Venerdì 22 Marzo 2019 ore 04:57
MIGRANTES
Mollo tutto e me ne vado! Gli Italiani che emigrano / Puntata 3
Fai fatica ad abituarti alla semplicità delle cose, alla velocità, all’incredibile organizzazione priva di complicazioni

Sulla spiaggia di Cabarete ci sono tanti turisti, soprattutto canadesi e statunitensi. Alcuni imparano a gestire l’aquilone del kitesurf, altri sono in mare a fare evoluzioni. Uomini, donne, ragazzi e ragazze con o senza casco, avanti e indietro, per decine e decine di volte, planando sull’acqua con la tavola. Il vento spinge sulla tela plastificata dell’ala e loro ne restano appesi per un trapezio, schizzando sulle onde come siluri. Da lontano una miriade di ali multicolori volteggiano in cielo. Il vento dell’Atlantico non si placa mai. Spinge oltre i 15-20 nodi, sempre, contro le palme e i gli hotel sulla costa. Alza la sabbia e le gonne alle donne, sferza le finestre dei ristoranti e sibila nelle fessure. L’ideale per chi ama questo sport tra cielo e mare, dove occorre una forza notevole per reggere agli strappi dei cavi che ti legano all’aquilone (kite in inglese). Il kitesurf consente andature veloci anche con venti deboli. È lo sport acquatico più veloce sia di lasco che di bolina. Uno sport nato nel 1999, come evoluzione del windsurf, che si fa con la tavola a vela. Ogni anno qui si tiene una gara del Campionato del Mondo della disciplina, il Master of the Ocean, proprio in una delle spiagge di Cabarete, Playa Encuentro, dove c’è una delle scuole di questo sport. All’ombra di palme e alberi di mandorle ci sono famiglie e bambini di tutto il mondo, giovani di diverse età, che apprendono i primi rudimenti e si scambiano consigli. Il costo di 3 ore di lezione è di circa 200 dollari ma ne servono almeno dieci di ore prima di lanciarsi nel vento, col rischio di non saper girare l’aquilone e arrivare alle Bahamas!

Se il servizio è troppo caro c’è lo sconto

In tre anni che vivo qui non avevo visto che all’aeroporto internazionale de Las Americas c’è un parcheggio lunga sosta. Solo che il posto macchina costa 1.950 pesos al giorno, cazzo 35€!!! Come faccio a lasciare la macchina per 10 giorni? Quando torno spendo 350 € solo di parcheggio. Nessun dramma. Parlo con la guardia che mi promette lo sconto del 50%. Scambio di numeri di telefono, whatsapp e mentre sono in Italia mi arriva la foto della macchina posteggiata al parcheggio dell’aeroporto, con la dicitura “tu carro està cuidado” (la tua auto è controllata). Quando torno pago il 50% ed esco dal parcheggio. Quale servizio è così efficiente e vantaggioso in Italia? Mi si guasta la macchina per strada, è sera tardi? Chiamo Tito, il meccanico di Ocean Village e lui viene a prendermi, aggancia l’auto e la porta all’officina. Il servizio è gratis. Paghi la riparazione. Tito mi porta a casa e viene a riportarmi l’auto quando è pronta. Altro che Soccorso Aci!!! Vivo in un residenziale lontano dal paese? Scendo da casa e trovo una gomma a terra? Se non c’è il guardiano della villa che me la ripara in 20’, posso sempre chiamare il servizio moto. Una telefonata e arriva Edwin e per 200 pesos, 3,5€, me la ripara lui. Se buco per strada vado dal “gomero” e me la ripara per 100 pesos, 2€! Fate voi! 

