Aprilia Bassiano Campodimele Castelforte Cisterna di Latina Cori
Fondi Formia Gaeta Itri Latina Lenola
Maenza Minturno Monte San Biagio Norma Pontinia Ponza
Priverno Prossedi Rocca Massima Roccagorga Roccasecca dei Volsci Sabaudia
San Felice Circeo Santi Cosma e Damiano Sermoneta Sezze Sonnino Sperlonga
Spigno Saturnia Terracina Ventotene
Mercoledì 20 Marzo 2019 ore 21:04
VENTI ANNI SENZA FABER
De André il celeberrimo. O De André da esplorare ancora?
Una fama enorme e a doppio taglio: le sue canzoni più note le conoscono tutti. Le altre, chissà

L’agiografia di cui l’hanno fatto oggetto dopo la morte, avvenuta l’11 gennaio 1999, l’avrebbe messo in imbarazzo. Parecchio in imbarazzo. Troppi complimenti, troppe celebrazioni, troppa omogeneità. E soprattutto, all’interno di quella strana e ondivaga combriccola che sono gli “addetti ai lavori”, troppe autocandidature al premio “Io sì che l’ho sempre adorato”.

Sembra incredibile, che non avessero capito. Che continuassero a cullarsi nell’illusione di assomigliargli, di essergli addirittura fratelli, solo perché ingrossavano le file dei suoi ammiratori. Possibile che non si chiedessero, nemmeno in via puramente ipotetica, se non fossero loro stessi, e quelli come loro, il bersaglio delle sue canzoni? 

“Smisurata preghiera, per esempio. il brano di chiusura di “Anime salve”, il suo ultimo album. Le miriadi di persone alle quali si riferivano lui e Ivano Fossati quando cantavano “recitando un rosario di ambizioni meschine, di millenarie paure, di inesauribili astuzie, coltivando tranquilla l'orribile varietà delle proprie superbie, la maggioranza sta: come una malattia, come una sfortuna, come un'anestesia,  come un'abitudine”.

L’eccesso di popolarità ha finito con l’appiattirlo su un’immagine gigantesca, ma stereotipata. Che riduce la sua grandezza, innanzitutto artistica, a una benevolenza generalizzata verso gli emarginati, gli esclusi, gli “ultimi”.

Il suo mondo creativo era di gran lunga più complesso. E bisognerebbe che chiunque ci si accostasse senza confondere l’ammirazione con l’affinità. La familiarità superficiale, che si instaura fatalmente nei confronti dei personaggi celebri, con una comprensione più profonda. L’empatia, vera o presunta, con la capacità di capire tutto all’istante.

Celeberrimo. O da esplorare ancora?

Fabrizio De André ritornava infinite volte sui testi, prima di licenziarli, e anche a quel punto lo faceva un po’ a malincuore, perché avrebbe significato rinunciare a migliorarli ancora. Sorprendente? No, necessario. A chi non ha mai scritto nulla in vita sua può sfuggire: ma quando rileggi ciò che hai fissato sulla carta, in effetti lo stai interrogando. Per scoprire se c’è qualcos’altro – qualche altra connessione, qualche altra suggestione – che non hai ancora afferrato.

E un atteggiamento analogo, naturalmente, dovrebbero averlo gli estimatori di un artista. Ricordarsi sempre che i bagliori più evidenti di una canzone, di un romanzo, di un film, non sono affatto gli unici. E non sono necessariamente i più importanti.

Fabrizio De André non ha realizzato moltissimi album, lungo i trent’anni che separano quello dell’esordio da quello dell’addio. Il totale è di tredici. Di appena tredici. Ma c’è da chiedersi quanti siano, tra i tantissimi che lo amano e che perciò sono convinti di conoscerlo bene, quelli che li hanno ascoltati (e riascoltati) proprio tutti e per intero.

Provate a domandarvelo: cosa mi dice “Parlando del naufragio della London Valour”? E “Sogno numero due”? E “La domenica delle salme”?

Forse, a vent’anni dalla sua morte, potreste scoprire che ci sono certe strade meno battute che nella fretta vi sono sfuggite. Rammaricatevi per la distrazione. Siate felici per quello che vi aspetta.

Leggi anche:

Omaggio all’ultimo maestro del cinema italiano: Bernardo Bertolucci

Intervista a Helena Janeczek, Premio Strega 2018

Televisione, fenomenologia della Tv spazzatura

 


ARTICOLI CORRELATI
Suggestiva notte di San Lorenzo nella riserva naturale del monte Soratte
Con l'inizio dell'anno scolastico, anche Bocca di Rosa è tornata in postazione, sotto il plesso scolastico durante le ore di lezione
Attraverso le parole di De André, che sapeva come non esistono poteri buoni
I PIU' LETTI IN CULTURA I PIU' LETTI DELLA SETTIMANA I PIU' LETTI
1
Ci scrive uno degli alunni della V elementare nella quale insegnava il maestro Alberto Manzi
2
Come diventare marchesa ed esserlo in tutte le occasioni della vita, compreso Pechino Express
3
Una straordinaria e irripetibile mostra fotografica tra Arte e Food, presso Antonello Colonna Resort a Labico, Roma
4
Si è chiusa a Ponza la VI edizione del congresso nazionale sulle neuroscienze intitolato a "Michela Bonamini"
5
Il nuovo libro di Corrado Malanga sulla natura archetipica dell'universo
1
Chiamare prevenzione una mammografia è sbagliato, perché la vera prevenzione è nei comportamenti dietetici quotidiani
2
“Finalmente”, anche in Italia, l'attesissimo e controverso documentario sul Megalodon
3
Fa discutere l'iniziativa di due artisti argentini che hanno realizzato una particolare versione della bambola
4
I risultati, digitando il suo nome, sono collegati a foto hot e siti porno. Lei sbotta: "Non sono una prostituta"
5
A "Un Giorno Speciale" su Radio Radio vivace scambio di vedute sulla caccia. Tozzi: "I cacciatori sono dei poveracci"
Il Quotidiano del Lazio è un marchio di Vergovich Comunicazione Srls.
Autorizzazione Tribunale di Velletri n°8/13 del 17/05/2013

Direttore: Francesco Vergovich
P.iva n° 12555091003
info@ilquotidianodellazio.it

[ versione mobile ]