Sabato 21 Settembre 2019 ore 22:12
Lazio, Marcello Marian:“PPL sui domini collettivi è un prodotto tossico"
PPL “Disposizione in materia di domini collettivi e di beni gravati da diritti di uso civico”

Negli scorsi giorni in Regione Lazio otto Consiglieri, Califano, De Paolis, Ognibene, Forte, Buschini, Battisti, Quadrana e Panunzi, hanno presentato una proposta di legge riguardante le “Disposizione in materia di domini collettivi e di beni gravati da diritti di uso civico”.

Abbiamo incontrato l’Avvocato Marcello Marian, presidente A.N.E.D.C. e A.R.U.A.L., che definisce questa proposta di legge illegittima e incostituzionale per la maggior parte del suo articolato. La Regione Lazio con questa proposta di legge tenta di riprendersi le competenze che ha perduto ai sensi dell’articolo 3 comma 7, competenze che aveva fino al 18 dicembre 2018. Le ha avute per 23 anni e non ha fatto niente, le ha avute per un altro anno, termine perentorio che la legge 168 gli ha assegnato, non ha fatto niente; adesso tira fuori questo disegno di legge, ‘tossico’ nella legalità, perché introduce elementi di vere e proprie violazioni delle norme costituzionali”.

Marcello Marian spiega: “Basti leggere l’articolato, in modo particolare la parte degli articoli dove si cerca di riprendere tutte quelle competenze che fanno capo alla legge 97del ‘94. La cosa più grave la leggiamo all’articolo 12 dove si parla di alienazione e legittimazione confondendole con il principio del non ritorno dei beni abusivamente edificati che hanno perduto la caratteristica ambientale e se li vuole riportare come sua competenza. La legittimazione secondo l’articolo 9 della legge del 27 si fa quando i terreni sono rimasti integri, sono rimasti agricoli, sono rimasti caratterizzati da quel valore ambientale e paesaggistico e di uso civico che la legge del 27 difende. Nel caso di specie, invece, la Regione lo vuole fare nei confronti di quei terreni che si possono legittimare, ma se non hanno più le caratteristiche agricole non si possono legittimare o non si possono alienare. Tra l’altro, questo principio oggi è impedito dalla legge 168, la quale dice che questi beni debbano essere permanentemente di natura agro-silvo-pastorale e conservati per le future generazioni nella sua interezza: quindi il patrimonio deve essere tutelato e garantito. La sclassificazione eventualmente si può fare ma senza andare alla legittimazione o all’alienazione, riducendo quel bene da demaniale a patrimoniale. Chi ha scritto questa proposta di legge non conosce la legge sui demani civici è un perfetto ignorante e chi l’ha firmata è più ignorante di chi l’ha scritta”.

Il Consigliere regionale Michela Califano, dopo aver presentato questa proposta di legge, aveva dichiarato: “Con questa proposta di legge si vuole dare invece una risposta concreta alle problematiche, tuttora irrisolte, che riguardano il possesso e la gestione dei domini collettivi e dei terreni gravati da usi civici. Si tratta di un argomento abbastanza complesso ma di grandissima importanza poiché il Lazio e soprattutto la parte di litorale che va da Civitavecchia a Nettuno ha molti terreni gravati sia da usi civici e molti domini collettivi”. Una proposta di legge, forse, nata dopo aver visto la situazione del litorale?

“Si ma l’hanno guardato male, perché, se loro pensano di risolvere il problema di tutte le case costruite da San Felice Circeo fino ai confini del Lazio attraverso questa legge non lo risolvono. Prima di tutto perché la competenza non è più della Regione, ma è degli enti gestori. Secondo poi, perché l’unica via per risolvere il problema delle costruzioni abusivi sui terreni del demanio civico è la sclassificazione e la riduzione dei terreni da demanio a patrimonio, non attraverso  questo processo, che, invece, imbroglia e quindi lega le mani a quelli che hanno fatto la speculazione o anche, semplicemente, a chi ha fatto la casa di civile abitazione per portare a vivere la propria famiglia come unica casa”. L’affermazione dell’Avvocato Marcello Marian, che aggiunge: “non è questa la soluzione: questa proposta di legge è un prodotto tossico dal punto di vista legale e che introduce un meccanismo che non avrà fine e complicherà di più le situazioni. Oggi l’unica soluzione che la Regione deve dare è quella di come fare per rendere esecutivo un atto deliberativo di sclassificazione, cioè: che documenti vuole, se vuole le fotografie, se vuole una perizia, dal punto di vista tecnico, per rendere esecutiva la deliberazione che l’ente adotta. L’unico soggetto che può risolvere questi problemi oggi è l’ente gestore sia esso il Comune sia esso l’Università Agraria. La Regione non può e non deve fare più niente, ogni cosa che farà la Regione sarebbe illegale, illegittima e incostituzionale”.

Ci sono le possibilità di andare avanti e arrivare al voto per questa proposta di legge? Marcello Marian risponde: “questa proposta di legge se va avanti lo farà per prepotenza non per legalità. La potranno anche votare ma sicuramente noi la impugneremo. Tra l’altro in questa proposta di legge, quando si va a dire questa fesseria del comma 3 dell’articolo 12, cioè che i beni vanno trasferiti ai Comuni, oltre a fare un esproprio nei confronti dell’ente titolare, si crea anche un danno erariale nei confronti dell’ente titolare, perché il valore di questi beni dovrebbe andare alla popolazione titolare dei diritti, se va a quella del Comune competente per territorio, che non sempre è lo stesso, si fa un danno erariale – il presidente A.N.E.D.C. e A.R.U.A.L. si avvia alla conclusione Io insieme all’avvocato Pietro Federico abbiamo chiesto un appuntamento con il presidente della Corte dei Conti al quale andremo a riferire tutto ciò. Nei prossimi giorni se non troveremo un accordo per fermare queste idiozie scritte in questa proposta di legge noi faremo una diffida a tutti i Consiglieri regionali per impedirgli di fare questa cosa. Glielo diciamo prima, perché altrimenti dopo possono dire ‘noi non lo sapevamo’, noi glielo diciamo prima che compiano un atto illegittimo e che procurerà danni, se lo faranno saranno anche i responsabili del danno e noi al Procuratore generale della Corte dei Conti andremo a dire questa cosa e cioè che si sta mettendo in atto un provvedimento legislativo da parte di un organo che non ha più questa competenza per fare una truffa, non solo di diritti ma anche di patrimonio alla collettività titolare di questi”.       

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