Ospedali e cliniche private di buon livello ma ci vuole l’assicurazione

Ho un dolore alla mano, al pollice destro. Ho l’assicurazione locale di circa 1.500 pesos al mese. All’ospedale attendo in sala d’aspetto. Pago il ticket, la differenza tra la visita e la copertura dell’assicurazione, di pochi pesos e mi riceve uno specialista. Mi dà la cura e posso andare. In due ore ho fatto tutto per pochi pesos. Una mia amica ha bisogno di un intervento chirurgico urgente. La porto al pronto soccorso e in meno di mezzora è già in sala operatoria. Tutto ok. Sta meglio. Le danno una stanza da sola. Io posso restare con lei tutta la notte su un divano letto, senza neanche chiederlo, è una cosa logica, non per me che sono italiana e non sono una parente. Spesa 2.000 pesos! Ma attenti ci sono anche storie di gente deceduta perché rifiutata dall’ospedale in quanto senza seguro. Vige il sistema privato ma secondo voi è poi così distante dal nostro, dove se non hai i soldi devi aspettare mesi e mesi per farti una tac e non trovi mai un letto o sei assalito dalle formiche? E quanti casi abbiamo sentito di persone decedute perché negli ospedali di Roma o di Napoli non c’era posto?

La burocrazia c’è ma per un italiano è una passeggiata

Con un altro amico decido di aprire un ristorante. Abbiamo il locale, organizziamo la cucina, la sala, assumiamo il personale. L’affitto è di 14.000 pesos mensili. Paghiamo i camerieri 10.000 e la cuoca 12.000 al mese. Non dobbiamo informare nessuno. Decidiamo il giorno e inauguriamo. Viene la polizia e offriamo da bere. Un giorno arrivano i pompieri e volentieri gli diamo i 3.000 pesos richiesti per avere la loro assistenza. Il tetto è di paglia e il locale di legno. Meglio prevenire. Tutto funziona sotto la nostra responsabilità. Se avveleniamo un cliente rischiamo pene severe, sta a noi comportarci come si deve. Per un po’ funziona ma non come vorremmo. Non si guadagna più come prima, dicono gli esperti del posto. Troppi bar e ristoranti e troppi turisti in meno. Chiudiamo pagando il dovuto a tutti, liquidazioni comprese con ricevute e firme. Non dobbiamo avvisare nessuno. Si chiude la porta e si svendono i mobili. Fine.

Si cambia attività. Compriamo le telecamere professionali e ci mettiamo a girare documentari. Sarebbe il nostro mestiere. Per 40 anni abbiamo fatto tv. Per girare non c’è problema. Per montare si. Meglio montare in Italia. Il problema viene quando lo devi vendere. Sbatti di nuovo con la burocrazia italiana. Prezzi ridicoli, difficoltà di ogni tipo. Aspettate che ora cambia il direttore. Ora ci hanno tagliato i fondi. Ora non possiamo acquistare. Dobbiamo trovare una società che sia già fornitore Rai. Ora si possiamo ma a metà prezzo. Basta. Con l’Italia non bisogna lavorare più. Lo giuro. Meglio qualsiasi altro paese.

Trovo un lavoro per non stare senza far niente e arrotondare la pensione. Mi pagano per una consulenza che faccio da casa mia. Uso il computer. Con internet e g-mail raggiungo il risultato voluto. In un mese risolvo il problema. La compagnia di Santo Domingo mi liquida il concordato immediatamente. Tremila dollari anticipati e l’altra metà al termine dell’evento che ho contribuito a realizzare. Non c’è fattura, non c’è tasse, bolli, carte, dannazioni. In mezza giornata i soldi sono sul mio conto corrente. Ce ne saranno altre di queste consulenze, forse anche più di 5 all’anno. Una pacchia!

Il Made in Italy è molto ricercato, ma dov’è?

Non sapete quanti turisti cercano i prodotti “Made in Italy”. Si accontentano delle “mozzarelle” di latte vaccino che produce Fabrizio Paolucci, a Sabaneta o quelle del suo concorrente, sempre italiano. Fanno entrambe un’ottima burrata e anche una ricotta di latte vaccino ma niente a che vedere con quella di pecora che qui non c’è. Al supermercato trovo la “rucola”, il “cavolo nero” e la “cicoria”, anche i “friarelli” ma sono solo tentativi che qualche agricoltore italiano immigrato cerca di realizzare nelle fincas qui attorno. Non sempre il risultato è soddisfacente. L’organico però si vende bene. Gli americani, lo sapete, non comprano altro, dopo aver prima contribuito ad avvelenare il mondo, ora vorrebbero salvarlo. Ma votano Trump e tutto è inutile.

