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Caso Serena Mollicone, al via l’appello-bis: la famiglia chiede giustizia dopo 24 anni

"Viste le tante vicende giudiziarie, si parla troppo poco della sua fine, di come si sarebbe potuta salvare, mentre mani infami decidevano di tapparle naso e bocca, soffocandola"
Di Fabio Vergovich
Arce, striscione per chiedere Giustizia per Serena Mollicone
Arce, striscione per Serena Mollicone

Mercoledì 22 ottobre si apre davanti alla Terza Sezione della Corte d’Assise d’Appello di Roma il nuovo processo d’appello per l’omicidio di Serena Mollicone, la studentessa di Arce in provincia di Frosinone, scomparsa il 1° giugno 2001 e ritrovata due giorni dopo senza vita nel bosco di Fonte Cupa, in località Anitrella, frazione di Monte San Giovanni Campano (Fr).

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Caso Serena Mollicone, al via l’appello-bis a Roma

La decisione della Corte di Cassazione, arrivata lo scorso marzo, ha annullato la sentenza d’appello che aveva assolto gli imputati, ritenendo le motivazioni contraddittorie e insufficienti. Da qui la scelta di avviare un appello-bis, che coinvolge nuovamente l’ex comandante dei Carabinieri di Arce, Franco Mottola, la moglie Anna Maria e il figlio Marco, accusati di concorso nell’omicidio.

Processo omicidio Mollicone: le accuse e le ipotesi della procura

Secondo l’impianto accusatorio, Serena quel giorno sarebbe entrata nell’appartamento di servizio dei Mottola, situato sopra la caserma di Arce. Qui, durante un litigio, sarebbe stata aggredita. Le perizie medico-legali hanno stabilito che la morte non fu immediata, ma sopraggiunse per asfissia dopo un trauma cranico, a causa della mancata assistenza.

Gli imputati sono già stati assolti due volte: in primo grado dalla Corte d’Assise di Cassino e successivamente in appello. L’annullamento deciso dalla Cassazione riapre ora il dibattito giudiziario, chiamato a chiarire se vi siano responsabilità dirette o omissioni nella morte della giovane.

David Mario Arciero: “E’ l’ora della giustizia non delle polemiche”

Alla vigilia della nuova udienza, il criminologo David Mario Arciero – tra i massimi conoscitori del caso e amministratore della pagina Facebook “Verità e Giustizia per Serena Mollicone” – ha ricordato come la decisione della Cassazione fosse “legittima e condivisibile”, alla luce delle motivazioni troppo fragili della sentenza annullata.

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Arciero ha sottolineato l’importanza di mantenere l’attenzione sul destino di Serena, più che sulle dispute processuali: “Prima che ricominci il solito gioco delle parti, tra perizie e contro-perizie, consulenze e testimonianze, il mio pensiero va esclusivamente a Serena e alla sua famiglia. Serena, così giovane, così dolce e determinata, soprattutto così altruista”.

“Viste le tante vicende giudiziarie, si parla troppo poco della sua fine – ha osservato il criminologo – di come si sarebbe potuta salvare, mentre mani infami decidevano di tapparle naso e bocca, soffocandola”.

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“La sua è stata una lunga agonia – prosegue Arciero – ed è straziante immaginare i suoi ultimi momenti”.

Una tragedia che segna ancora

Il ricordo del ritrovamento del corpo in una discarica frequentata da tossicodipendenti e prostitute resta una ferita aperta. Una circostanza che amplifica la percezione di oltraggio alla memoria di una ragazza descritta da chi la conosceva come altruista, determinata e piena di vita, commenta David Mario Arciero.

A oltre 24 anni dai fatti, la famiglia Mollicone continua a chiedere giustizia. Le battaglie del padre Guglielmo, scomparso senza aver visto riconosciuta giustizia per sua figlia, e lo sguardo ancora oggi segnato dal dolore della sorella Consuelo, delle cugine e degli zii testimoniano un tempo sospeso, in cui la ferita non si è mai rimarginata.

Il dolore della famiglia e l’attesa di giustizia

La vicenda è diventata emblematica della difficoltà del sistema giudiziario a fornire risposte definitive. La dignità e la compostezza con cui la famiglia ha affrontato questi anni vengono indicate da molti come esempio di resistenza civile.

Alla famiglia Mollicone si deve solo rispetto – ricorda l’esperto in Criminologia Arciero – e, se non si può offrire altro, almeno silenzio”. Un richiamo a non trasformare ancora una volta l’aula di tribunale in un terreno di scontro sterile, ma a restituire centralità alla vittima e ai suoi familiari.

Attesa di una risposta chiara dallo Stato

Il nuovo processo d’appello rappresenta dunque una tappa decisiva. Dopo oltre due decenni, lo Stato è chiamato a dare una risposta chiara a una vicenda che ha colpito l’opinione pubblica e segnato una comunità intera.

Per Serena Mollicone, per la sua famiglia e per chi da anni ne custodisce la memoria, l’auspicio è che questa volta la giustizia faccia il suo corso fino in fondo, ponendo fine a un’attesa che dura da troppo tempo.

David Mario Arciero

Criminologo, uno dei massimi esperti del caso di Serena Mollicone

 
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Cronaca

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