Venerdì 18 Gennaio 2019 ore 22:47
DIFESE DI CATEGORIA
Ncc e bus turistici: due proteste furibonde, ma “con le gomme sgonfie”
Di fronte alle restrizioni in arrivo ci si appella alla perdita di posti di lavoro. Un argomento tutt’altro che conclusivo

Gli Ncc sul piede di guerra. Gli autisti, o i gestori, o i proprietari, dei bus turistici che mettono sotto assedio il Campidoglio, schierando circa 200 dei loro mezzi giganteschi in piazza Venezia e in via del Teatro Marcello.

Le proteste sono avvenute a Roma, e specialmente per gli Ncc è pressoché certo che si ripeteranno, ma le questioni sul tappeto non sono certo legate soltanto alla Capitale. Primo punto: qui in Italia si confondono troppo spesso le situazioni di fatto con i diritti veri e propri. Si comincia forzando o ignorando le norme di legge, si prosegue per anni o per decenni grazie all’inerzia della Pubblica Amministrazione, poi ci si infuria se le Autorità decidono di farla finita con quel lassismo e si danno da fare per ripristinare dei vincoli precisi.

Sia per gli Ncc, sia per i bus turistici, è successo proprio questo: i primi sanno benissimo che il loro settore è regolato dalla “legge quadro” n. 21 del 1992, ma siccome l’applicazione concreta di quanto previsto è stata continuamente rimandata, essi hanno fatto finta di nulla, operando come se quelle norme non esistessero. Della serie: oggi chissenefrega, ci penseremo domani. O dopodomani. O possibilmente mai.

I secondi, quelli dei bus privati che pretendono di portare i loro passeggeri/clienti a spasso per il centro di Roma arrivando a ridosso dei monumenti e degli altri luoghi più attraenti, hanno goduto per parecchio tempo di questo privilegio ed evidentemente si sono “dimenticati” che la pacchia poteva anche finire. Trattandosi di regolamenti comunali, e non della Costituzione, basta che il governo locale cambi idea e le regole cambiano a loro volta.

Come ha scritto ieri su Facebook Virginia Raggi, che su questa faccenda ha straragione, “Protestano perché abbiamo deciso, dopo decenni di immobilismo, di liberare la città e i cittadini. Dopo due anni di acceso confronto con loro abbiamo approvato un regolamento che, come avviene per tutte le altre grandi città civili d'Europa, limita fortemente la loro presenza nelle piccole strade cittadine. Abbiamo messo finalmente fine ad un'anomalia del passato fatta anche di tariffe stracciate, traffico in tilt e torpedoni in doppia fila nel centro della Capitale d'Italia. Avevamo preso un impegno con i cittadini e lo stiamo rispettando”.

È un’ingiustizia concepita solo ai loro danni, come sembrano sostenere i manifestanti “con bus al seguito”? Tutt’altro: è la rimozione di un’ingiustizia ai danni di tutti gli altri che a Roma ci vivono, ci lavorano, ci si devono muovere facendo i conti con un traffico che è già pazzesco di suo, e che almeno le decine o le centinaia di pullman zeppi di turisti se le può risparmiare.

Ncc, bus turistici, eccetera: “E i posti di lavoro?”

Veniamo al secondo punto. Di fronte alla ritrovata legalità, la categoria di turno insorge compatta e getta sul tavolo quella che crede essere la Somma Obiezione. L’Argomento Inoppugnabile di fronte al quale ogni altro obiettivo deve inginocchiarsi. Pentirsi. Farsi da parte.

Questo “asso” è il problema dell’occupazione. Visto che le modifiche incombenti ridurranno la libertà di agire a proprio piacimento, e a proprio vantaggio, ci saranno dei contraccolpi sul volume d’affari. E i minori introiti, fatalmente, finiranno con il tagliare dei posti di lavoro.

Il ragionamento è questo. Ma ha lo stesso vizio di quello dei gestori dei pullman turistici che si sono convinti di poter girovagare per Roma come più gli aggrada, e come più gli conviene, solo perché questo favorisce la loro attività.

Il punto debole, che fa crollare l’intera costruzione, è che qualsiasi interesse privato deve essere valutato alla luce di un più vasto interesse pubblico. Il fatto che poi questo non succeda nemmeno in tanti altri campi, non basta a dar ragione agli Ncc o a chi per loro.

Voltare pagina significa innanzitutto aver deciso di farlo. E da qualche parte bisogna pur cominciare.

 

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