Lunedì 30 Marzo 2020 ore 12:51
DIN DON DAN
Religione, il Cristo Luce che chiama
di Il capocordata
Il capocordata

Gesù è venuto a predicare (Mt. 4, 12-23), ha un messaggio chiaro da proporre, chiama persone disponibili a collaborare alla sua predicazione: “Da allora Gesù cominciò a predicare e a dire: Convertitevi, perché il regno dei cieli è vicino” (v. 17). La sua è una voce che risuona e converte, chiama e offre possibilità di intuire prospettive per noi, aiuti per riflettere su “cosa” e “come” faccia Dio per noi.

Un Dio paziente

Anzitutto Dio usa un’infinita pazienza, perché questa è nella logica del “compimento”, non semplicemente nella logica del cambiamento. E’ logica di “attesa”. Gesù va nel territorio di Zabulon e di Nèftali, proprio al confine. Si spinge al nord, nel territorio “pagano”, contaminato, senza barriere, l’altissima Galilea. Gesù è fedele a una parola che annuncia qualcosa di nuovo, di inaudito. Qualcosa si realizza dell’antica profezia (Is. 8, 23) nella quale la terra di Zabulon e di Nèftali, in precedenza umiliata, è stata resa gloriosa. Proprio quella terra che, per gli ebrei, popolo non di navigatori ma di gente stanziale, era pericolosa, dannosa, terra che incuteva paura, proprio come il mare.

La “Galilea delle genti” (v. 15) era terra di convivenza con il paganesimo, terra contaminata, qualcosa da cui guardarsi. In quella situazione così “anomala”, ai confini geografici e storici di Israele, in quella notte, mentre il popolo camminava ed era immerso nelle tenebre “una luce rifulse” (v. 16). Nella notte della “non speranza” si squarcia il cielo e una luce rende meno buio il cammino, meno faticosi i passi. Dio non perde né l’occasione e neppure la voglia di cambiare le tenebre in luce. Questo non significa che il cammino sia facile e senza intoppi. Significa che è possibile ricostruire qualcosa di grande, di luminoso. Un cammino da riavviare, una speranza da coltivare, una luce da riconoscere. Significa che la strada può riprendere, con pazienza, e illuminata dalla luce di Dio.

Un Dio che chiede un cambiamento

“Convertitevi, perché il regno dei cieli è vicino” (v. 17). Gesù inizia la sua predicazione con l’invito alla conversione, a cambiare mentalità e cuore e il comportamento. Occorre sempre coltivare lo stupore per ciò che Dio compie, perché, dopo aver visto e riconosciuto le sue scelte, non si debba tornare indietro, attaccandoci a un passato che, seppur prezioso, non deve diventare un peso e un condizionamento.

La conversione è una faccenda che riguarda tutti. Per questo il modo di iniziare di Gesù è quello di rendere attento ogni uomo al dono del Vangelo, cioè di lui che si fa storia, che cammina dentro la vita, la salva, che ha bisogno di persone che credano e cambino se stesse, per poter testimoniare che è possibile “cambiare”.

Il Vangelo ci spinge a considerare come sia necessario inventare nuovi modi di amare. Prima di ciò che potrebbe funzionare o meno, siamo invitati dal Maestro a scrutare il cuore dell’uomo, cosa desideri, di cosa abbia bisogno. E Gesù lo indica nelle due strade che propone: nell’imperativo “convertitevi”, cioè cambiate mente, trasformatevi, fate posto alla Parola; e “accorgetevi” che il regno di Dio si fa vicino.

Convertirsi è “far posto” al Maestro. Ascoltarlo, cioè ospitarlo nella propria esistenza personale e comunitaria, religiosa e civile. Gesù squarcia le tenebre, illumina il popolo che cammina nel buio ridonando luce attraverso la sua Parola, invitando al cambiamento e alla conversione. Non si può accogliere il Signore se si rimane vecchi, se l’elasticità non sostituisce la rigidità. Il  “Dio con noi” si fa vicino e chiede di accoglierlo. La pazienza sta dentro questi paletti, ossia chiede un continuo rinnovamento, un’incessante spinta al bene per far innamorare chi è più giovane del bello, del buono, del vero, del giusto. La buona notizia (Vangelo) è che Gesù sa cambiare la vita, come fa proprio con i primi chiamati. E’ una conversione che chiede di lasciare, abbandonare, camminare dietro a Colui che sta davanti ai suoi discepoli e li ammaestra. E’ una conversione che interessa tutti. Gesù parla a tutti e vuole trainare anche chi sta indietro, chi si perde, chi sta ai margini della Chiesa e della società. Non per un “senso del dovere”, ma per la bellezza della proposta che Gesù ci fa. Come si fa a continuare ad abitare “in regione e ombra di morte” (v. 16) senza un raggio di speranza?

Un Dio che sceglie

La chiamata dei primi quattro pescatori, Pietro e Andrea, Giacomo e Giovanni, è altamente significativa nella sua essenziale ordinarietà. Alla chiamata segue una risposta. Dall’appello alla conversione nasce una disponibilità che fa pensare. Quei quattro pescatori attendono una luce che li rischiari. “Ed essi subito lasciarono le reti e lo seguirono” (v. 20): quel subito esprime bene questa fresca disponibilità. La proposta che viene fatta loro vale di più rispetto al loro lavoro, alle barche e ai garzoni, al padre e al resto che si lasciano. E Gesù vale questo. Non è uno scambio: lascio la barca e ottengo Gesù. E’ una conversione vera e propria. Lascio tutto e “acquisto” Colui che vale sopra tutto e dà a tutto il suo vero significato.

Gesù vuole avere bisogno di noi, ma non di gente che racconti ciò che ha studiato e imparato sui libri, ma che insegni con la vita il Vangelo del Regno, guarendo le malattie del corpo e dello spirito. Questa è la missione che la Chiesa può far brillare ancora e ridire con tutta la sua forza interiore.                                                                                                                                              

Bibliografia consultata: D’Agostino, 2020.

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