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20 Ottobre 2020

Pubblicato il

Blitz contro la disoccupazione giovanile

di Redazione

I militanti di Lotta Studentesca hanno protestato contro il lassismo delle istituzioni

Porta la firma dei militanti di Lotta Studentesca, il blitz avvenuto nella notte tra il 24 e il 25 ottobre, a sostegno della lotta contro la piaga sociale che prende il nome di “disoccupazione giovanile”.
I militanti hanno affisso alcuni manichini all’ingresso di molti istituti scolastici della Capitale, tra cui l’Alberti, il liceo Vivona, il Giulio Cesare, il Cannizzaro, l’Augusto.
Sui cartelli attaccati a queste sagome nere, si leggevano frasi di protesta: “Luca è laureato e il suo unico stipendio lo prende consegnando pizze a domicilio”. Oppure: “Dopo 5 anni di Università si guadagna da vivere lavorando in un call center”. E ancora: “Aspettava di finire lo stage, per fare un altro stage”.

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“Con questa azione – ha dichiarato Andrea Di Cosimo, responsabile di Lotta Studentesca – abbiamo voluto ribadire quale secondo noi debba essere la priorità dell'agenda politica italiana”.
“La situazione occupazionale tra i giovani è sempre più drammatica – ha continuato – Anche i recenti dati Istat ci raccontano un Paese sempre più vittima della piaga della disoccupazione giovanile (40% ad agosto). Il governo Letta e le istituzioni tutte piangono lacrime di coccodrillo, ma non riescono a proporre alcuna soluzione per restituire un futuro dignitoso agli studenti italiani”.

E il tanto famigerato Bonus Giovani, l’incentivo statale destinato alle aziende con lo scopo di facilitare l'assunzione degli under 30?
Secondo Andrea Di Cosimo, “si è rivelato un flop alla luce dei numerosi requisiti richiesti per accedervi e dell'impossibilità di assumere se non vi è lavoro. A dieci anni dalla approvazione della Legge Biagi – ha continuato Di Cosimo – i frutti della flessibilità nel mondo del lavoro sono sotto gli occhi di tutti: precariato, difficoltà di trovare un lavoro a tempo indeterminato, impossibilità di progettare un futuro e delle prospettive a lungo termine. Crediamo sia venuta l'ora di rimettere radicalmente in discussione questo impianto e di sviluppare un piano di creazione di lavoro che comprenda il portare a termine tutte quelle numerose infrastrutture che non sono mai state realizzate o che versano in stato di arretratezza”.

 
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