Martedì 19 Marzo 2019 ore 18:46
POLITICA E PROMESSE
Fact checking: Meno tasse e "cchiu pilu" per tutti! / 3
La gimkana delle promesse “a rischio” di Matteo Salvini che, nonostante le ripetute dichiarazioni, ha dovuto arretrare di molti “millimetri”

Terza puntata della nostra inchiesta sulle promesse disattese dai politici. Vediamo quelle di Matteo Salvini, il Ministro dell’Interno, più smaliziato del suo collega dei 5 Stelle e senz’altro il più mediatico della storia della Repubblica. Presente sempre e ovunque succeda qualcosa di rilevante per la comunicazione. Anche lui, prima dell’accordo di Governo, aveva fatto delle promesse che poi non ha mantenuto del tutto, ha modificato, ridotto in parte. Resta però l’interlocutore più fidato, cui guarda parte del mondo dell’imprenditoria, a scapito di Luigi Di Maio.

USCIREMO DALL’EURO

Per Matteo Salvini tutti i nostri problemi economici derivavano dall’imposizione della moneta unica che non possiamo controllare direttamente. Salvini aveva sposato la causa del No all’Euro in accordo con Marine Le Pen e altri oppositori europei. Tuttavia l’alleanza con Forza Italia (appartenente ai Popolari Europei) e poi le difficoltà con l’Europa e i mercati gli hanno fatto cambiare idea. È arrivato a dire esplicitamente che “non ha mai pensato di uscire dall’Euro e dall’Europa” ma i video e le foto postate su Facebook dagli oppositori mostrano il contrario.

FLAT TAX PER TUTTI

In Italia si adotta un sistema progressivo di tassazione delle persone fisiche (Irpef) con scaglioni che vanno dal 23 al 43%. Con la flat tax si uniformano gli scaglioni e viene applicata una unica tassa a tutti. Berlusconi aveva proposto (già nel 1994) una flat tax al 23% per tutti e quindi non cambiava niente per i redditi più bassi mentre abbassava lo scaglione di chi guadagnava di più. Si proponeva anche una NO tax area con cui si esentavano le persone con i redditi più bassi, per Forza Italia fino a 12 mila per la Lega fino a 7 mila euro. Salvini ha proposto una flat tax al 15% che richiederebbe coperture ingenti. Le stime dei leghisti sono di 40 miliardi, economisti che hanno qualche titolo accademico in più di Salvini, parlano di 100 miliardi, senza considerare una forte riduzione delle entrate fiscali. La proposta risulta quindi ridimensionata. Il Governo punta adesso su una tassa per gli autonomi al 15%, i cui costi sono però pesanti, valutati in 3,5 miliardi. Si andrà a una riduzione dei beneficiari e la soglia del fatturato per accedervi dovrebbe passare da 100.000 a 60 o 80.000 euro. Se passerà la proposta verranno abolite Irpef e Irap, le imprese fino a 100.000 euro di ricavi all’anno avranno un’aliquota del 15% (prima il tetto era a 30.000), le start up e le persone con meno di 35 anni, del 5%, con un rischio, quello di trasformare i contratti dei dipendenti in contratti autonomi (partite Iva), rendendo così più labile e insicuro il posto di lavoro.

NAZIONALIZZEREMO LE IMPRESE

Una proposta in controtendenza con il centro – destra che spinge verso le liberalizzazioni. Se ne è parlato a proposito di varie aziende, come le Acciaierie di Piombino (23 febbraio in comizio a Grosseto). S’è parlato anche di togliere le concessioni ad Autostrade e di nazionalizzare la gestione delle stesse, affidandole ad Anas o costituendo una nuova società pubblica. Dopo un primo momento entusiastico nazional popolare qualcuno ha suggerito di pensare alle penali che costerebbero allo Stato le rescissioni dei contratti di concessione e le sicure cause cui si andrebbe incontro. Per ora, mentre Toninelli insiste sulla “valutazione costi/benefici”, come per la Tav, Salvini s’è già espresso per il si fa ma ha anche minacciato che tutte le aziende con partecipazione pubblica potrebbero non aderire più alla Confindustria.  L’associazione degli industriali percepisce circa 20 milioni di euro da Eni, Leonardo, Poste, Ferrovie, Enel, Rai, Fincantieri. C’è il rischio di far saltare l’organizzazione, su posizioni critiche verso il Governo. Resta da vedere se un ipotetico futuro Governo di centro destra, di cui si vocifera dopo le elezioni europee, potrebbe sostenere questa proposta che sa di “socialista”.

