Giovedì 19 Settembre 2019 ore 04:15
Un gioiello archeologico piccolo scrigno di storia e cultura
Il museo di Blanda Julia a Tortora restituisce al pubblico reperti archeologici che riportano alle sue origini, diversi millenni addietro, con l'impronta di numerosi popoli

Giorni addietro abbiamo pubblicato un articolo sugli scavi archeologici della città perduta di Blanda Julia, sulla sua storia, sulle ricerche e le scoperte firmate dal professor Fabrizio Mollo, archeologo e direttore degli scavi; abbiamo avuto modo di proporre un itinerario turistico che portasse a riscoprire le nostre origini culturali, partendo dalla Magna Grecia e, ancor prima, dai popoli che preesistevano alla colonizzazione greca e romana. Ci eravamo proposti di affrontare ulteriormente il tema di Blanda Julia ma non così presto; tuttavia, visto il positivo riscontro di pubblico e l’alto numero di lettori che ha apprezzato il nostro articolo di storia abbiamo deciso, così, di rispettare la nostra promessa offrendo ai nostri lettori un altro sprazzo di quella meraviglia che il sito offre agli appassionati di storia antica e archeologia ma anche di misteri del passato.

I frutti degli scavi saranno a giorni visibili presso il locale museo archeologico che ospiterà i reperti rinvenuti nel corso delle varie campagne di scavo permettendo ad un piccolo paese della Calabria, posto al confine con la Basilicata, di godere di una storia plurimillenaria e offrendo alla sua popolazione un valido motivo per essere fiera e orgogliosa delle proprie origini ma, ancor più, di essere punto di riferimento di un così importante e prezioso tesoro. “Il passato visto con gli occhi del futuro, in un percorso virtuale ed interattivo, che vi trasporterà, attraverso un viaggio virtuale, alla scoperta di questo luogo meraviglioso, ricco di reperti rinvenuti a partire dal 1990. Un prezioso scrigno, il Museo archeologico di Blanda, del ricco patrimonio culturale di questo piccolo ma suggestivo e strategico lembo della Calabria al confine con la Basilicata che è Tortora”, così recita sapientemente la presentazione della pagina web del museo che si presenta ricca, attraente, visivamente elegante e coinvolgente sebbene ancora parzialmente completa. Un sito che lascia entrare il visitatore non solo tra i reperti esposti ma anche nei siti di scavo quasi catapultandolo in una realtà che è stata e continua ad essere quella degli archeologi che continuano a scavare anche sotto il sole cocente di questa torrida estate.

Il desiderio di contribuire a dare continuità e concretezza alle attività di ricerca archeologica, svolte nell’ultimo trentennio, ha permesso di esporre anche quei reperti rinvenuti in una delle tombe della necropoli scoperta nel corso degli scavi. La piattaforma web, inoltre, è stata inserita nel più ampio “Digital Cultural Heritage Museum – ITALIAEXCELSA”, perché possa avere una maggiore visibilità in un contesto di assoluta eccellenza, unico in Italia, esclusivamente dedicato alla valorizzazione del Patrimonio dei Beni Culturali italiani.

Ancora una volta la lungimiranza del sindaco Pasquale Lamboglia e l’amore per la cosa pubblica e per la propria terra ha mostrato che è possibile, grazie agli sforzi compiuti principalmente dall’amministrazione comunale e all’alta professionalità del professor Fabrizio Mollo direttore del museo, la creazione di un riferimento museale che vale la pena visitare e che lascia un positivo e suggestivo ricordo; una realtà in grado di poter svolgere un ruolo autonomo all’interno dell’offerta culturale complessiva dell’Alto Tirreno Cosentino, una realtà piccola ma preziosa in un paese che si affaccia da spettatore sul meraviglioso e suggestivo scenario del golfo di Palinuro anticamente solcato da navi, lo scenario del mare di Ulisse, del mare di Enea, del mare di Palinuro, quel Palinuro al quale Virgilio si rivolge nell’Eneide con le parole “o Palinuro, fidatoti troppo del cielo e del mare sereno, nudo giacerai su sabbia ignota”.

 


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