Domenica 18 Agosto 2019 ore 08:53
Lega al top, sicurezza e sviluppo convincono gli elettori
Dopo il sorpasso della Lega iniziano analisi e ironia ma il motivo è semplice: le proposte convincono l'elettorato

È da poco che i dati delle europee sono resi noti e già ha avuto inizio la recriminazione mediatica nei confronti di un voto che ha visto avanzare la Lega garantendo alla stessa il sorpasso su tutte le forze politiche in campo, ivi comprese PD e l’alleato M5S. Le battute ironiche e il sarcasmo già si sprecano, ad iniziare da Grillo, per ridicolizzare un risultato importante e gli elettori che lo hanno garantito. Dal PD si alzano voci che gridano al pericolo nero che incombe sull’Italia mentre dal M5S ci si meraviglia come ci possa essere gente che ancora una volta vota l’intrigo, il compromesso e la vecchia politica in generale; la Lega vince persino nella patria di Mimmo Lucano, il tanto osannato sindaco emblema del buonismo diffuso che, a quanto pare, non sembra abbia quel seguito che finora si è sbandierato ai quattro venti, nemmeno nella sua terra che lui e i suoi seguaci avrebbero sempre definita “lucaniana”.

Eppure in questo marasma nel quale, immediatamente, insorgono i perdenti, non c’è nessuno che si fermi un attimo per porsi delle domande  e darsi delle risposte che spieghino e diano motivazioni a questo risultato elettorale; nessuno che dica: perché ha vinto la Lega, perché il PD è stato superato, perché il M5S è in calo? Troppo semplicistica la risposta “gli italiani non vogliono cambiare”, “gli italiani preferiscono la vecchia politica”, “gli italiani non accettano cambiamento e onestà”; sono le risposte della volpe che non arriva all’uva e desiste dicendo che è acerba; d’altra Esopo già 2.600 anni fa aveva ben compreso lo status dell’animo umano e nella sua fiaba ben stigmatizzò l’esempio di chi non riesce e pur di non manifestare il malcontento, la sofferenza per quello che è un fallimento, comincia a disprezzare.

In realtà l’esame di questo voto deve affondare le proprie radici in una analisi ben più profonda in cui il soggetto attore è la popolazione, non considerata sotto l’aspetto elettorale bensì come cittadini che ogni giorno vivono uno status che è economico, sociale, antropologico, una condizione data dal rapporto con la pubblica amministrazione in termini di servizi pubblici, tasse, sicurezza, lavoro, reddito, ecc.; tutti elementi che, in un modo o nell’altro, sono stati il tema della politica di governo degli ultimi anni e del presente governo con alterne vicende, in parte deleterie per il cittadino. Partiamo tuttavia dai servizi pubblici, in primis la sanità, che costa allo Stato sempre più e, paradossalmente, ai cittadini ancor più tanto da portare ampie fette della popolazione a evitare di accedere alle cure per impossibilità economica a sostenerne i costi; una sanità che, ovunque in Italia è bacino cui attingere voti ma anche risorse economiche a favore di amici e parenti di quell’area politica e del malaffare; ne è esempio la sanità calabrese che, dopo anni di commissariamento, ora giunge ad un super commissariamento continuando a versare in uno stato di coma mentre il governatore della regione, prossimo alla sua campagna elettorale, si sveglia da uno pseudo torpore per abbandonarsi ad accuse e proclami effimeri ed inutili.