ABOLIREMO LA FORNERO

La Riforma Fornero, entrata in vigore nel gennaio 2012, ha apportato profondi cambiamenti al nostro sistema pensionistico e alcune gravi problematica di carattere sociale, come la questione esodati. Cancellare questa legge era uno dei cavalli di battaglia della Lega. Le ultime notizie in merito ipotizzano una quota 100 a 62 anni e 38 anni di contributi ma con penalizzazioni, per chi sceglie questa formula di pensione anticipata: non si possono sommare pensione e redditi da lavoro. In pratica chi va in pensione non può poi essere riassunto come collaboratore, a meno che non resti entro i 5000 € annuali. Il che dovrebbe favorire l’assunzione di giovani ma non è detto che un’azienda che si libera di un dipendente sia poi disponibile ad assumerne un altro, tra l’altro meno competente. Saranno solo 350.000 i pensionati in quota 100 e gli altri? Agli altri si applicano le norme della Fornero: 67 anni e 20 di contributi o 42 anni e 10 mesi di contributi. La Fornero quindi non viene cancellata, rimane come opzione per chi non rientra nella quota 100 e sarà così anche per i prossimi anni. Un’altra promessa non mantenuta.

La Banca Centrale Europea aveva messo in guardia il Governo italiano che un “rovesciamento delle riforme attuate può costituire il rischio che si compiano passi indietro rispetto alle riforme pensionistiche precedentemente adottate”. Salvini ha dovuto cedere alla necessità di garantire l’equilibrio del sistema previdenziale. La cancellazione della legge Fornero avrebbe un costo valutato in 140 miliardi di euro.  Secondo i calcoli della Ragioneria Generale dello Stato i conti salgono se si considerano i risparmi cumulati fino al 2060: cancellare la legge Fornero significa rinunciare a 350 miliardi di euro.

PRIMA GLI ITALIANI

Il vero cavallo di battaglia di Matteo Salvini è sempre stata la questione migranti. I leghisti e la struttura parallela che Salvini ha costituito, con l’equipe de “La Bestia”, guidata da Luca Morisi, e in grado di analizzare in tempo reale l’orientamento dei commenti e delle reazioni a un post per suggerire su quali temi puntare per orientare il popolo del social network e quindi l’elettorato. Le frasi d’ordine sono state: “Prima gli Italiani”, “Mandiamoli a casa loro”, “Blocchiamo l’invasione”. Salvini ha giocato sulla paura e sul sentimento di pericolo che la presenza degli immigrati ha provocato, in strati diversi della popolazione, anche se il problema non ha le dimensioni colossali che si vuole far credere e non ci sono ragioni né sanitarie, né di sicurezza che possano indurre a provvedimenti di emergenza. È bene ribadire che l’Italia non è tra i paesi che ospitano più rifugiati. Gli ultimi provvedimenti di chiusura dei centri di accoglienza rischiano di produrre l’effetto contrario a quello dichiarato per risolvere i problemi. Più disperati per strada e più senso di paura nelle persone, porteranno anche più voti alla Lega, senza migliorare la situazione nel Paese.  Prima degli Italiani sembra vengano sempre i voti. Senza considerare che la tanto sbandierata “chiusura dei porti” è stata già aggirata dai trafficanti di esseri umani, rinunciando alle navi e utilizzando i barchini che raggiungono ogni giorno le isole a sud della Sicilia e le coste della penisola, con 25/30 persone sbarcate per volta. Molti Italiani si sono interrogati poi sulla condanna della Lega per la mancata restituzione dei 49 milioni di euro, concordata in rate spalmate per circa 80 anni. Se devono venire “prima gli Italiani” come spiega il Ministro, questo trattamento privilegiato per la Lega, rispetto a un contribuente “italiano” qualsiasi?

