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Castelli Romani: vino, storia e territorio pronti a celebrare il titolo di “Città Italiana del Vino 2025”

Un riconoscimento che premia il lavoro di squadra svolto dai Comuni dei Castelli romani, un’area che è sinonimo di vini bianchi e rossi ricchi di personalità e storia
Di Mariagloria Fontana
Calici di vino

Quando si parla di vini laziali, è impossibile non rivolgere uno sguardo affascinato ai Castelli Romani, con i loro pendii collinari di origine vulcanica, antichi borghi e tradizioni secolari. Questa straordinaria terra è pronta a mettere in scena la propria eccellenza vinicola in occasione della presentazione ufficiale di “Castelli Romani – Città Italiana del Vino 2025”, che si terrà il prossimo 5 marzo 2025, alle ore 11:00, presso la Camera di Commercio di Roma, nella suggestiva Sala del Tempio di Vibia Sabina e Adriano, in Piazza di Pietra.

Un riconoscimento di così alto prestigio, conferito dall’Associazione Città del Vino, premia il grande lavoro di squadra svolto dai Comuni di un’area che, sin dall’epoca degli antichi Romani, è sinonimo di vini bianchi e rossi ricchi di personalità e storia. Sarà un’occasione unica per scoprire in anteprima le iniziative che animeranno il 2025, tra degustazioni di pregiate etichette, convegni sui temi della sostenibilità in viticoltura, mostre fotografiche, itinerari turistici, incontri con produttori e tanto altro.

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I Castelli romani, un territorio di antichissima vocazione vinicola

Nei rilievi dei Colli Albani, i terreni di origine vulcanica hanno sempre rappresentato un elemento cruciale per lo sviluppo della vite: i suoli fertili e il clima mite, mitigato dalla vicinanza del Tirreno, contribuiscono infatti ad arricchire di profumi e sapori i vini dei Castelli Romani. Le denominazioni più celebri, come il Frascati Superiore DOCG o il Marino DOC, trovano qui la propria culla, ereditando una vocazione vitivinicola che risale all’Impero Romano, quando il vino era già bevanda identitaria del territorio.

Al di là della fama del “Frascati” – celebrato perfino nei versi dei grandi poeti italiani e stranieri – i Castelli Romani ospitano anche altre varietà, come la Malvasia puntinata, la Malvasia di Candia e il Trebbiano per i bianchi, ma anche cesanese, sangiovese, montepulciano e merlot per i rossi. Questo caleidoscopio di uve si traduce in vini che sanno essere, a un tempo, freschi e delicati oppure strutturati e corposi, ideali da accompagnare a piatti di carne, formaggi stagionati e, naturalmente, all’immancabile porchetta di Ariccia IGP.

La dimensione conviviale e gastronomica

Alle porte di Roma, i Castelli Romani hanno sempre ricoperto un ruolo speciale nel cuore dei buongustai. Feste patronali, fraschette, osterie tipiche: il territorio si presenta come un vero e proprio salotto della convivialità, dove condividere un calice di vino genuino è un rituale antico, che unisce da generazioni famiglie e visitatori in un tripudio di profumi e sapori. Questo spirito di accoglienza, unitamente all’importanza economica della viticoltura, ha contribuito a far emergere i Castelli Romani come un punto di riferimento imprescindibile nel panorama enoturistico nazionale.

Durante la presentazione ufficiale di “Castelli Romani – Città Italiana del Vino 2025”, gli interventi di importanti esponenti del territorio e delle istituzioni:

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Alberto Bertucci – Sindaco di Nemi e Vicepresidente nazionale dell’Associazione Città del Vino, nonché Coordinatore regionale Lazio.

Stefano Cecchi – Sindaco di Marino, Comune Capofila dell’iniziativa.

Angelo Radica – Presidente nazionale dell’Associazione Città del Vino.

Lorenzo Tagliavanti – Presidente della Camera di Commercio di Roma.

Giancarlo Righini – Assessore della Regione Lazio.

Saranno inoltre presenti i Sindaci degli undici Comuni dei Castelli Romani coinvolti nel progetto:

Marino, Nemi, Ariccia, Colonna, Frascati, Genzano di Roma, Grottaferrata, Monte Porzio Catone, Lanuvio, Lariano, Velletri.

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Ognuno di questi borghi racchiude peculiarità storico-artistiche e preziose tradizioni eno-gastronomiche, che verranno messe a sistema nel corso di tutto il 2025 con un ricco calendario di eventi e attività culturali.

Obiettivi e prospettive

La nomina a Città Italiana del Vino 2025 non è soltanto un riconoscimento, ma un’opportunità di rilancio per tutto il settore vinicolo e turistico. Dal recupero di antichi vitigni autoctoni all’implementazione di pratiche agricole sempre più ecosostenibili, i Comuni dei Castelli Romani si propongono di scrivere un capitolo nuovo e ambizioso della loro storia. Gli enoturisti avranno la possibilità di scoprire un territorio dall’inestimabile patrimonio culturale, dove la bellezza dei panorami, l’ottima cucina locale e la gentilezza degli abitanti si fondono in un’esperienza sensoriale irripetibile.

Per i produttori, invece, questa sarà l’occasione di far conoscere maggiormente le proprie etichette – spesso legate a tradizioni familiari che si tramandano da generazioni – e di instaurare rapporti diretti con visitatori, ristoratori e importatori internazionali.

Curiosità e aneddoti sul vino dei Castelli romani

Il legame con la storia di Roma: molti vigneti dei Castelli Romani sorgono su terre che un tempo costituivano i possedimenti dell’aristocrazia romana: ville patrizie e fertili appezzamenti destinati alla coltivazione della vite e dell’olivo.

Le fraschette: se amate l’autentica atmosfera castellana, non potete perdere l’esperienza di una vera “fraschetta”: luoghi nati per offrire vino semplice ma genuino, dove il cibo spesso è portato dagli avventori stessi o comprato nei forni e nelle norcinerie vicine. Un’usanza popolare che proietta i visitatori in un passato carico di convivialità, tra tavolate affollate e calici che tintinnano.

Il mito di Bacco: secondo alcune leggende, i Colli Albani sarebbero stati benedetti dallo stesso Dio del vino, Bacco, che si innamorò delle dolci colline affacciate sull’antico Lago Albano (oggi visitabile attraverso affascinanti itinerari naturalistici).

Il “vino est est est!”: pur non propriamente dei Castelli Romani, la storia del “vino est est est!” di Montefiascone (nell’alto Lazio) testimonia quanto fosse centrale il tema del vino nella cultura locale. È un aneddoto che spesso viene ricordato in ogni angolo della regione: un prelato in viaggio fece annotare “Est! Est! Est!” (in latino: “C’è! C’è! C’è!”) sui luoghi dove il vino era particolarmente buono. Un esempio di come il Lazio fosse considerato da secoli terra di vigneti floridi e vini eccellenti.

Il percorso verso “Castelli Romani – Città Italiana del Vino 2025” è appena iniziato e promette di essere un anno ricchissimo di eventi, scoperte e, naturalmente, prelibate degustazioni. Gli amanti del buon bere e della buona tavola troveranno una terra generosa, di antiche radici e dall’inesauribile voglia di rinnovarsi.

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Cronaca

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