Mercoledì 18 Settembre 2019 ore 09:04
Fabio Polli: sostegno a Consorzio Frascati Doc
Il candidato del Mpt si schiera con il Consorzio nella polemica con la Regione sull'evento Vinitaly
Da sinistra Massimo Pallottini (ex commissario Arsial, Fabio Polli, Sergio Urilli e Emanuele Ranchella (ex presidente Consorzio Tutela del Frascati) al Vinitaly di Verona nel 2006
"In questo momento estremamente difficile per il settore enoagricolo del Lazio e dei Castelli romani – dice Fabio Polli, candidato sindaco del Movimento Popolare Tuscolano – deve essere pienamente sostenuta da tutti, in primis dall’ attuale amministrazione comunale, la rivendicazione che sta portando avanti il Consorzio di Tutela del Frascati Doc nei confronti della Regione Lazio, che anche quest’anno sembra essere fortemente in ritardo nell’ organizzazione della presenza laziale al Vinitaly di Verona, la vetrina internazionale del settore che si svolgerà dal 6 al 9 aprile nella città scaligera".

"Da quanto apprendiamo – spiega Polli – il presidente del Consorzio, Mauro De Angelis, avrebbe manifestato l’intenzione di far esporre le aziende che producono il Frascati, che recentemente ha ottenuto il riconoscimento della Docg per alcune linee di produzione, all’ interno dello stand del Veneto piuttosto che in quello del Lazio, in quanto la nostra regione non avrebbe adeguatamente predisposto l’organizzazione del padiglione espositivo e la serie di eventi che da sempre caratterizzano le giornate fieristiche che ospitano visitatori da tutto il mondo".

"Speriamo – ribadisce il leader del movimento civico cittadino – che quella di De Angelis rimanga solo una forte provocazione, peraltro condivisibile, e che da Via della Pisana, attraverso l’assessorato guidato da Sonia Ricci, si faccia il possibile e l’impossibile per dare ai vini del Lazio un supporto tecnico logistico degno di una grande e importante regione come la nostra".

«Dall’ultima volta che sono stato a Verona, nel 2006, - aggiunge Polli – purtroppo le cose sono andate peggiorando di anno in anno, almeno stando a quanto mi raccontano i produttori e le aziende vitivinicole, alcune delle quali hanno deciso di tagliare i costi e di non partecipare più al Vinitaly. Quell’anno – ricorda – il Lazio fece una grandissima figura ospitando, grazie all’ iniziativa portata avanti dal sottoscritto e dall’ allora assessore all’ Agricoltura della Provincia di Roma, Sergio Urilli, le celebrazioni del 40° anno di vita del Frascati Doc, poi proseguite con una lunga serie di manifestazioni coordinate dall’Arsial che hanno ravvivato l’interesse sul nostro prodotto, il più importante del Lazio, uno dei vini italiani più conosciuti nel mondo".

"Sarebbe un grave errore – sottolinea Polli - se la Regione Lazio avesse deciso di abbandonare al suo destino il settore, accontentandosi di distribuire, senza apparente criterio oggettivo, i pur cospicui investimenti europei del Piano di Sviluppo Rurale, per destinare risorse ad altri comparti o pensare solo al risanamento dei debiti in Bilancio. Ciò significherebbe rischiare di perdere centinaia di posti di lavoro e compromettere ancora di più, a danno della cementificazione selvaggia, il rapporto tra salvaguardia dell’ambiente e qualità della vita. La battaglia di competenze tra l’assessorato e l’ Arsial, dove peraltro è stato recentemente nominato commissario Antonio Rosati, ex assessore al Bilancio della Provincia di Roma quando Zingaretti ne era presidente (a dimostrazione che l’attenzione è più sui numeri che sulle azioni da intraprendere), non deve penalizzare un settore che ha invece fortemente bisogno del sostegno pubblico".

"Difendere il vino – ribadisce Polli - vuol dire difendere l’ambiente e una persona come il presidente Zingaretti non può farsi sfuggire il nocciolo della questione. Bene ha fatto De Angelis ad alzare la voce perché a Verona ci si deve andare per ben figurare, bene organizzati, per portare a casa risultati qualificanti, non certo per essere la parte debole di una filiera che finirebbe per bruciare solo centinaia di migliaia di euro della collettività in spese tardive e spesso senza senso. Produrre fatturato per “l’indotto” era il primo pensiero della vecchia politica, ora non è proprio più possibile. Ha ragione De Angelis, si deve fare meglio".

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