Lunedì 20 Gennaio 2020 ore 15:16
OMICIDIO ARCE
Arce, omicidio di Serena Mollicone: domani prevista l'udienza per i Mottola
Prevista per domani l'udienza preliminare: il giudice dovrà decidere se rinviare a giudizio Franco e Marco Mottola, accusati dell'omicidio di Serena

A distanza di 19 anni dal tragico ritrovamento del cadavere di Serena Mollicone, non è stata ancora scritta la parola fine su uno dei gialli più intricati della storia italiana.

Passato alle cronache come l’omicidio di Arce, questo caso di cronaca nera italiana vede coinvolta Serena Mollicone, brutalmente uccisa, e un colpevole ancora da condannare.

Il padre di Serena, Guglielmo Mollicone, ha sempre puntato il dito contro Franco Mottola, allora Comandante della stazione dei Carabinieri di Arce e Marco Mottola, figlio di Franco.

L’udienza preliminare di domani

Per domani, 15 Gennaio, è prevista l’udienza preliminare presso il Gup. Il giudice Domenico Di Croce dovrà decidere se rinviare a giudizio gli imputati Franco e Marco Mottola per l’omicidio dell’allora diciottenne Serena Mollicone.

Oltre alla famiglia Mottola, sono sotto inchiesta anche il Carabiniere Quatrale, accusato di concorso nell’omicidio e l’appuntato Francesco Suprano, accusato di favoreggiamento.

Il padre di Serena, che aspetta verità e giustizia da 19 lunghissimi anni, è ancora ricoverato in ospedale a Frosisone per dei gravi problemi di salute.

Alla luce dell’imminente udienza Antonio Mollicone, fratello di Guglielmo e zio della ragazza, ha dichiarato: “Noi non molliamo, andiamo avanti”.

Le dichiarazioni della famiglia Mottola

Franco e Marco Mottola sono i principali indiziati, accusati di aver ucciso Serena. L’ex maresciallo dei Carabinieri Franco Mottola, durante una conferenza stampa convocata dalla famiglia e dagli avvocati, si è dichiarato innocente.

“Io sono innocente. Non ho mai fatto del male a Serena Mollicone, né so nulla sulla sua morte, respingo ogni accusa. La mattina del 1° giugno non l’ho vista né in caserma né in altre parti, non è venuta mai a cercarmi in caserma, il brigadiere Santino Tuzi non mi ha telefonato dalla caserma a casa mia e non mi ha avvisato di nulla. Abbiamo fiducia nella giustizia, per il resto parleremo con i giudici, non chiedetemi nulla, per ogni eventuale domanda parlate con l’avvocato, il professore e il portavoce del pool”.

La riapertura del caso

Dopo lunghi anni di nulla di fatto, la vicenda di Serena Mollicone era tornata alla ribalta (sia mediatica che giudiziaria) dopo che gli accertamenti del Ris avevano confermato che le ferite di Serena erano compatibili con la porta della caserma dei Carabinieri di Arce.

Si ipotizza quindi che la ragazza sia stata uccisa in caserma e solo successivamente abbandonata nel boschetto di Fonte Cupa (oggi Fonte Serena) ad Anitrella, vicino Arce.

Le nuove perizie sul corpo di Serena sono state condotte dall’anatomopatologa Cristina Cattaneo: secondo la professoressa c’è una correlazione fra il trauma cranico di Serena e l’ammaccatura di una delle porte della caserma.

La Cattaneo ha poi denunciato come all’epoca dei fatti non siano stati svolti degli esami fondamentali per i primi accertamenti medico-legali e come siano addirittura spariti alcuni elementi autoptici che sarebbero stati di fondamentale importanza per fare luce sulla verità.

 

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