pericoloso?

La risposta è il classico segreto di Pulcinella. Tutti lo sanno, quasi tutti fanno finta di non saperlo. Un abuso strisciante col quale ci si è abituati a convivere. Una di quelle tipiche situazioni “all’italiana”: in teoria le norme sono draconiane, di fatto sono applicate nella maniera più intermittente.

A volte la multa arriva davvero, ma non così di frequente, o di importo così elevato, da rendere la situazione del tutto insopportabile. E quindi si finisce col rassegnarsi. Si rallenta un po’, ma non troppo. Si tiene conto del limite di velocità indicato, per quanto assurdo, ma non del tutto. Si spera che gli autovelox non ci siano davvero. E se invece ci sono, e la sanzione viene irrogata, la si paga comunque. A malincuore, ma la si paga. Forse con una vera difficoltà a mettere insieme i quattrini necessari, visti i livelli modesti o persino infimi degli stipendi e degli altri redditi, ma la si paga.

Tutto questo è sbagliato. È inaccettabile. E deve finire.

Da oggi, perciò, diamo inizio a una campagna permanente su questi temi. Invitandovi a rilanciarla ovunque possiate, a cominciare da Faceboolk e dagli altri social. Sperando di riuscire a innescare una reazione a catena. Che porti a essere in grado di esercitare una pressione poderosa sulle forze politiche, tanto nazionali quanto locali, fino a “costringerle” a farla finita con queste rapine legalizzate.

Siamo utenti delle strade: non polli da spennare a piacimento, a suon di divieti fabbricati a tavolino al solo scopo di estorcere soldi.


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