DIFENDEREMO LA CRISTIANITA’

Probabilmente lui, benché non sia “l’unto del Signore” come qualcun altro, si sente il rappresente unico della fede cristiana e non si fa alcun problema ad attaccare Papa Francesco, quando parla di accoglienza e solidarietà, valori cristiani opposti a quelli professati (pur legittimamente) dalla Lega. Ultimamente ci sono stati diversi scontri giornalistici con Famiglia Cristiana, che ha accusato apertamente Salvini di aver causato, con il Decreto Sicurezza, la messa in strada, ingiustamente, di alcune famiglie di immigrati. Famiglia Cristiana cita la storia di una coppia del Ghana, con figli piccoli, cacciata dal prefetto dal centro di accoglienza di Crotone. La rivista accusa: ”C'è un problema nell'applicazione del decreto sicurezza" visto che anche "i prefetti non sanno cosa fare.” "Mancano i decreti attuativi, c'è enorme confusione – aggiunge – e i prefetti, mi pare, rappresentano il ministro. Siamo all'indomani del 70esimo della carta dei diritti Onu e bisognerebbe tenerne conto", conclude il direttore della rivista “dell’ultrasinistra”, come l’ha definita Matteo Salvini.

Non si capisce dunque di quale cristianità si parli, se non quella di facciata che difende il crocifisso attaccato alle pareti, il presepe in casa e l’ora di catechismo a scuola, per poi non farsi scrupoli nel discriminare i bambini con un reddito basso da quelli ricchi, per le autorizzazioni a usufruire della mensa scolastica (Il Tribunale di Milano, a proposito, ha condannato il 13 dicembre la sindaca di Lodi), o le discriminazioni basate sul colore della pelle e l’origine dei genitori. La cristianità ha valori che non possono accettare la mancata accoglienza di chi fugge da guerre e carestie. Certamente va anche detto che l’Italia non può essere più lasciata da sola a gestire il flusso di migranti dai paesi del Terzo Mondo e di questo dovrebbero farsi carico tutti i Paesi dell’Unione Europea. In tal senso ben più colpevoli del Governo Italiano. Ma sono proprio gli alleati sovranisti di Salvini quelli che non hanno alcuna intenzione di aiutare l’Italia in questa opera di salvataggio e aiuto per chi arriva in Europa. Come si dice, ad andare con lo zoppo….

L’ITALIA RIALZA LA TESTA

Questo è cruciale. Se passa la linea del sovranismo, ovvero un’Idea fortemente legata ai no euro e alla sovranità monetaria, ma anche alla difesa dei confini, la chiusura degli accessi, l’innalzamento dei muri, ritorneremo a un’Europa prima del ‘900, quella dei dazi e dei conflitti. Un’Europa più debole e facile preda dei mercati stranieri, oggi dominati da colossi come Stati Uniti d’America, Cina Popolare e Russia, con l’avanzare di India e Brasile. Alla fine la proposta del sovranismo finisce per danneggiare proprio gli stessi paesi che la propongono. In tanti e divisi si è facilmente prede dei paesi maggiori, l’Europa divisa non fa più paura. Come si giustifica il sovranismo autarchico, con gli interessi e il futuro delle famiglie italiane?

GUERRA AI FANNULLONI

Come non essere d’accordo con la Lega, nella battaglia contro chi si approfitta delle occasioni per fregare il prossimo?  Guerra ai fannulloni, ai parassiti. Il bersaglio poi diventano i Rom e i campi nomadi, che facilmente vengono identificati con i Casamonica e le ville abusive che questa famiglia, di origini zingare, avevano costruito nella zona del Quadraro, a Roma, con la complicità o la eccessiva tolleranza dei politici del passato. Le ordinanze per l’abbattimento delle ville sono state attuate dal Governatore della Regione Lazio Nicola Zingaretti, ma tutta la stampa ha fotografato sul posto ed elogiato la sindaca Virginia Raggi e Matteo Salvini, per l’operazione ripristino della legalità. Sviste della comunicazione?

