Latina entra nella fase operativa della sperimentazione nazionale contro il caporalato e lo sfruttamento lavorativo. Il capoluogo pontino è uno dei dieci Comuni pilota scelti per costruire un modello di presa in carico, protezione e inclusione socio-lavorativa destinato alle vittime e ai loro nuclei familiari.
Il prossimo passaggio sarà la pubblicazione dell’avviso pubblico per la co-progettazione, con il coinvolgimento delle realtà del Terzo Settore chiamate a trasformare le linee guida nazionali in interventi concreti sul territorio.
Latina nel piano nazionale contro lo sfruttamento lavorativo: cosa cambia ora
La candidatura del Comune di Latina, già approvata dalla Giunta guidata dal sindaco Matilde Celentano, è entrata nel vivo dopo l’incontro tecnico-istituzionale che si è svolto a Roma, nella sede dell’Anci di via dei Prefetti. Per il capoluogo pontino erano presenti l’assessore ai Servizi sociali Maurizio Galardo e Roberta Berrè, responsabile del servizio Politiche sociali. Al tavolo hanno preso parte anche rappresentanti del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, del Ministero dell’Interno e del Dipartimento per le Pari Opportunità della Presidenza del Consiglio dei Ministri.
Latina è stata selezionata all’interno della rete Sai, il Sistema di Accoglienza e Integrazione, insieme ad altri nove Comuni: Catania, Cuneo, Genova, Milano, Perugia, Pescara, Prato, Ravenna e Treviso. La scelta colloca il territorio pontino in una partita nazionale molto delicata, perché la provincia di Latina conosce da anni le ferite dello sfruttamento nei campi, del lavoro sottopagato, dei ricatti occupazionali e delle condizioni di vulnerabilità che colpiscono in modo particolare i lavoratori stranieri.
La sperimentazione dovrà concludersi entro il 31 dicembre 2027 e dispone di uno stanziamento complessivo nazionale di 1,6 milioni di euro, con 800mila euro annui a decorrere dal 2025. Non si tratta solo di una misura amministrativa. L’obiettivo è costruire una procedura stabile, replicabile e misurabile, capace di accompagnare le persone fuori dal circuito dello sfruttamento e di inserirle in percorsi di autonomia, formazione e lavoro regolare.
Il bando per il Terzo Settore e i percorsi personalizzati per le vittime
Il passaggio più atteso riguarda l’avviso pubblico per la co-progettazione e la co-programmazione delle attività. Gli uffici del dipartimento Welfare del Comune di Latina, diretto da Emanuela Pacifico, stanno lavorando alla traduzione delle linee guida ministeriali in azioni locali. La procedura servirà a individuare i partner del Terzo Settore con cui costruire i programmi individualizzati destinati alle vittime di caporalato.
Il cuore dell’intervento è la presa in carico della persona, non soltanto l’assistenza immediata. I percorsi potranno includere orientamento, formazione, accompagnamento al lavoro, sostegno all’inclusione sociale e misure rivolte anche ai nuclei familiari. L’impostazione nasce dalle tutele introdotte dall’articolo 18-ter del Testo Unico sull’Immigrazione, inserito dal decreto-legge 145/2024, che prevede programmi specifici per chi subisce intermediazione illecita e sfruttamento lavorativo.
L’aspetto operativo sarà decisivo. Le vittime del caporalato spesso restano invisibili perché dipendono economicamente da chi le sfrutta, non conoscono gli strumenti di tutela, temono di perdere l’alloggio, il lavoro o la possibilità di mantenere la propria famiglia. Per questo la sperimentazione punta a un modello integrato: protezione, fiducia, regolarità, orientamento professionale e rapporto con imprese sane del territorio.
Ogni passaggio dovrà essere coordinato e monitorato, evitando interventi isolati o misure incapaci di durare nel tempo.
