Martedì 25 Febbraio 2020 ore 14:15
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I rifiuti di Roma e la soluzione Civitavecchia. A quando il commissariamento?
Il sindaco Raggi decide di non decidere (e fa infuriare Civitavecchia), e dalla Regione arriva l’ultimatum: ma per risolvere l’emergenza bisogna passare ai fatti

C’è una cosa di cui bisogna dare atto al sindaco dell’Urbe Virginia Raggi: quando si tratta di non decidere e scaricare ad altri le proprie responsabilità, lei è decisamente la numero uno.

Magra consolazione per i Romani - e ora anche per Civitavecchia, scelta suo malgrado per smaltire l’immondizia capitolina normalmente destinata alla discarica di Colleferro che però, com’è ormai arcinoto, chiuderà dal 31 dicembre per un periodo di 4-7 giorni. La Raggi ha agito come primo cittadino della Città Metropolitana di Roma, firmando, come riferito dall’ente stesso, «un’ordinanza per consentire il conferimento da parte di Ama di ulteriori 1.000 tonnellate al giorno di rifiuti nell’impianto di discarica di Civitavecchia», per il tempo «strettamente necessario alla riapertura della discarica di Colleferro».

Una presa di posizione che ha mandato su tutte le furie l’intera classe politica della cittadina tirrenica, a partire dal sindaco leghista Ernesto Tedesco che è inviperito anche per quella che ha definito una mancanza di «deontologia amministrativa», avendo saputo tutto dalla stampa anziché dalla diretta interessata. «È inaccettabile» ha tuonato a favor di agenzie, «questa città non è la pattumiera di Roma. Raggi non può pensare di scaricare sulla nostra città la sua incapacità amministrativa».

Sulla stessa linea, non sorprendentemente, anche Fratelli d’Italia, così come, in maniera già più inattesa, Italia Viva: ma anche - e questo è decisamente più sbalorditivo - lo stesso gruppo consiliare del M5S in via della Pisana. Il vicepresidente del Consiglio della Regione Lazio, il pentastellato Devid Porrello, ha infatti ricordato che «la discarica di Civitavecchia non è in grado tecnicamente di accettare tutti i rifiuti che dovrebbero arrivare da Roma», oltre a stigmatizzare il comportamento del Campidoglio «perché il ricorso allo strumento dell’ordinanza da parte dell’ente metropolitano per risolvere i problemi del Comune di Roma denota una mancanza di rispetto per i territori che in questi anni si sono fatti carico della situazione rifiuti della Capitale».

Dal centrodestra locale varie voci hanno invocato il commissariamento «per l’emergenza rifiuti della Capitale e del Lazio»: ipotesi che ora potrebbe essere più vicina.

«Non possiamo consentire che la Capitale sia travolta da una gravissima emergenza igienico-sanitaria» è stato infatti l’ultimatum dell’assessore regionale ai rifiuti Massimiliano Valeriani. «Se non agisce la Raggi, agiamo noi» con i poteri sostitutivi, vale a dire con una nuova ordinanza che obblighi la giunta grillina a una serie di interventi, tra cui l’individuazione dei siti di stoccaggio. «La novità è che, se l’amministrazione capitolina questa volta sarà inadempiente, subentreremo noi» ha ammonito ancora Valeriani.

Prospettiva che, secondo indiscrezioni di stampa, potrebbe peraltro non essere così sgradita alla Raggi: la quale si toglierebbe parecchie castagne dal fuoco, potendo delegare - e, quindi, imputare - ad altri scelte che l’elettorato del MoVimento non accetterebbe mai di buon grado.

Il tutto mentre a gettare benzina sul fuoco ci ha pensato l’ennesimo servizio delle Iene, che ha colto gli operatori di Ama (la municipalizzata capitolina per i rifiuti) mentre, in orario di lavoro, fanno di tutto, dal fare la spesa al rifocillarsi in locali per la ristorazione, dal flirtare con le colleghe al giocare col telefonino, dal duplicare le chiavi di casa allo schiacciare un pisolino - tutto, tranne raccogliere la spazzatura.

Malgrado tutto, però, il difetto più grave resta nel manico, in quell'ignobile teatrino che la Raggi e Nicola Zingaretti farebbero bene a far cessare al più presto, dandosi piuttosto da fare per evitare lo scoppio di una crisi gravissima. Anche perché è vero che i Romani sono celebri per la pazienza. Ma, per quanto vasta essa possa essere, di certo non è infinita.

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