Attentato a Ranucci, Lavitola in carcere: Gomes ancora ricercato

Il 30 giugno erano già state arrestate quattro persone gravemente indiziate di essere gli esecutori materiali della deflagrazione
Di Redazione
Carabinieri in azione
Carabinieri in azione

L’inchiesta sull’attentato dinamitardo contro Sigfrido Ranucci compie un nuovo e pesante passo in avanti. I Carabinieri dei Nuclei Investigativi di Roma e Frascati hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di Valter Lavitola, mentre Clesio Tavares Gomes, destinatario dello stesso provvedimento, è ancora ricercato. I due sono gravemente indiziati, a vario titolo, di concorso nella detenzione, nel porto in luogo pubblico e nell’utilizzo dell’ordigno esplosivo fatto detonare la sera del 16 ottobre 2025 davanti alla villa del giornalista a Torvaianica, nel territorio di Pomezia. Contestata anche l’aggravante del metodo mafioso.

Attentato a Ranucci, l’indagine arriva ai presunti livelli organizzativi

Il nuovo sviluppo modifica la prospettiva investigativa sull’episodio avvenuto sul litorale romano. Il 30 giugno erano già state arrestate quattro persone gravemente indiziate di essere gli esecutori materiali della deflagrazione. Adesso l’attenzione si concentra sui presunti ruoli di chi avrebbe concepito, organizzato e coordinato l’azione.

La ricostruzione contenuta nel provvedimento cautelare attribuisce a Lavitola il ruolo di presunto ideatore del disegno. L’ipotesi accusatoria sostiene che avrebbe incaricato Gomes di individuare persone capaci di procurarsi l’esplosivo e realizzare un attentato dimostrativo davanti all’abitazione di Ranucci.

Un passaggio particolarmente significativo riguarda il 15 settembre 2025, un mese prima dell’esplosione. Lavitola e Gomes avrebbero effettuato insieme un sopralluogo nella zona dove poi sarebbe stato collocato l’ordigno. Un elemento che gli investigatori inseriscono nella fase preparatoria dell’azione.

Gomes ricercato, l’accusa gli attribuisce il raccordo con gli esecutori

Clesio Tavares Gomes avrebbe avuto, nella ricostruzione investigativa, un ruolo operativo. Sarebbe stato lui a individuare e istruire gli esecutori materiali provenienti dalla Campania, facendo da collegamento con il presunto ideatore dell’attentato.

Dopo la ricognizione del 15 settembre, Gomes avrebbe preso parte anche a un secondo sopralluogo, effettuato il 10 ottobre 2025, appena sei giorni prima dell’esplosione. In quella circostanza avrebbe coordinato la verifica della zona del litorale laziale e avrebbe messo a disposizione del gruppo l’automobile appartenente al suocero.

La sequenza temporale assume quindi un peso rilevante nell’impianto investigativo: settembre per la prima ricognizione, 10 ottobre per il nuovo passaggio sul posto, 16 ottobre per la deflagrazione. Passaggi che gli inquirenti ritengono collegati alla preparazione dell’attentato.

Celle telefoniche, veicoli e cellulari: come è stata ricostruita la preparazione

Una parte consistente dell’indagine si è sviluppata attraverso l’esame dei dati tecnologici. Sono stati analizzati i tabulati telefonici e telematici collegati alle celle che servono l’area interessata dall’attentato, ricostruendo presenze, contatti e spostamenti ritenuti utili a definire la dinamica preparatoria.

A questi elementi si è aggiunto il tracciamento dei veicoli utilizzati nelle diverse fasi e l’esame forense dei telefoni cellulari degli indagati. L’incrocio dei dati avrebbe permesso agli investigatori di confrontare gli spostamenti ricostruiti tecnicamente con le versioni fornite dalle persone coinvolte.

Proprio l’analisi dei dispositivi e delle percorrenze avrebbe messo in discussione alcuni tentativi di costruire alibi destinati a collocare gli indagati lontano dai luoghi e dai momenti ritenuti rilevanti.

Dalla bomba del 16 ottobre ai sei indagati raggiunti da misure

L’attentato del 16 ottobre 2025 aveva aperto immediatamente un’indagine di particolare delicatezza. L’esplosione davanti all’abitazione di un giornalista televisivo, con un ordigno collocato in un contesto residenziale, aveva imposto di accertare non soltanto chi avesse materialmente agito, ma anche se alle spalle degli esecutori vi fosse una struttura organizzativa.

Con gli arresti del 30 giugno l’inchiesta aveva raggiunto quattro presunti componenti del gruppo operativo. L’ordinanza eseguita ora aggiunge due figure alle quali vengono contestati compiti differenti, collocati a monte dell’esecuzione materiale.

L’aggravante del metodo mafioso contestata nell’ordinanza rappresenta inoltre uno degli aspetti giuridicamente più rilevanti del procedimento. Agli indagati viene anche contestato di aver agito con il coinvolgimento di più di cinque persone.

Resta ora aperta la ricerca di Gomes, mentre per Lavitola la misura cautelare è stata eseguita con il trasferimento in carcere.

Il procedimento è ancora nella fase delle indagini preliminari. Le responsabilità prospettate costituiscono ipotesi accusatorie che dovranno essere verificate nelle successive fasi giudiziarie. Valter Lavitola, Clesio Tavares Gomes e gli altri indagati devono quindi essere considerati innocenti fino a un’eventuale sentenza definitiva di condanna.

 
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