Nel settore trasporti e infrastrutture le cose non vanno sicuramente meglio con strade e autostrade costruite per accogliere il traffico di numerosi decenni addietro e ormai inadeguate per quello attuale, tra l’altro con urgenti misure da adottarsi per preservarne l’integrità strutturale. Ferrovie ancora in affanno rispetto a quelle di altre nazioni dove l’alta velocità collega tutte le città, l’esempio spagnolo insegna, non solo una direttrice nord-quasi sud (si ferma, infatti, a Salerno) come in Italia dove ancora si discute della TAV mettendone in dubbio, ancora una volta, la costruzione dopo aver già speso ingenti capitali. Non meglio si può dire della capitale, biglietto da visita di tutta la nazione, tra problema rifiuti, trasporto pubblico, igiene, viabilità e tanto altro. Una capitale che vede barcollare paurosamente le sue infrastrutture principali, che vede chiuse per settimane e mesi alcune tra le principali stazioni della metro, con autobus acquistati e fermi da mesi mentre altri continuamente guasti o, addirittura, frequentemente incendiatisi. Non priva di importanza l’attenzione mostrata nei confronti di categorie tradizionalmente viste dalla popolazione come di disturbo sociale, come ad esempio i rom, in quanto dediti a furti e ruberie dalla metropolitana alla strada agli appartamenti o legati ai continui roghi che da anni martoriano intere zone della capitale e la cui attenzione istituzionale che essi ricevono è vista come un privilegio non meritorio che scavalcherebbe i diritti di altri cittadini. Assolutamente importante nell’orientare il voto dell’elettorato sono stati anche i continui attacchi che l’attuale governo ha ricevuto da una Europa sempre più a due velocità e con vessati e vessatori, una Europa nella quale la vittoria di una destra generalizzata è stata vista come una alternativa valida ad una politica tutt’altro che equa e congeniale ad un progresso evidente, sicuro e equilibrato di ogni Stato membro; una Europa che non ha saputo né tanto meno voluto risolvere o affrontare il problema dei grandi flussi migratori tra gli scarica barile continui a carico dell’Italia e gli interessi prettamente nazionalistici di pochi rispetto ai tanti che compongono questa specie di Unione Europea.

Non c’è dubbio che quel finto buonismo, che sin dall’inizio ha occultato secondi fini di natura esclusivamente economica, che ha visto inneggiare ad una accoglienza dei migranti disorganizzata, non integrativa né integrante, priva di qualsiasi forma di integrazione, che ha portato migliaia di individui a bivaccare dalla mattina alla sera in piazze, strade, stazioni, luoghi pubblici, spesso aumentando l’insicurezza dei centri abitati più di quanto già non fosse, ha portato chi rifiuta questo stato di cose a votare Lega; qui non c'entra un presunto spirito razzista né c'entra essere esterofili o l'esatto contrario, essere accoglienti o non esserlo affatto. È normale che, in questo contesto socio-politico, l’elettorato si diriga verso chi ha fatto dello slogan “prima gli italiani” il proprio motto assicurando quello status di sicurezza che tutti desiderano; è normale che non premino chi ha dato della sua capacità di governare una capitale un pessimo esempio; è normale che non scelgano chi ha promesso un reddito di cittadinanza che non viene corrisposto a chi ha casa ma non un lavoro, una promessa che è diventata un boomerang negativo per un M5S che, negli ultimi tempi, non ha dato di sé nemmeno una immagine di fedeltà di governo alleandosi a destra e sbandando fortemente a sinistra.

È inutile fare analisi dove non c’è nulla da analizzare o criticare un voto che, in realtà, è dato con la speranza che qualcosa cambi davvero ovvero anche un ritorno a quei valori dei quali nessuno sembra più parlare, quasi fosse un tabù o un disonore farlo; famiglia, madre, padre, religione, fede, Dio, ordine, tutti termini che sembrano essere desueti, fuori moda, appannaggio solo di anziani o persone anacronistiche ma che, se pronunciati coraggiosamente o sapientemente, credendoci o solo per scopi elettorali, da un politico suscitano il consenso di un elettorato che dal politico si aspetta questo; non c’è altra motivazione ma il semplice consenso a chi mostra di voler gestire la cosa pubblica come normalmente dovrebbe essere, incardinato in un sistema politico in modo istituzionale, qui il probabile default di Casapound e Forza Nuova,ma soprattutto come il cittadino vuole che sia amministrata, almeno per gli aspetti principali che a lui interessano.


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