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15 Gennaio 2021

Pubblicato il

Risorse umane

Ciampino, in Giunta arriva l’architetto Febbraro, parte della Storia di Roma Capitale

di Francesco Vergovich

E’ uno degli uomini che ha contribuito alla Grande Bellezza di Roma. Francesco Febbraro oggi è assessore nel Comune di Ciampino

Ciampino, Francesco Febbraro, Daniela Ballico
Ciampino, Francesco Febbraro, Daniela Ballico

L’architetto Francesco Febbraro è parte della Storia della Città metropolitana di Roma Capitale. E’ uno degli uomini che ha contribuito alla Grande Bellezza di Roma. Un uomo con una visione chiara e snella di quello che significa consegnare ai cittadini una città moderna e funzionale che oggi è stato chiamato a dare il suo contributo dall’amministrazione del Comune di Ciampino, alla porte di Roma.

Può riassumere in estrema sintesi il suo cursus professionale?

R: Dopo le prime esperienze come libero professionista, ho lavorato sempre nella Pubblica Amministrazione, dirigendo l’Ufficio tecnico di Zagarolo e, successivamente, di San Cesareo quando divenne Comune autonomo. Ho poi avuto il privilegio di contribuire, come dirigente capitolino dell’urbanistica romana, alla voglia di cambiamento che si affermò in quegli anni, grazie anche all’impulso del Sindaco Rutelli.

Anni straordinari, nei quali Roma conquistò il diritto di essere chiamata Capitale d’Italia. E divenne esempio di efficienza e buona amministrazione, con risultati dei quali possiamo essere orgogliosi ancora oggi. Purtroppo, in tutti gli anni seguenti e fino ad oggi quell’impulso è venuto meno, con gli effetti negativi che sono sotto gli occhi di tutti. La mia parte, al di là dei meriti forse eccessivi che lei mi attribuisce, è stata soprattutto di servizio alla città. Per raggiungere, in modo rapido e rispettoso delle leggi, gli obiettivi fissati dall’Amministrazione.

Lei è un uomo diretto e concreto e ha detto sì all’incarico di Assessore all’Assetto del Territorio, che l’Amministrazione le ha affidato. Conosce molto bene la città, che progetto ha per Ciampino?

R: Ho accettato questo incarico perché mi offre l’occasione di mettere la mia lunga esperienza di dirigente pubblico e le mie conoscenze al servizio della città nella quale vivo ormai da quasi venti anni. Ma mi ha soprattutto convinto l’entusiasmo con il quale il Sindaco, Daniela Ballico, mi ha parlato del suo programma di rilancio e di rinnovamento della Città. Dopo anni di incuria e scelte urbanistiche quantomeno discutibili. Il progetto dell’Amministrazione Ballico è quello di utilizzare al meglio le opportunità offerte dalle norme sulla rigenerazione urbana. Per puntare alla riqualificazione ed al recupero dell’edilizia esistente in un quadro di riordino e di ricucitura del territorio.

Ciampino ha la possibilità, finalmente, di sfruttare a suo vantaggio quelli che in passato sono stati i limiti ed i condizionamenti che ne hanno impedito uno sviluppo armonico. Mi riferisco alla presenza dell’Aeroporto internazionale e delle linee ferroviarie che la “tagliano” in tanti pezzi. Compressi da un lato e separati dall’altro. Abbiamo il privilegio, abbastanza eccezionale per un territorio così piccolo, di ospitare ben quattro fermate del treno regionale. Tra cui il terzo nodo ferroviario del Lazio. E, al tempo stesso, di ospitare uno dei più grandi scali aerei delle Compagnie “low cost”.

Questi due elementi, che in passato hanno rappresentato un limite, opportunamente raccordati tra loro, possono diventare una grande risorsa.
Ma la partita decisiva si gioca sulla mobilità urbana, perché l’urbanistica esiste solo in funzione delle infrastrutture che ne sorreggono lo sviluppo. Chi ha amministrato Ciampino in passato ha lasciato crescere in modo esponenziale e disordinato la città, senza supportarla con alcuna nuova infrastruttura viaria, consegnandoci una città costantemente paralizzata dal traffico automobilistico.

Il nostro obiettivo è quello di ribaltare questa situazione, con la realizzazione di due grandi arterie tangenziali, una esterna che dreni il traffico di attraversamento che proviene dai Castelli, by-passando il passaggio al livello ferroviario di Casabianca, che oggi costringe a insopportabili code nelle ore di punta e l’altra che distribuisca il traffico interno, raccordando le storiche radiali urbane che terminano a “cul de sac” sulla cinta muraria dell’Aeroporto.

L’altra sfida, per la parte del centro urbano, è quella della pluri-modalità, che punta a una mobilità alternativa ed ecocompatibile – elettrica e ciclopedonale – con piste “smart” in sede propria, come, ad esempio, il grande progetto di “Ciclopoli”, una pista ciclabile attrezzata che va da Santa Maria delle Mole fino a Cinecittà sviluppandosi su circa 13 km di percorso dei quali oltre la metà sul territorio di Ciampino.

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Insomma: riordino del territorio, recupero edilizio e rigenerazione urbana, mobilità snella e sostenibile e qualche progetto puntuale, ma molto ambizioso, del quale per ora non parlo per ragioni scaramantiche, che rilanci anche l’immagine di Ciampino come “Città del volo”. Queste sono i pilastri del nostro programma urbanistico.