Ci si dimentica che tuttavia la Lega è diretta responsabile della creazione di numerosi campi Rom, grazie agli interventi di Roberto Maroni, sia a Roma che a Milano. Non parliamo di molto tempo fa. Era il 2008 e mentre Gianni Alemanno annunciava la creazione di un nuovo campo nel piano nomadi (La Barbuta), Roberto Maroni (Lega) dal Ministero dell’Interno, ne finanziava la costituzione con 30 milioni di euro.

Salvini è attualmente senatore e percepisce uno stipendio di 14.635 euro mensili. In base alla legge voluta da Enrico Letta, chi è ministro ma anche parlamentare, non riceve nessun stipendio per l’attività ministeriale. Salvini è stato messo sotto accusa più volte per via delle sue molteplici assenze, quando era deputato del Parlamento Europeo, eletto nel 2014, dove pure percepiva un lauto compenso tra i 16 e i 19.000 euro al mese. Anche come consigliere comunale a Milano sarebbe risultato uno dei più assenteisti. Se la lotta è contro i fannulloni non bisogna sottovalutare nemmeno l’assenteismo nelle istituzioni comunali e parlamentari. O no?

ALLEANZE SPREGIUDICATE, NERE ANZI NERISSIME

Matteo Salvini non ha scrupoli ad allearsi con Marie Le Pen e a farsi riprendere a cena con i fascisti di Casa Pound, la cui messa fuori legge, per ricostituzione del Partito Fascista, come sancito nella Costituzione Italiana, viene ormai richiesta da più parti. Anche se deve poi ammettere che questa organizzazione, e le persone che vi aderiscono, vanno comunque sfrattate dal palazzo che occupano abusivamente nel centro di Roma da oltre 15 anni.  Le alleanze sono però instabili e nel giro di qualche mese sia Trump che la Le Pen che Casa Pound, potrebbero non essere più necessari. Più volte ha manifestato simpatie verso il regime del ventennio, così verso paesi come Israele e il russo Putin o lo stesso Orban in Ungheria, che strizzano l’occhio a gestioni autoritarie delle questioni sociali e politiche, fino a dichiarare la sua amicizia con Steve Bannon, ex collaboratore di Trump, noto per le sue simpatie naziste e coinvolto nello scandalo di Cambridge Analytica per aver influenzato le elezioni americane. Non commette l’errore marchiano del suo alleato di governo, di confondere Videla con Pinochet, ma non disdegna le sue simpatie verso Trump, quando manda 15.000 militari a fermare qualche migliaio di diseredati con vecchi, donne e bambini, in fuga dall’Honduras (dove vige un regime dispotico e disoccupazione cronica), per sperare in un ipotetico rifugio negli Stati Uniti e dipinti –invece- come pericolosi terroristi, in grado di colpire i soldati con le… pietre!

Trump accusato di aver fatto 282 “false” promesse

Tutto il mondo è paese e anche negli Stati Uniti, che raccolgono il peggio e il meglio della nostra cultura occidentale, le promesse elettorali hanno avuto un ruolo fondamentale nella vittoria di Donald Trump. La giornalista Jenna Johnson, sul “Washington Post”, il 6 dicembre scorso, ha messo insieme un elenco di 76 promesse fatte dal presidente prima del voto e che, nei mesi successivi all’insediamento alla Casa Bianca sono diventate 282! L’America fa sempre le cose in grande.

Tra le più curiose dichiarazioni di Trump quella di non prendersi pause: “Il Presidente si ritaglierà del tempo per il golf ma promettendo di giocare sempre con leader di altri paesi che ci possano aiutare!”  Oppure l’affermazione che “non ricorrerà ad accordi per risolvere le sue cause legali”, mentre a novembre ha ottenuto un accordo stragiudiziale per chiudere delle inchieste sulle frodi fiscali della Trump University, pagando 25 milioni di dollari! Con le false promesse non abbiamo inventato nulla di nuovo!

 

Domani la quarta ed ultima puntata.

 

Leggi anche:

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