Venerdì 21 Febbraio 2020 ore 07:38
INTELLIGENCE A TAVOLINO
Strage di Strasburgo e "fiche S". Cherif C. era monitorato, ma poi…
In Francia sono ben 26mila, le persone che in teoria vengono seguite con particolare attenzione. Controlli che in molti casi rimangono sulla carta

Schedato. Più precisamente, schedato perché potenzialmente pericoloso per la sicurezza dello Stato. È questo il significato dell’espressione ‘fiche S’ che siamo tornati a sentire in queste ultime ore, dopo l’attentato al mercatino di Natale di Strasburgo. E che avevamo già sentito in precedenza (ma chissà quanti se ne erano scordati, nel frattempo) all’epoca della strage nella redazione di Charlie Hebdo. Il settimanale satirico che fu assaltato a colpi di kalashnikov nel gennaio 2015.

Ok, schedato. E dopo la schedatura?

Intanto chiariamo una cosa. Che non è un dettaglio. La "fiche S" è una dicitura generica che ricomprende tutti i soggetti identificati, poi ci sono i livelli di attenzione che variano da individuo e individuo. E sono ben 16. Aggiungiamo subito un altro elemento: non parliamo di una cerchia ristretta di casi-limite, ma di decine di migliaia di persone. Che una volta inserite nell’elenco finiscono in realtà in una specie di limbo: si sa che potrebbero smettere di essere una minaccia astratta e passare all’azione concreta, ma non è detto che lo faranno. Non si sa il quando, il dove, con quali obiettivi. Forse si limiteranno al ruolo di fiancheggiatori. Forse, come è appena accaduto con l’assassino di Strasburgo, impugneranno le armi e cercheranno di fare una strage.

il problema è pressoché insormontabile: una sorveglianza h24 richiede una ventina di agenti. E questo, a meno che ci siano sospetti molto precisi, è semplicemente impensabile. Tutti quegli operatori non ci sono. I costi sarebbero proibitivi. La sicurezza dei cittadini va contemperata con le ‘ragioni’ del bilancio.

L’arresto mancato di Cherif C.

Gli esiti sono quelli che sappiamo. Ogni tanto qualcuno esce dal limbo e scatena l’inferno. Che è poco più di un giochetto, se hai preso davvero la decisione e non hai scrupoli di natura morale. Chiunque può diventare un bersaglio. Molte cose possono diventare delle armi micidiali. Puoi rimanere nell’ombra fino all’attimo prima di metterti a uccidere. La ‘fiche S’ è un termine burocratico, non un braccialetto elettronico. Non devi neanche fare la fatica di sfilartelo di dosso. Basta che lo ignori. Basta che te ne fotti.

Chérif C., il quasi certo responsabile degli omicidi e dei ferimenti di Strasburgo, era un delinquente ben noto. Con alle spalle una ventina di condanne per diversi tipi di reati, come ha riferito il celebre quotidiano Le Figaro. La polizia ce l’aveva nel mirino e martedì mattina era andata a casa sua per arrestarlo. Il terrorismo islamico non c’entrava. L’indagine era per furto e tentato omicidio. Quando gli agenti sono arrivati nell’abitazione lui si era già allontanato. Svanito nel nulla. Prima di ricomparire e di mettersi a sparare.

Un altro caso in cui la ‘fiche S’ è rimasta quello che in fondo è: un baluardo di facciata. Utile, forse, a snellire qualche procedura autorizzativa. Sostanzialmente inutile per fermare lo stragista di turno.

Fiche S: il monitoraggio impossibile

L’amara verità? Eccola. Qualsiasi misura investigativa è un palliativo, quando una nazione non è più omogenea. Ed è infestata da soggetti che non vi si riconoscono, quand’anche abbiano acquisito la cittadinanza o l’avessero addirittura per nascita.

La Francia, e non solo la Francia, si è baloccata con l’idea delle società multietniche e multiculturali, dando per scontato che lo stile di vita occidentale fosse così seducente da soggiogare chiunque e da convincerlo che non c’è nulla di meglio che partecipare alla ‘festa’. Trovandosi una fonte di reddito e trasformandosi in un consumatore a tempo pieno.

L’idea non ha funzionato. Non abbastanza. E così si è finiti nel vicolo cieco, o quasi, dell’altro mito progressista: il garantismo. Che in linea di principio è sacrosanto ma che poi, se non si sta molto attenti, degenera nella sua variante tossica: l’eccesso di garantismo.

Monitorare è un verbo che suona rassicurante. Perché fa pensare che sia un sinonimo di controllare. Ossia, di tenere sotto controllo.

Non è esatto. Monitorare, nello stile ‘fiche S’ equivale a inventariare. Redigere una lista e tenerla nel computer in attesa di novità.

Solo che poi, a volte, le ‘novità’ sono i colpi di pistola, e i morti, e i feriti. E un pregiudicato tuttora in fuga.

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