La sua battaglia contro la burocrazia (ricordiamo a proposito il suo libro “La macchina inceppata”- Aracne editore) da dirigente apicale all’interno della pubblica amministrazione che resistenze ha trovato?

R: Non bisogna demonizzare la burocrazia. Il termine ha assunto un’accezione negativa, ma la burocrazia è l’indispensabile strumento organizzativo attraverso il quale la Pubblica Amministrazione attua le sue decisioni, attraverso una “catena di comando” che se funziona è uno strumento eccezionale. Il vero problema è la capacità dei dirigenti di assumere le decisioni giuste in tempo rapido. La burocrazia esiste in tutti i Paesi, ma mentre in alcuni è un vanto, in altri è una vergogna. La nostra burocrazia è una via di mezzo, con diversi dirigenti di assoluta capacità ed altri dei quali faremmo volentieri a meno.

Nel libro che lei cita, pubblicato alcuni anni fa, ho cercato di dimostrare come si possa passare da un sistema all’altro. Assumendo le necessarie correzioni organizzative e procedurali. Ma non si deve dimenticare che in questo processo gioca un ruolo determinante la politica. I nostri politici spesso creano, attraverso le leggi che promulgano, le condizioni per una burocrazia ottusa e parassitaria. Salvo poi lamentarsene continuamente. Purtroppo una certa politica preferisce dirigenti incapaci ed inefficienti, perché sono facilmente manovrabili e condizionabili.

In questo la politica, che spesso preferisce gli “Yes man” ha una grande responsabilità. La mia battaglia contro le inefficienze non avrebbe avuto nessuna possibilità di successo se non avessi incontrato amministratori, sindaci e politici che mi affiancavano con decisione e convinzione. Mettendomi in condizione di attuare, proteggendomi dagli attacchi che provenivano da più fronti, le trasformazioni che erano necessarie per rendere efficienti ed efficaci le procedure della macchina amministrativa capitolina.

Una domanda su Roma Capitale per la quale lei ha lavorato per lunghi anni. Modernizzare la Capitale è possibile? Nei trasporti, nei servizi, nella sostenibilità ambientale…

R: Sembrerò presuntuoso, ma nel mio vocabolario, per questa materia, la parola “impossibile” non esiste. Quindi la mia risposta è decisamente affermativa. Ma servono alcuni ingredienti che, al momento, appaiono irreperibili. Una compagine amministrativa di altissimo livello, seria e determinata; una struttura dirigenziale di elevato profilo professionale, dotata di competenza e capacità manageriale. E infine adeguati finanziamenti governativi, quelli che la Raggi, giustamente, chiede da tempo e che vengono messi a disposizione di tutte le grandi capitali europee.

Certo, i finanziamenti bisogna meritarseli e per questo servono i primi due ingredienti. Al momento i nomi che circolano per la futura campagna elettorale romana, non sembrano i più adatti, ma la partita deve ancora iniziare. Purtroppo, la debolezza della macchina amministrativa, determinata dal mancato ricambio di funzionari e dirigenti di lunga esperienza, andati in pensione senza essere stati sostituiti o affiancati da personale da istruire per tempo, rende tutto molto più complicato.

Non sarà facile fare risorgere Roma dalle ceneri del pressappochismo e del torpore amministrativo, ma non sono pessimista. Molto dipenderà dalla squadra che verrà messa in campo da chi vincerà le elezioni. Capacità, rigore morale e visione di prospettiva potranno fare la differenza.

La crisi economica prima e il Covid, hanno reso sempre più contrapposti i fronti di chi è libero professionista e di chi lavora nella pubblica amministrazione. Che futuro ha il dipendente pubblico?

R: I dipendenti pubblici sono una categoria privilegiata, perché possono contare, anche in un periodo difficile e incerto come questo, su un lavoro sicuro e, tutto sommato, poco stressante dal punto di vista dei risultati attesi e delle prestazioni richieste. Per questo chi amministra ha il dovere di pretendere che i dipendenti abbiano una visione etica del proprio ruolo. E i sindacati, che in passato hanno condotto battaglie di retroguardia, dovrebbero mettersi alla testa di un movimento che pretenda un sistema premiale basato sul raggiungimento di risultati concreti e non sul soddisfacimento di meri adempimenti formali.

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Privilegiando il senso del dovere e lo spirito di servizio. Ma occorre una visione di ampio respiro e non di difesa del fortino dei privilegi. Nella P.A. ci sono molti funzionari che lavorano con l’orgoglio di essere al servizio alla collettività. Ma non si sentono valorizzati. In quest’ottica non può esserci contrapposizione tra pubblico e privato, perché l’uno, il pubblico, è indispensabile e funzionale al raggiungimento dei risultati dell’altro. Da qualche parte ho letto che: “un servizio è tale solo se chi lo riceve lo riconosce come tale”.

Questa è la sfida che attende la Pubblica Amministrazione e i nostri dipendenti pubblici: riuscire a farsi riconoscere dalla collettività come erogatori di un servizio. Un obiettivo che in altri Paesi del mondo è stato raggiunto senza sforzo, grazie a quella visione etica del proprio ruolo. Siamo capaci di fare altrettanto? Mi permetta la battuta, parafrasando Shakespeare: “Essere o non essere servizio, questo è il problema!”.

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