Casal del Marmo, torture sui detenuti: dieci agenti indagati, Antigone “Avevamo denunciato un anno fa”

A Casal del Marmo dieci agenti sono indagati per torture, lesioni e falsi. Antigone ricorda l’esposto di luglio e chiede una risposta netta
Di Luigi Sette
Casal del Marmo, istituto penale minorile. Foto dal sito Antigone
Casal del Marmo, istituto penale minorile. Foto dal sito Antigone

A Casal del Marmo, storico istituto penale minorile di Roma, l’inchiesta della Procura ha acceso una luce durissima su presunte violenze ai danni di ragazzi detenuti: dieci agenti della polizia penitenziaria risultano indagati a vario titolo per torture, lesioni e falso ideologico, con fatti contestati collocati fra febbraio e novembre 2025. Il dettaglio che rende la vicenda ancora più pesante è che, secondo Antigone, un esposto era stato presentato già nel luglio scorso, dopo le prime testimonianze raccolte dall’associazione.

L’inchiesta sul carcere minorile di Roma e il nodo delle accuse

Secondo quanto emerso dalle ricostruzioni giornalistiche convergenti e dal comunicato di Antigone, i reati contestati sarebbero stati commessi dentro l’Istituto penale minorile di Casal del Marmo da alcuni appartenenti al corpo di polizia penitenziaria. Due agenti risultano indagati per tortura, cinque per lesioni, tre per falso ideologico in atto pubblico. In alcuni passaggi riportati dalla stampa si parla di pestaggi, minacce e aggressioni che avrebbero coinvolto un gruppo di detenuti giovanissimi, in gran parte stranieri, con età comprese fra i 15 e i 19 anni. Per cinque agenti sarebbe stata chiesta anche la sospensione dal servizio.

Il punto è che non si tratta soltanto di una vicenda penale, pur gravissima. Qui finisce sotto esame l’idea stessa di giustizia minorile. Un istituto nato per tenere insieme custodia, educazione, recupero e accompagnamento verso il rientro nella società viene descritto, almeno nelle ipotesi d’accusa, come un luogo nel quale la forza avrebbe oltrepassato il limite della legge. In un carcere per adulti un fatto simile sarebbe già allarmante; in un istituto che ospita minori e giovani adulti assume un peso ancora più serio, politico e istituzionale.

Antigone rilancia: “L’esposto fu depositato mesi fa”

La dichiarazione di Antigone aggiunge un elemento che chiama in causa i tempi della risposta istituzionale. L’associazione ha ricordato di avere presentato alla Procura di Roma, nel luglio 2025, un esposto fondato su notizie e testimonianze relative a possibili reati commessi contro ragazzi reclusi nell’IPM romano. Patrizio Gonnella, presidente di Antigone, ha spiegato che già nella primavera dello scorso anno erano emersi alcuni casi di possibili violenze e che, raccolti quei racconti, si decise di formalizzare la segnalazione. Oggi l’associazione chiede una presa di posizione ministeriale netta e lo stop a ogni deriva di impronta militarista nelle carceri, sia per adulti sia per minori.

Questo passaggio pesa anche sul piano pubblico. Se le prime segnalazioni erano già circolate mesi fa, la domanda che inevitabilmente si apre riguarda i controlli interni, la vigilanza, la capacità di ascoltare i detenuti più fragili e di proteggere chi prova a denunciare. In casi simili il tempo non è un elemento neutro: ogni ritardo può diventare spazio di impunità, paura, silenzio. Ed è proprio questo il punto che da anni accompagna il dibattito sul sistema penitenziario minorile, spesso raccontato poco e conosciuto ancora meno dall’opinione pubblica.

Casal del Marmo, sovraffollamento e carenze: il contesto che non può essere ignorato

Il caso esplode in un momento già complicato per la giustizia minorile. Nel XXI Rapporto sulle condizioni di detenzione, Antigone segnalava che a Casal del Marmo, al 30 aprile 2025, erano presenti 57 ragazzi a fronte di una capienza regolamentare di circa 57 posti, ma ricordava anche che solo poche settimane prima, il 15 marzo 2025, i presenti erano 67, con un tasso di affollamento intorno al 117,5%. Nello stesso documento si indicavano pure diverse carenze di organico: al 3 luglio 2024 risultavano 8 educatori effettivi su 13 previsti e 51 agenti di polizia penitenziaria presenti su 81 previsti.

Questi numeri non assolvono nessuno, e sarebbe grave usarli come alibi. Però aiutano a capire il clima in cui maturano tensioni, chiusure, errori di gestione e talvolta, secondo l’accusa, veri abusi. Quando un istituto lavora costantemente vicino o oltre la capienza, con personale non completo e con un equilibrio delicato fra sicurezza e funzione educativa, il rischio è che la dimensione custodiale prenda il sopravvento su tutto il resto. È qui che la politica dovrebbe interrogarsi, senza aspettare l’ennesima inchiesta giudiziaria.

Perché il caso di Roma riguarda tutto il Lazio e non solo

Per il Lazio la vicenda ha un valore che supera i confini del singolo istituto. Casal del Marmo non è una struttura marginale: è uno dei punti più sensibili del sistema penale minorile italiano e, come ricordato da Antigone, è uno dei due IPM del Paese che ospitano sia ragazzi sia ragazze. Quello che accade qui diventa inevitabilmente un indicatore nazionale. Se in un presidio tanto simbolico emergono accuse di questo livello, il tema non è più solo la responsabilità dei singoli, ma la tenuta di un modello.

Intanto il contesto generale racconta di un aumento forte delle presenze negli istituti penali per minorenni. Secondo l’VIII Rapporto di Antigone sulla giustizia minorile, a fine 2025 negli IPM italiani si contavano 572 presenze, contro le 381 di fine 2022. L’associazione collega questa crescita a un irrigidimento della risposta penale, richiamando in particolare gli effetti del decreto Caivano. Si può discutere l’analisi politica, ma il dato numerico resta e impone una riflessione: più ingressi, più pressione sulle strutture, più difficoltà nella gestione quotidiana.

Cosa cambia adesso e cosa devono aspettarsi cittadini e istituzioni

Sul piano giudiziario saranno gli atti dell’inchiesta, gli eventuali incidenti probatori e il contraddittorio processuale a chiarire responsabilità personali e consistenza delle accuse. Sul piano amministrativo, invece, la richiesta di sospensione per alcuni agenti e l’invocata presa di posizione del Ministero della Giustizia aprono un’altra fase: quella delle verifiche interne, delle eventuali misure disciplinari e della revisione delle procedure di controllo. Per la città, per la Regione e per chi si occupa di diritti, educazione e sicurezza, non può bastare attendere la cronaca giudiziaria del prossimo mese.

La questione vera è capire se il carcere minorile continui a essere pensato come ultima tappa di un percorso educativo o se stia diventando, pezzo dopo pezzo, un luogo dove prevalgono contenimento e paura. Casal del Marmo, oggi, obbliga tutti a guardare lì. Non soltanto i magistrati. Anche il Ministero, il Comune di Roma, la Regione Lazio, il garante dei detenuti, il Dipartimento per la giustizia minorile e chi, da anni, segnala che la tenuta del sistema si misura nel modo in cui vengono trattati i più deboli.

 
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