È partito questa mattina il primo censimento ufficiale degli autovelox in Italia. Un’operazione che riguarda da vicino anche Roma e il Lazio, dove i dispositivi di rilevazione della velocità sono centinaia e spesso al centro di contestazioni da parte degli automobilisti. Polizia Stradale, Carabinieri, Comuni e Province avranno sessanta giorni per inserire nella piattaforma del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti (Mit) i dati tecnici di ciascun apparecchio. Dal 30 novembre, chi non sarà registrato non potrà più emettere verbali.
Un archivio che censisce gli autovelox accessibile ai cittadini
Il Mit ha introdotto l’obbligo per ogni ente di comunicare marca, modello, numero di matricola ed estremi di approvazione degli strumenti. Tutto finirà in un archivio centralizzato, accessibile dal Portale dell’Automobilista. Per la prima volta sarà disponibile un elenco ufficiale degli autovelox presenti sul territorio nazionale, inclusi quelli installati lungo le principali arterie del Lazio come il Grande Raccordo Anulare, la Pontina o la via Aurelia.
Finora le autorizzazioni erano di competenza delle prefetture e mancava una visione complessiva. Ora invece sarà possibile sapere quanti e quali dispositivi sono attivi, un’informazione che potrebbe ridimensionare stime gonfiate: da anni circola la cifra di 13 mila autovelox, mai confermata da dati verificabili.
Roma e Lazio, le polemiche sulle posizioni degli autovelox
A Roma gli autovelox sono da tempo oggetto di dibattito. Non mancano le polemiche su dispositivi collocati in zone ad alto traffico, come la Cristoforo Colombo, dove gli automobilisti lamentano multe seriali. Per il Campidoglio e i Comuni della Regione, il censimento rappresenta un passaggio obbligato: senza registrazione gli apparecchi non potranno più essere utilizzati.
Per le famiglie e i pendolari, la novità introduce un elemento di certezza: “Sapere che un verbale arriva da un dispositivo ufficialmente censito riduce il margine di arbitrarietà”, osserva Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori. “Molti automobilisti hanno finito in tribunale per contestare verbali emessi da apparecchi non conformi. La trasparenza è un passo avanti, ma restano nodi aperti”.
Autovelox: il problema dell’omologazione dei dispositivi
Il riferimento è al tema dell’omologazione, che resta sospeso. L’articolo 142 del Codice della Strada prevede che le apparecchiature siano “debitamente omologate”, ma da oltre trent’anni manca il decreto che disciplini la procedura. Il testo inviato dal governo a Bruxelles è stato ritirato dopo poche ore e il vuoto normativo rimane.
La Cassazione ha chiarito più volte che omologazione e approvazione non sono sinonimi. Il risultato è che migliaia di verbali rischiano l’annullamento, con un contenzioso che pesa anche sui tribunali del Lazio. Per gli automobilisti romani, abituati a ricevere notifiche di sanzioni spesso considerate “capestro”, l’incertezza alimenta sfiducia.
I riflessi per i bilanci locali
Per i Comuni, e in particolare per Roma Capitale, gli autovelox rappresentano una voce importante di entrata, destinata a finanziare parte delle spese per la viabilità e i trasporti. La mancata registrazione degli apparecchi potrebbe tradursi in un calo di introiti, con ripercussioni dirette sui bilanci.
“Gli enti locali hanno tutto l’interesse a completare rapidamente l’inserimento dei dati», spiega Luigi Altamura, comandante della polizia locale di Verona e componente Anci in Viabilità Italia. «La trasmissione è ora condizione necessaria per la legittimità d’uso”.
Una questione di credibilità istituzionale
Il censimento nazionale degli autovelox è quindi una misura che intreccia trasparenza, sicurezza stradale e finanza pubblica. A Roma come in tutto il Paese, l’operazione del Mit mira a sgretolare sospetti e leggende, restituendo certezza ai cittadini.
Ma senza una norma chiara sull’omologazione, la partita resta aperta. La credibilità dello Stato si gioca sulla capacità di stabilire regole precise e applicabili. Solo così i cittadini potranno guardare agli autovelox non come strumenti di cassa, ma come alleati per la sicurezza sulle strade del Lazio e della Capitale.