Celentano: Latina non si volta dall’altra parte
Il sindaco Matilde Celentano ha rivendicato il valore della selezione nazionale, definendola il riconoscimento di un lavoro già avviato e della complessità di un territorio che richiede risposte ferme, strutturate e sinergiche. La prima cittadina ha sottolineato la volontà dell’amministrazione di accelerare sulle misure di contrasto allo sfruttamento lavorativo, partendo dalla delibera di candidatura approvata in Giunta fino all’avvio della fase operativa.
Il messaggio politico e amministrativo è netto: Latina vuole diventare un laboratorio di emersione e legalità, mettendo al centro la dignità della persona, il lavoro regolare, l’accoglienza sicura e l’autonomia economica. In questo quadro, l’esperienza maturata dalla rete territoriale del Sai diventa una base importante su cui costruire il nuovo modello.
La questione riguarda l’identità stessa del territorio pontino. Il caporalato non è soltanto un reato legato al lavoro agricolo. È un sistema che impoverisce il mercato, danneggia le aziende corrette, alimenta zone grigie e produce isolamento sociale. Una risposta efficace deve quindi tenere insieme sicurezza, welfare, politiche del lavoro, controlli, formazione e capacità di ascolto.
Latina, entrando nel gruppo dei Comuni pilota, avrà il compito di dimostrare che un percorso diverso può essere costruito proprio dove il problema è più visibile.
Galardo: avviso pubblico in arrivo per costruire il modello locale
L’assessore ai Servizi sociali Maurizio Galardo ha annunciato che nei prossimi giorni gli uffici pubblicheranno l’avviso pubblico per coinvolgere i soggetti del Terzo Settore. La procedura sarà aperta e trasparente, con l’obiettivo di individuare partner in grado di partecipare alla costruzione dei programmi individualizzati.
Per l’amministrazione comunale, la sperimentazione rappresenta l’occasione per dotarsi di strumenti operativi e risorse mirate. Non basterà intercettare le vittime: sarà necessario accompagnarle in percorsi reali di inclusione sociale e lavorativa. Il coordinamento istituzionale di Anci e il supporto metodologico di Cittalia dovranno favorire pratiche omogenee e verificabili, utili anche alla definizione di un futuro protocollo nazionale.
Il Comune di Latina punterà sulla valorizzazione delle competenze professionali dei beneficiari, sul raccordo con il tessuto imprenditoriale sano e sul monitoraggio centralizzato delle attività. È un passaggio importante, perché il contrasto al caporalato non può limitarsi all’emergenza.
Serve una filiera pubblica e sociale capace di offrire alternative concrete: un contratto regolare, una formazione spendibile, un alloggio sicuro, una rete di supporto, un percorso di uscita dalla dipendenza economica e psicologica dallo sfruttatore.
Perché il caso Latina può diventare un modello nazionale
La presenza di Latina nella sperimentazione assume un valore particolare. Il territorio pontino è una delle aree italiane in cui il tema dello sfruttamento lavorativo è entrato con maggiore forza nel dibattito pubblico, soprattutto in relazione al lavoro agricolo e alla condizione dei braccianti. Rendere il capoluogo un laboratorio nazionale significa misurarsi con un contesto reale, complesso, dove la risposta deve essere concreta e verificabile.
Il modello che verrà costruito non riguarderà soltanto il Comune. Le procedure, i percorsi individualizzati, il rapporto con il Terzo Settore, il coinvolgimento delle imprese regolari e il sistema di monitoraggio potranno contribuire alla definizione di uno schema valido anche per altri territori italiani. Per questo il bando in arrivo sarà un momento decisivo: dalla qualità dei partner selezionati e dalla capacità di fare rete dipenderà una parte importante dell’efficacia della sperimentazione.
La data finale, il 31 dicembre 2027, offre un orizzonte chiaro. Il tempo non è lunghissimo, ma sufficiente per mettere alla prova un metodo: individuare le vittime, proteggerle, accompagnarle, formarle e inserirle in un circuito di lavoro legale. La posta in gioco riguarda i diritti delle persone e la tenuta di un’economia locale che non può accettare zone d’ombra.
