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Carlo Lucarelli e il noir che toglie il fiato: “C’è stato un incidente, vostra figlia è morta”

Con “Almeno tu”, lo scrittore bolognese affronta il dolore più profondo. Una storia nera, intima e personale, che attraversa il lutto e l’angoscia di un padre
Di Francesco Vergovich
Carlo Lucarelli
Carlo Lucarelli

Carlo Lucarelli stavolta ha fatto una scelta netta. Nessun mistero storico da ricomporre, nessun intrigo d’archivio o complotto polveroso su cui indagare. Con Almeno tu, pubblicato da Einaudi Stile Libero, Lucarelli ha scritto qualcosa che assomiglia più a una ferita che a un libro. Lo racconta in una intervista al Corriere della Sera. Una ferita aperta, che non si rimargina con la soluzione del caso. È un noir, certo, ma è soprattutto un racconto sul vuoto, sulla perdita, sull’impossibilità di tornare indietro.

Il romanzo si apre con una scena che tutti temiamo e che molti, purtroppo, conoscono: un maresciallo bussa alla porta di notte. È venuto a dare una notizia che cambia per sempre la vita di una coppia normale. “C’è stato un incidente… vostra figlia è morta”. È lì che tutto comincia, e finisce. Ma per Lucarelli, quel momento non è solo l’incipit narrativo: è il punto da cui far emergere la parte più vera, più personale di sé.

La paternità come motore narrativo

Lucarelli non si nasconde: «Qualche anno fa, un romanzo del genere non sarei stato in grado di scriverlo. O l’avrei scritto in modo diverso». La paternità ha cambiato il modo in cui guarda il mondo. Oggi è padre di due gemelle adolescenti e, senza giri di parole, ammette che l’ansia e la paura fanno parte della scrittura come fanno parte della vita. La tensione tra protezione e consapevolezza attraversa ogni pagina di Almeno tu.

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Il protagonista del romanzo, Vittorio, è un padre come tanti. Vive una vita ordinaria, ha una figlia, un lavoro, una moglie. Ma quando quella normalità implode, non gli resta che inseguire qualcosa – forse la verità, forse solo un senso, un’ombra di giustizia. Inizia così un viaggio attraverso il dolore, ma anche dentro un mondo che non conosceva: quello degli adolescenti di oggi, con i loro linguaggi, i loro riti, i loro silenzi.

Una storia che non consola

Lucarelli lo dice con chiarezza: questo libro non vuole consolare. Non è un romanzo sulla speranza, e nemmeno sulla redenzione. È un noir che toglie il fiato perché ci mette davanti alla fragilità di legami che pensavamo indistruttibili. La coppia, Vittorio e Paola, non regge all’urto. Il dolore li frantuma. Lui resta solo, e proprio in quella solitudine, in quella deriva personale, inizia la sua indagine. Non è un detective, e non vuole esserlo. È solo un padre.

Eppure, c’è qualcosa di profondamente investigativo nel modo in cui affronta il mistero della morte della figlia. Si muove tra adolescenti enigmatici, famiglie borghesi che nascondono più di quanto dicono, e una città che a tratti diventa ostile. Si scontra con il mondo dei cosplayer, con dinamiche adolescenziali che non capisce fino in fondo. Ed è lì che il noir si fa sociale, come Lucarelli ha sempre sostenuto che debba essere: «Se il giallo non scava, non serve».

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Quando il male cambia punto di vista

Il vero colpo di scena, però, non è nella scoperta finale. È nel modo in cui il protagonista – e con lui il lettore – cambia prospettiva. Vittorio parte con una convinzione, segue una pista, ma il dolore lo trasforma. Lucarelli è bravo a mostrarci come il male non sia solo un evento, ma un prisma. Sposta la luce, cambia i contorni delle cose. Quello che sembrava certo, a un certo punto non lo è più. E l’indagine diventa, inevitabilmente, un’indagine su se stessi.

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Lucarelli ha spesso citato Simenon, e lo fa anche stavolta: «Il delitto non conta… Conta quello che accade nella testa di chi l’ha commesso». Ma in Almeno tu, sembra dirci che conta anche quello che accade nella testa di chi subisce, di chi resta, di chi prova a sopravvivere. È questo scavo emotivo a rendere il romanzo diverso da tutti gli altri che ha scritto.

Scrivere per capire, non per spiegare

Quello che colpisce di più, parlando con Lucarelli, è il suo bisogno di comprendere, più che raccontare. Non si tratta di mettere ordine nel disordine, come spesso si fa nei gialli. Si tratta di restare nel disordine, di accettarne l’esistenza. Anche per questo, forse, Almeno tu è un libro che tocca corde molto profonde: perché non offre soluzioni rassicuranti, ma accompagna in un viaggio difficile da dimenticare.

Dietro le pagine, c’è l’uomo. C’è il padre che confessa di aver chiesto aiuto alle figlie per capire un mondo che sente lontano. C’è lo scrittore che si è rivolto al maresciallo del suo paese per non sbagliare nemmeno un dettaglio nel racconto della scena più dolorosa. E c’è chi ha perso quasi il sonno scrivendo certe pagine, perché non riusciva più a tenere a distanza la storia dalla vita.

Lucarelli stavolta non si è nascosto dietro i suoi personaggi. Ha scritto qualcosa che somiglia a lui, che nasce dalla sua inquietudine e dalla sua voglia di capire. Il risultato è un noir che fa male, sì. Ma che, forse proprio per questo, rimane impresso.

 
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Cultura

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