Martedì 16 Luglio 2019 ore 14:58
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Le apparizioni del Risorto
Nel vangelo di Luca
Il capocordata

I racconti delle apparizioni di Gesù risorto, nel vangelo di Luca, si dividono in due paragrafi: l’apparizione ai discepoli di Emmaus (24, 13-35), brano che ascolteremo domenica prossima, e l’apparizione  agli apostoli e ai loro compagni riuniti nel cenacolo (24, 36.48). Esse sono precedute dalla narrazione della scoperta del sepolcro vuoto e ad esse fa seguito l’episodio dell’ascensione di Gesù al cielo. Luca vuole fornire delle prove della risurrezione e fondare così la fede dei discepoli; inoltre il suo intento è quello di affidare agli apostoli la missione di testimoni per far conoscere il vangelo a tutte le nazioni. Lo schema delle narrazioni presenta tre temi che si rincorrono nei tre episodi raccontati: il segno, l’apparizione e la spiegazione delle Scritture.

Diciamo subito che Luca non si limita soltanto a trascrivere documenti o a registrare testimonianze: ci ha fornito una interpretazione teologica dei fatti raccontati. Compito degli studiosi   è quello di distinguere il nucleo storico dei fatti riportati dall’evangelista da ciò che è frutto del suo lavoro letterario e teologico, che si identifica poi con la presa di coscienza della chiesa, nei primi decenni della sua vita, di fronte alla risurrezione di Gesù.

NUCLEO STORICO: “E’ risorto” (v. 6)

Il grande fatto che sta al centro di tutto il racconto di Lc. 24 è che Gesù è risorto. Ciò che segue ha lo scopo di fornire testimonianze a favore di questo fatto e di trarne le conseguenze. Le apparizioni, quindi, sono testimonianze rese alla risurrezione del Cristo: tra queste si presenta storicamente fondata quella ai discepoli di Emmaus, poiché i due viandanti non hanno riconosciuto immediatamente Gesù; è stato loro necessario un segno. L’apparizione avvenne la sera del giorno di Pasqua, e durante una cena: è lecito pensare che Luca abbia scelto i termini in modo da evocare la Cena pasquale, e lasciarci così un profondo insegnamento sull’Eucaristia. In ogni caso, per chi si attiene al semplice fatto storico, la cena di Emmaus fu un pasto in cui Gesù e i suoi compagni consumarono alimenti ordinari. I due discepoli hanno riconosciuto Gesù dalla maniera con cui spezza il pane, evocando appunto il rito dell’ultima Cena con i suoi prima della passione e morte.

INSEGNAMENTI TEOLOGICI                                                                                   

Innanzitutto, il discepolo è invitato a credere nella risurrezione del Cristo. Nei discepoli c’è mancanza di fede: infatti non lo riconoscono, neppure quando appare loro, “i loro occhi non potevano riconoscerlo” (v. 16). Ciò dipende dalla loro mancanza di fede. I lineamenti del volto non consentono di riconoscere la persona del Cristo, nonostante la lunga familiarità avuta con lui. I pellegrini di Emmaus continuano a pensare che Gesù era “un” profeta, ma non “il” profeta. Gesù con i miracoli e l’insegnamento aveva dato l’impressione che fosse in grado di liberare Israele dalla dominazione dei romani. La sua morte, invece, finiva per sembrare un fallimento irreparabile. Sono molto tristi. Gesù li rimprovera per la loro mancanza di fede. I discepoli si rifiutano di credere anche quando le donne vengono ad annunciare che la tomba è vuota e che gli angeli sono apparsi per affermare che Gesù è vivente. Del resto, il sepolcro vuoto non costituisce una prova della risurrezione, ma soltanto un segno.

I segni non sono inutili, essi assolvono un ruolo decisivo nell’origine della fede: sembrano perfino necessari per riconoscere Gesù dopo la risurrezione. Devono, però, essere più o meno chiari in dipendenza delle condizioni interiori dei singoli. E’ stato sufficiente essere chiamata per nome per Maria di Magdala, per Giovanni è bastato il sepolcro vuoto o la pesca miracolosa, lo spezzare il pane per i due discepoli di Emmaus. Gli apostoli hanno bisogno di segni più evidenti: vedere le piaghe di Gesù, toccare il suo corpo, mangiare il pesce con Gesù risorto. I segni sono più essenziali delle stesse apparizioni, come dice Gesù a Tommaso: “Beati quelli che credono senza aver visto”. Già prima della risurrezione i segni costituivano la via normale verso la fede: chiunque, in presenza dei segni, si fosse rifiutato di credere, si condannava da sé. I segni sono necessari perché da essi dipende la nostra fede: era così durante la vita terrena di Gesù, a maggior ragione adesso, dopo la trasformazione della morte e della risurrezione.

Ciò nonostante, è necessario per far scaturire la fede in Gesù risorto ascoltare la testimonianza delle Scritture: “dovevano compiersi tutte le cose scritte su di me nella legge di Mosè, nei profeti e nei salmi”. Questa intelligenza delle Scritture, il Risorto non la diede ai discepoli in un discorso, ma nell’evento pasquale che dissipò d’improvviso tutte le ombre di una preparazione durata secoli. Nel giorno di Pasqua la luce incomincia a brillare e il lavoro di interpretazione delle Scritture proseguirà durante tutta la vita della Chiesa!

Ma anche le Scritture non bastano e allora Gesù si fa vedere, per scomparire subito alla vista dei pellegrini di Emmaus. D’ora in poi, bisognerà vivere soltanto nella fede. Gesù non è apparso ai discepoli per consolarli, ma unicamente perché ciò era necessario alla loro fede. Ogni volta che Cristo è apparso nella gloria, l’ha fatto in maniera estremamente fugace, appena il tempo di permettere ai testimoni di riconoscerlo.

Il Cristo è morto e risorto per tutta l’umanità, quindi la “buona novella” (Vangelo) deve essere annunciata a tutti gli uomini, affinché tutti possano credere ed essere salvati. Ma solo pochi privilegiati hanno potuto verificare personalmente i fatti. Alcuni hanno ricevuto questa grazia a titolo soprattutto personale, come le donne al sepolcro e gli apostoli stessi perché fossero suoi testimoni: infatti, sulla loro testimonianza si fonderà la fede di tutte le generazioni future.

Infine, evidenziamo i pasti consumati con il Risorto che occupavano un posto importante nel pensiero della comunità primitiva. Il fatto che Gesù risorto mangi con i discepoli che l’avevano abbandonato significa che li ha nuovamente ammessi alla sua tavola in qualità di amici. Dopo la risurrezione, quando i discepoli si riunivano per celebrare l’Eucaristia, come potevano non pensare alla cena e ai pasti consumati con Gesù risorto? Attraverso la fede, nell’Eucaristia il cristiano entra in contatto diretto con Gesù: egli è realmente presente, ma “sotto altro aspetto”. La Parola di Dio è una luce che consente di riconoscere Gesù nel segno e di incontrarlo. Questo riconoscimento trova la sua collocazione ideale nell’assemblea dei discepoli, cioè nella chiesa, nell’assemblea liturgica.                                                            

Bibliografia consultata: Gaide, 1970.


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