Castelli Romani, in trasferta per truffare anziani: Carabinieri arrestano 3 campani dopo il colpo a una 91enne

I Carabinieri della Compagnia di Castel Gandolfo hanno ricostruito un episodio avvenuto il 28 agosto 2025, a Viterbo, ai danni di una 91enne
Di Fabio Vergovich
Castel Gandolfo, intervento dei Carabinieri
Castel Gandolfo, intervento dei Carabinieri

C’è un dato che colpisce più di ogni altro in questa vicenda: l’inchiesta che ha portato ai domiciliari tre giovani indagati per truffa aggravata e indebito utilizzo di strumenti di pagamento nasce da un controllo svolto nei Castelli Romani dopo la segnalazione di un tentativo di raggiro.

Da lì, secondo quanto reso noto sull’operazione, i Carabinieri della Compagnia di Castel Gandolfo, su delega della Procura della Repubblica di Viterbo, hanno ricostruito un episodio avvenuto il 28 agosto 2025 nel capoluogo della Tuscia ai danni di una donna di 91 anni.

Il risultato è l’esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare agli arresti domiciliari con braccialetto elettronico emessa dal Gip del Tribunale di Viterbo nei confronti di tre persone, di 20, 23 e 25 anni, originarie di Sant’Antimo, in provincia di Napoli.

Truffa agli anziani nei Castelli Romani, come è partita l’indagine

L’indagine è stata condotta dai Carabinieri della Stazione di Castel Gandolfo ed è stata coordinata dalla Procura di Viterbo. Gli investigatori sono arrivati a delineare un quadro indiziario definito solido attraverso una serie di riscontri: analisi del traffico telefonico e telematico, acquisizione delle immagini di videosorveglianza, riconoscimenti fotografici e copie forensi dei telefoni cellulari trovati nella disponibilità degli indagati.

È un lavoro tipico delle inchieste più complesse su questo genere di reati, dove la rapidità dell’azione criminale viene contrastata mettendo insieme tracce digitali, movimenti sul territorio e verifiche puntuali sui dispositivi utilizzati.

Quel che emerge è anche un altro aspetto importante: il raggiro agli anziani non si consuma più soltanto nel luogo in cui vivono gli autori, ma segue spesso una logica itinerante. Ci si sposta, si colpisce lontano da casa, si tenta di ridurre i rischi di riconoscimento e si sfrutta l’effetto sorpresa. Per questo l’attività investigativa sviluppata dai militari di Castel Gandolfo assume un peso che va oltre il singolo episodio e richiama l’attenzione su un fenomeno diffuso, mobile e capace di adattarsi con facilità.

L’intervento dell’autorità giudiziaria e dell’Arma, in questo caso, mostra quanto sia importante collegare episodi apparentemente separati per arrivare a individuare i presunti responsabili.

Il raggiro alla 91enne di Viterbo e il bottino sottratto

Secondo la ricostruzione investigativa, i tre avrebbero simulato la consegna di un pacco postale commissionato dal nipote dell’anziana vittima. È uno schema purtroppo noto: si usa un legame familiare per creare allarme, urgenza e fiducia, spingendo la persona contattata a consegnare denaro o oggetti di valore senza il tempo necessario per verificare.

In questo caso, la 91enne avrebbe consegnato circa 80 grammi di gioielli in oro, per un valore stimato intorno ai 10mila euro, oltre a due carte di debito con i relativi codici Pin. Con quelle carte sarebbero poi stati effettuati prelievi indebiti presso sportelli Atm per 3.100 euro.

Il danno, dunque, non è soltanto economico. C’è una ferita più profonda che riguarda la fiducia, la percezione di sicurezza dentro casa e il senso di vulnerabilità che questi episodi lasciano soprattutto nelle persone più avanti con gli anni.

La tecnica del falso pacco, del finto parente in difficoltà o del presunto incaricato da un familiare continua a essere una delle più insidiose proprio perché agisce sulla sfera emotiva.

Chi riceve quella richiesta si sente spesso spinto a decidere in pochi minuti, senza la possibilità di fermarsi e controllare. È su questo meccanismo che fanno leva i truffatori, ed è proprio per questo che la prevenzione deve restare costante, capillare e molto concreta.

Arresti domiciliari e risposta delle istituzioni

L’operazione si inserisce, secondo quanto riferito nelle notizie sull’attività investigativa, in una campagna di controlli intensificati e in una più ampia progettualità investigativa dedicata al fenomeno delle truffe agli anziani. Si tratta di reati che colpiscono persone fragili e che, non di rado, restano sommersi perché le vittime faticano a denunciare per paura, vergogna o senso di colpa.

In questo episodio, invece, la denuncia e la collaborazione della donna hanno avuto un ruolo decisivo nel lavoro degli inquirenti e nell’individuazione dei tre presunti autori.

Il valore pubblico di questa vicenda sta proprio qui. Ogni denuncia presentata in tempo può impedire altri colpi e può offrire agli investigatori elementi utili per ricomporre un mosaico più ampio. Il messaggio che arriva dai Carabinieri è netto: non bisogna sentirsi soli, e soprattutto non bisogna considerare irrilevante un tentativo di truffa andato a vuoto.

Anche un sospetto, una telefonata anomala, la presenza di sconosciuti che chiedono denaro o gioielli a nome di parenti possono diventare il punto di partenza per un’indagine capace di fermare un gruppo che agisce su più territori.

Truffe agli anziani, perché il caso dei Castelli Romani parla a tutto il territorio

L’episodio che coinvolge Castel Gandolfo e Viterbo richiama un tema molto sentito anche nei Castelli Romani e nell’area metropolitana di Roma: la protezione degli anziani da reati subdoli, costruiti su menzogne semplici ma efficaci. Il fatto che l’attività investigativa sia partita da un controllo svolto proprio nel territorio castellano conferma quanto sia necessario mantenere alta l’attenzione, non solo da parte delle forze dell’ordine ma anche dei familiari, dei vicini di casa, dei servizi sociali e delle reti di prossimità.

Parlare con i propri genitori o nonni di questi raggiri, spiegare che nessun corriere o conoscente autorizzato da un parente deve ricevere soldi, gioielli o carte bancarie, oggi non è una raccomandazione generica: è una misura di difesa reale.

Resta infine un punto essenziale sul piano giudiziario. Gli arresti domiciliari con braccialetto elettronico rappresentano una misura cautelare disposta nella fase delle indagini preliminari. Vale quindi il principio di presunzione di innocenza: gli indagati devono considerarsi innocenti fino a un eventuale accertamento definitivo di colpevolezza con sentenza irrevocabile.

È un passaggio dovuto, tanto più in casi che suscitano forte allarme sociale, perché il rigore della repressione deve sempre accompagnarsi al rispetto delle garanzie previste dall’ordinamento.

 
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Cronaca

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