Pecorino e grana o parmigiano ci sono. Ma se vado da Luciano & Mirko, al Castillo, li compro all’ingrosso e spendo meno. Una lattina da 5 litri di olio extravergine di oliva lo pago poco più di 2.000 pesos (35€). La pasta la trovo a 45 pesos per confezioni da 500 gr. Certo non trovi qualità suprema. Sui banchi della Sirena o del Jumbo accanto ad Agnesi, Garofalo, De Cecco, Del Verde, Santa Lucia, c’è Principessa o la pasta Milano, che il mio amico dà al cane e ovviamente Barilla e Divella. Ci sono i sughi pronti e le lattine dei pelati o i filetti di pomodoro a 98, 170, 198 pesos la confezione, quelli di Mutti sono i migliori reperibili qui. Sennò c’è la Famosa a 35 pesos. I sughi pronti costano il doppio. Vanno bene per gli americani che non sanno cucinare. Sanno troppo di conservanti per piacermi. Prosciutti italiani pochi. Salatissimi. Se posso compro lo speck alto atesino. Meglio i prosciutti spagnoli in tutte le versioni di jamon Iberico. Formaggi svizzeri, olandesi e francesi tutti uguali. Frutto di miscugli di avanzi. Mi mancano i nostri pecorini a lunga conservazione. Molte volte, ho detto al mio amico Stefano Busti di Pisa, vieni a vendere i tuoi formaggi pecorini qui. Il latte lo facciamo arrivare dagli Stati Uniti o troviamo il modo di allevare pecore. Non usiamo quello in polvere come vorrebbero imporci quelli dell’Unione Europea. Che pure qui avrebbe un senso, non in Italia.

Una montagna di oltre 3.000 metri ai Caraibi e fa anche freddo

A Constanza e Jaraboca il clima è diverso. Anche d’estate ci sono 12-15° e ci sono zone a zero gradi. Per esempio ai piedi del Pico Duarte, la montagna più alta del Caribe, coi suoi 3.300 metri di altitudine e la cima sempre innevata. Si potrebbero allevare le bufale con questo clima fresco. Le pecore invece hanno bisogno di pascoli e non ce ne sono molte. Ma i maiali si che ci sono. Purtroppo non si riesce ad affinare i salumi e non si va oltre la porchetta, che a Natale vendono sui banchetti per strada, tra tubi di scappamento e fumate nere dei camion, come le carcasse delle capre appese al tetto del banchetto di ferro. Los imbutidos (insaccati) non esistono, se non d’importazione. Il mio amico Simone Fracassi del Casentino avrebbe molto da insegnare e faticherebbe non poco a trovare l’ambiente giusto per la stagionatura necessaria. Per il pesto cerco bene tra le etichette che non hanno coloranti e conservanti. Poche. C’è chi coltiva il basilico ma non ha il profumo di quello ligure e soprattutto non ci sono i pini e di conseguenza i pinoli importati, costano carissimi. Per la carne mi affido ai tedeschi. Sono i soli a importarla con qualche garanzia. Non sanno cosa sia la frollatura, ma c’è anche qualche tedesco che alleva e macella qui in RD. Insomma è un mondo dove c’è ancora tanto da fare. Per i vini per esempio. Nelle enoteche i vini italiani che trovi farebbero vergognare il proprietario. Qui nemmeno sanno la differenza fra Asti Spumante e Prosecco. Vini dolci italiani sono rarissimi. Baroli e Brunelli li trovi solo nei ristoranti italiani super della Capitale o presso qualche importatore che lavora per gli alberghi 5 stelle. Vini francesi e spagnoli abbondano, così i cileni e gli americani. Noi fatichiamo. Al ristorante Il Cappuccino, in Capitale, scopro nel menù l’orata, la spigola e la sogliola. Finalmente pesci veri, non i soliti salmoni del cavolo o i dorados che non sanno di nulla. Dove li prendete? Ci sono dei greci che allevano orate e spigole qui a Boca Chica. E le sogliole? Importate. Quelle non si possono allevare. Stasera ci facciamo una bella orata al forno con patate!

 

Leggi anche:

Mollo tutto e me ne vado! Gli Italiani che emigrano / Puntata 1

Mollo tutto e me ne vado! Gli Italiani che emigrano / Puntata 2

Allarme Coldiretti: raccolti a rischio. Il pazzo 2018 chiude male

 


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