Giovedì 13 Dicembre 2018 ore 11:51
NUOVA OCCUPAZIONE
Entro 5 anni 3,2 milioni di posti di lavoro. Ma con diverse incognite
La stima è di Unioncamere, mentre a rilanciare il dato è il M5S. Rivendicando i meriti del governo Conte

La cifra balza all’occhio: 3,2 milioni di posti di lavoro. E siccome la fonte è tecnica, Unioncamere (che è appunto l’associazione che riunisce le singole Camere di commercio, che a loro volta riuniscono le imprese dei diversi territori), c’è da ritenere che la valutazione abbia un fondamento oggettivo.

Quello che va subito specificato, però, è che il totale è riferito ai prossimi cinque anni. Pertanto, non è che sia in arrivo un boom economico di enormi proporzioni, capace di moltiplicare in maniera quasi esponenziale le opportunità di occupazione.

Gran parte di quei posti di lavoro si renderà disponibile a causa del più normale dei fenomeni, ossia il pensionamento degli anziani e il relativo turn-over. E semmai bisognerebbe verificare – visto che al momento le agenzie giornalistiche non lo chiariscono e il report ufficiale non è ancora disponibile – se nei calcoli di Unioncamere si è tenuto conto oppure no dell’incremento di pensionati derivante dalle preannunciate modifiche alla Legge Fornero.

Poche certezze, a parte il turnover

Vediamo i dettagli.

La stima accorpa le esigenze sia dei settori privati, sia della pubblica amministrazione. In particolare, più di tre quarti del fabbisogno sarà dovuto al succitato turnover da pensionamento. Tradotto in cifre, siamo a un importo compreso tra 2,1 e 2,3 milioni.  

Quanto agli effetti della crescita economica, le previsioni sono abbastanza ardue. Innanzitutto, perché parliamo di un quinquennio e su un arco di tempo così lungo le numerose variabili moltiplicano i rischi di errore. In aggiunta, perché a tutt’oggi non si può sapere quali saranno i contenuti finali della manovra economica tuttora in discussione, e queste incertezze si vanno a sommare alle consuete difficoltà di previsione dovute al fatto che l’andamento interno dipende non poco dalle dinamiche internazionali si sommano.

Secondo Unioncamere, comunque, i posti di lavoro indipendenti dal turnover oscilleranno tra le 427mila e le 905mila unità. Al di là delle politiche di governo, che aspettiamo di conoscere a fondo e di valutare alla prova dei fatti, gli ambiti in cui ci si attende una maggiore espansione sono quelli della ‘rivoluzione digitale’ (dai Big data all’Intelligenza artificiale) e della Ecosostenibilità, i cui confini sono tanto ampi quanto incerti. Le attese occupazionali, sempre con beneficio di inventario, sono rispettivamente di 213mila e 481mila lavoratori.

Nuovi posti di lavoro: il M5S canta vittoria

“La previsione di Unioncamere è perfettamente in linea con le misure adottate dal Governo del Cambiamento con una Manovra che punta sulla crescita, sul turnover generazionale e sullo sviluppo digitale e tecnologico”.

A sottolinearlo sono i deputati M5S della Commissione Lavoro della Camera. Che evidentemente hanno diversi sassolini nelle scarpe, visti gli atteggiamenti sprezzanti della Commissione UE e dei suoi amplificatori italiani (Repubblica in testa), e non si lasciano sfuggire l’occasione per puntualizzare un bel po’ di altre cose.

“L’apocalisse non è arrivata dopo il Referendum del 2016, come prospettavano in molti, e non arriverà adesso nonostante certa stampa ed i vecchi partiti tifino contro questo Governo, sperando che accada l’armageddon. Il reddito di cittadinanza è una manovra economica nella Manovra e farà crescere la domanda interna, la revisione della Fornero permetterà a centinaia di migliaia di giovani di occupare il lavoro lasciato da chi finalmente potrà godersi il sacrosanto diritto di andare in pensione e il più grande piano di investimenti degli ultimi anni rilancerà l’economia. Siamo a un punto di svolta e siamo certi che il 2019 sarà l’anno del cambiamento”.

Lo avevamo anticipato: la grande incognita è la Manovra. Non tanto per come è stata pensata, ma per quello che si riuscirà a mantenerne in piedi al termine degli incontri/scontri con Juncker & Partners. I quali, poco ma sicuro, l’idea di un’Italia che torna a fare di testa sua non la sopportano proprio.


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