Il caldo eccezionale di settembre porta la Regione Lazio a valutare una misura fino a poco tempo fa difficilmente immaginabile: consentire alle scuole di sospendere le lezioni quando le temperature superano i 35 gradi. L’ipotesi è emersa nell’incontro convocato oggi, 8 settembre, con Cgil, Cisl, Uil e Ugl e potrebbe tradursi, se le condizioni climatiche non dovessero migliorare nei prossimi giorni, in un’apposita ordinanza regionale.
Ma la questione ormai va molto oltre l’emergenza di questa settimana: riguarda la capacità degli edifici scolastici del Lazio di affrontare estati sempre più lunghe e temperature elevate che arrivano ormai fino a settembre inoltrato.
Alla riunione hanno partecipato l’assessore regionale ai Lavori pubblici, Politiche di Ricostruzione, Viabilità e Infrastrutture Manuela Rinaldi, l’assessore al Lavoro, Scuola, Formazione, Ricerca, Merito e Urbanistica Alessandro Calvi e il direttore regionale ai Lavori pubblici e infrastrutture Luca Marta, insieme ai rappresentanti delle organizzazioni sindacali.
Il confronto ha portato a una prima decisione politica: affrontare contemporaneamente l’urgenza determinata dalle temperature di questi giorni e il problema strutturale dell’edilizia scolastica.
Oltre 35 gradi, la Regione valuta la possibilità di sospendere le lezioni
Calvi e Rinaldi hanno riconosciuto il carattere straordinario della situazione e annunciato che, qualora il quadro meteorologico non dovesse cambiare entro un paio di giorni, verrà valutata con gli uffici competenti la predisposizione di un’ordinanza.
Il provvedimento dovrebbe permettere alle scuole di sospendere le lezioni nei casi in cui le temperature dovessero superare i 35 gradi.
Una possibilità destinata inevitabilmente ad aprire una discussione anche sui criteri da adottare: temperatura esterna o interna agli edifici, durata dell’esposizione al caldo, condizioni delle singole strutture, presenza di impianti di raffrescamento e situazioni particolari degli studenti e dei lavoratori.
La Regione ha già utilizzato lo strumento dell’ordinanza durante l’estate 2026 per proteggere alcune categorie di lavoratori dall’esposizione alle temperature estreme. Il provvedimento firmato a maggio ha previsto, fino al 15 settembre, limitazioni al lavoro nelle ore più calde nelle giornate considerate ad alto rischio.
Portare una forma analoga di tutela all’interno delle scuole dimostra quanto il problema delle ondate di calore stia modificando anche l’organizzazione di attività che fino a qualche anno fa difficilmente sarebbero state associate a un’emergenza climatica.
Pochissime scuole del Lazio hanno impianti di climatizzazione
Il punto centrale riguarda infatti le condizioni degli edifici.
Nei giorni scorsi la Cisl Lazio e la Cisl Scuola Lazio avevano chiesto un incontro urgente alla Regione denunciando una situazione particolarmente difficile. Secondo i dati richiamati dal sindacato, soltanto l’1,6% degli edifici scolastici del Lazio sarebbe dotato di impianti di climatizzazione. La Rai ha riferito che, su oltre tremila edifici censiti nella regione, sarebbero circa sessanta quelli dotati di condizionatori e spesso gli impianti sarebbero presenti soltanto negli uffici amministrativi e nelle presidenze.
È questo il dato che cambia la prospettiva della discussione.
Non si tratta semplicemente di decidere se chiudere una scuola durante una giornata particolarmente calda. Il problema riguarda edifici nei quali studenti, insegnanti e personale possono trascorrere molte ore senza strumenti adeguati per mantenere temperature compatibili con il benessere e con una normale attività didattica.
Il cambiamento delle condizioni climatiche rende inoltre meno netta la tradizionale distinzione fra estate e anno scolastico. Settembre può ormai presentare temperature tipiche di luglio e il caldo intenso può interessare proprio le settimane nelle quali studenti e personale tornano negli istituti.
Il calendario regionale stabilisce per l’anno scolastico 2026-2027 l’avvio delle lezioni entro martedì 15 settembre, mentre alcune attività scolastiche e i servizi educativi sono già ripresi.
Entro ottobre un tavolo permanente sull’edilizia scolastica
La seconda decisione assunta durante l’incontro potrebbe avere conseguenze ancora più importanti nel medio periodo.
Calvi e Rinaldi hanno annunciato la convocazione, entro ottobre, di un tavolo permanente dedicato all’edilizia scolastica.
Saranno chiamati a partecipare l’Ufficio scolastico regionale, l’Upi, l’Anci, le organizzazioni sindacali e gli altri soggetti coinvolti nella gestione e nella programmazione degli edifici scolastici.
L’obiettivo sarà individuare gli interventi necessari, stabilire le priorità e soprattutto affrontare il tema delle risorse economiche indispensabili per adeguare progressivamente le strutture.
Il caldo sarà uno dei punti centrali, ma il ragionamento inevitabilmente coinvolgerà un tema più ampio: costruire e riqualificare scuole capaci di affrontare condizioni climatiche profondamente cambiate.
Questo significa intervenire non soltanto con condizionatori, ma valutare efficientamento energetico, isolamento termico, schermature solari, ventilazione, infissi, coperture, aree verdi e sistemi in grado di ridurre naturalmente le temperature interne.
Il caldo nelle aule non può diventare un’emergenza ogni settembre
«Siamo di fronte a una criticità che ha carattere d’urgenza – hanno spiegato Calvi e Rinaldi – come tale può essere affrontata solo ricorrendo a strumenti straordinari».
La Regione ha assicurato di aver recepito le proposte presentate da Cgil, Cisl, Uil e Ugl, ribadendo che il benessere degli studenti, degli insegnanti e del personale scolastico rappresenta una priorità.
Il passaggio più importante sarà però trasformare l’emergenza di settembre in programmazione.
Sospendere le lezioni quando all’interno degli edifici diventa impossibile svolgere normalmente l’attività scolastica può essere una soluzione necessaria nelle situazioni più difficili, ma non può rappresentare la risposta definitiva. Una scuola pubblica deve poter funzionare anche durante periodi di caldo intenso, soprattutto se temperature superiori ai 30 o 35 gradi nei primi giorni di settembre stanno diventando sempre meno eccezionali.
Il tavolo annunciato dalla Regione dovrà quindi partire da una ricognizione precisa delle condizioni degli istituti del Lazio, individuare quelli maggiormente esposti e stabilire un programma pluriennale di interventi.
Perché il vero problema non sarà soltanto capire cosa fare nelle prossime giornate di caldo, ma evitare che ogni settembre la riapertura delle scuole si trasformi nella stessa emergenza.
