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Venerdì 24 Maggio 2019 ore 03:49
L'OPINIONE
Morra a favore del processo a Salvini e, così, anche al M5S
Il senatore Morra a favore del processo a Salvini, indirettamente, vuole che si processi anche la politica di governo del M5S

Grande rullo di tamburi per le dichiarazioni del senatore del M5S Nicola Morra, da poco nominato presidente della Commissione antimafia, in merito alla richiesta di autorizzazione a procedere nei confronti del ministro della Repubblica Salvini, reo di aver adottato nell’esercizio delle sue funzioni misure e provvedimenti frutto di una politica di Governo congiuntamente concordata tra Lega e M5S.

Peccato che al rullo di tamburi del senatore Morra siano seguite le cannonate, tutt’altro che rassicuranti, provenienti dallo stesso M5S, dai suoi componenti e dal suo saggio e coerente elettorato che, sulla base di decisioni di governo, vede indirettamente ma chiaramente sconfessata dalle dichiarazioni di Morra ciò che è l’ufficialità della gestione della nazione per quanto concerne il discorso immigrazione.

Purtroppo, però, sappiamo bene che l’Italia è così, in casa nostra funziona così: non adeguarsi alle decisioni comuni e rompere gli schemi per un motivo o per un altro è lo sport preferito in ambito privato così come pubblico e istituzionale e mentre di comune accordo si decide di seguire una rotta prontamente si presenta chi è indifferente alla rottae a lle decisioni assunte; soltanto che, in questo caso, un senatore eletto nel M5S, che ricopre un ruolo estremamente delicato, è colui che rompe gli schemi del proprio movimento in un momento caratterizzato da defezioni all’interno del M5S ma anche da una estrema delicatezza; è, infatti, raro che si chieda di processare un ministro per fatti legati alla sua attività istituzionale, frutto di una politica di governo concertata tra le forze stesse che lo compongono, quasi a emulare sentori latino-americani nell’equilibrio tra i poteri dello stato e la politica che, ormai, ne ha inquinato le fondamenta.

Processare Salvini e le misure da lui adottate, frutto di una politica comune, è come processare anche l’intero M5S e tutto il governo le cui decisioni centrali sembrano essere sconfessate dalle dichiarazioni di Morra; se è vera, infatti, la sua dichiarazione “Sì al processo a Salvini, in gioco la credibilità del M5S” bisogna, per forza di cose, prendere atto di quanto affermato da chi vorrebbe le dimissioni di Morra da presidente dell’antimafia, vedendo in lui un dissidente all’interno dello stesso M5S e l’ombra del PD aleggiare sulla vicenda, ed è insorto contro di lui inscenando una sorta di figurato dissenso.

Tra i protagonisti altri esponenti del M5S di tutto rispetto come Ugo Grassi, professore universitario di diritto civile e componente della Giunta del regolamento del Senato, ed Elvira Lucia Evangelista, avvocato e membro della Giunta delle elezioni e delle immunità del Senato. La preservazione di “una purezza del movimento”, quella della quale parla Morra, che non è dato sapere in cosa consista concretamente, nel caso specifico, considerato che Salvini non è altro che l’esecutore materiale, nella sua veste di ministro, di una volontà politica che è anche quella del M5S. Probabilmente il senatore M5S non ha mai visto di buon occhio e realmente accettato una alleanza con la Lega che, però, ne sta permettendo la presenza in governo attraverso quella alleanza che metterebbe in dubbio, sempre secondo Morra, la “credibilità” del movimento.

La sua dichiarazione “Noi crediamo che chi è nel Palazzo non possa godere di un trattamento differente: un politico non deve essere mai al di sopra della legge”, come testualmente riportata dal Fatto Quotidiano, sembra lasciar trasparire da un lato una confusione di Morra su aspetti del diritto che, nel caso in questione, vengono in essere più come violazione della Costituzione e del principio di non interferenza tra i poteri dello Stato piuttosto che come violazione delle norme penali; dall’altro lato non si comprende come possa andare in direzione opposta alle linee del suo partito il cui rappresentante sta affermando la sua leadership in un momento di equilibrio precario dell’Italia anche nei rapporti internazionali considerando che riforme, leggi misure economiche vedono contrapposti Europa e organi dell’economia e della finanza mondiale.

Forse Morra dovrebbe rendersi parte attiva nella proposizione di un progetto di legge che veda l’abolizione dell’immunità parlamentare, in maniera tale da rendere la legge uguale per tutti, ricordando, però, che la ratio della previsione della immunità parlamentare è quella di garantire la libertà e l’indipendenza dei membri della Camera e del Senato, e quindi del Parlamento, nei confronti degli altri poteri dello Stato, principio sancito dalla Costituzione della Repubblica che lui rappresenta. 

In effetti mancava, in questa vicenda che ha il sapore del paradossale, in una atmosfera nebulosa fatta di buonismo e patriottismo, una simile dichiarazione ideale per aumentare un caos che, per fortuna, in Italia non manca soprattutto con un M5S che accoglie una componente di sinistra che, al momento opportuno, viene fuori in tutta la sua negativa espressività; forse, però, Morra da buon professore di filosofia aveva in mente la frase di Sant’Agostino “Se non è rispettata la giustizia, che cosa sono gli Stati se non delle grandi bande di ladri?” 


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